Green pass, il bilancio del primo giorno

È quasi finita anche la seconda giornata di Green Pass obbligatorio. Disagi per i ristoratori, meno problemi nei musei e in Arena, dove quasi tutti gli spettatori di ieri sera erano muniti di certificazione verde.

green pass

A quasi 48 ore dall’entrata in vigore dell’obbligo del Green Pass, gli italiani possono tirare un primo bilancio di come se la sono cavata. La certificazione verde, infatti, dal 6 agosto, è necessaria per poter accedere a determinate attività, tra le quali: accedere ai ristoranti al chiuso e consumare al tavolo nei bar o, ancora, accedere agli eventi e agli spettacoli. Ricordiamo che il Green Pass si può ottenere con: una dose di vaccino anti covid-19; il ciclo vaccinale anti covid-19 completato; certificato di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus Sars-Cov-2, effettuato al massimo nelle 48 ore precedenti; certificato che attesti di essere guariti dal covid-19 negli ultimi 6 mesi.

Il caso Arena di Verona

Nonostante una iniziale preoccupazione, espressa anche dal sindaco Sboarina, riguardo l’esibizione del Green Pass per accedere all’Arena di Verona, ieri sera quasi tutti gli spettatori erano muniti di certificazione: solo qualche decina ne era sprovvisto e ha ripiegato sul tampone antigenico che era possibile effettuare direttamente in piazza Bra. Nessun grande problema, sembra, per i tanti turisti stranieri che potevano non essere a conoscenza della nuova norma.

Nel pomeriggio, invece, complici i controlli più serrati e l’ingente quantità di visitatori, si sono create code per l’ingresso nell’anfiteatro, così come all’ingresso del Cortile di Giulietta.

I ristoratori veneti

Decisamente meno soddisfatti sono i ristoratori. L’associazione dei Ristoratori Veneto e Ho.re.ca, ha lamentato non pochi disagi sul fronte del Green Pass e sulla sua pagina Facebook ne ha citati alcuni: avventori che non vogliono mostrare i documenti di identità, il malfunzionamento frequente dell’App per scansionare il certificato e, di conseguenza, sale dei ristoranti vuote. «NOI non ci fermeremo…Continueremo nel dire #iononcisto al #greenpassobblogatorio» hanno scritto sui social.

«Come temevamo, l’introduzione dell’obbligo ha creato incertezza sugli avventori, che preferiscono evitare complicazioni e scelgono di consumare solo all’aperto, ignorando le sale interne. spiega Giancarlo Banchieri, Presidente di Fiepet, l’associazione che riunisce ristoranti, bar e le altre imprese della somministrazione aderenti a Confesercenti – Ci sono state anche reazioni scomposte, che hanno messo in difficoltà i gestori, cui è stato affibbiato contro ogni logica il ruolo di agente di pubblica sicurezza. Un ruolo su cui, oltretutto, non abbiamo avuto i necessari chiarimenti. A partire dalla questione del controllo del documento per verificare che l’identità di chi presenta il green pass: a chi tocca, e con quale autorità? Al danno si aggiunge poi la beffa delle difficoltà tecniche riscontrate nell’utilizzo della App dedicata alla scansione elettronica del certificato, per la quale è necessario avere uno o più smartphone dedicati di ultima generazione o quasi».

Il Green Pass in università

È di ieri la decisione del Consiglio degli Ministri di rendere obbligatorio il Green Pass, a partire dal 1° settembre, per l’accesso a tutte le strutture universitarie. A parlarne, a nome degli studenti veronesi, è stata UDU Verona – Unione degli Universitari che chiede «che il diritto allo studio sia garantito a chiunque. Proprio per questo motivo ci auguriamo che sia sempre più facile e accessibile la vaccinazione per tutti e tutte e che si prosegua con la possibilità di offrire tamponi gratuiti, battaglia per cui ci eravamo già mossi attivando una convenzione per ottenere tamponi a prezzi calmierati. Vaccinarsi è un dovere verso di noi e anche nei confronti di chi, a causa di situazioni cliniche complicate, non può schermarsi dal virus con il vaccino» dichiara Deborah Fruner, coordinatrice di Udu Verona.

«A queste persone va il mio pensiero e l’appello affinché anche il loro diritto allo studio venga tutelato. Arrivare all’immunità di gruppo è un gioco di squadra che non giova solo a chi si vaccina, ma a tutto il paese, e noi giovani abbiamo dimostrato una maturità esemplare, tant’è che in ateneo non si sono registrati focolai nelle aule durante le lezioni del secondo semestre. In Veneto la fascia dei miei coetanei, tra i 20 e i 29 anni, ad oggi è vaccinata con una dose al 60%. È un grande segnale di responsabilità, che dimostra che non appena è stato possibile prenotare il vaccino siamo corsi a farlo» afferma Stefano Ambrosini, presidente del Consiglio degli Studenti dell’Università di Verona, che continua: «Mi auguro che chi manca ancora all’appello capisca il valore di questo gesto d’amore per sé e per tutta la società. Sono sicuro che all’interno delle mura dell’università, casa della scienza e quindi in prima linea nella risposta alla pandemia che ci ha colpito, la comunità studentesca non avrà dubbi e arriverà prontamente vaccinata per rientrare nelle aule in sicurezza a ottobre».

Il nodo scuola

Anche la Federazione Lavoratori della Conoscenza di CGIL Verona è intervenuta sul mondo scolastico, chiarendo che «per  avere davvero tutti in presenza a settembre servono risorse, spazi, interventi sul trasporto pubblico  e misure straordinarie. Siamo oltre l’85% di personale vaccinato, una stima che potrebbe essere al ribasso e siamo in attesa  delle determinazioni del governo sulle condizioni di sicurezza nelle scuole».  

«Il decreto non è ancora reso pubblico, ma indiscrezioni di stampa danno per acquisita l’introduzione del Green Pass che certamente darà un impulso ulteriore alla già altissima copertura vaccinale per il personale, ma che allo stesso tempo produrrà dei problemi di gestione che ricadranno sulle istituzioni scolastiche: penso ad esempio alla nomina dei supplenti temporanei. Attendiamo la pubblicazione del decreto perché sembra che sia possibile esibire un tampone negativo, che però ha una durata di 48 ore, lungo nei tempi di esecuzione e un costo abbastanza sostenuto. Ci pare veramente dura la previsione della sospensione dalla retribuzione dopo 5 giorni, non so se è  stato previsto lo stesso trattamento per i sanitari».

«Tuttavia come già abbiamo ripetuto in queste settimane temiamo che si scambi la copertura vaccinale con la soluzione di tutti i problemi. Purtroppo non è così. Ci sono 8 milioni di studenti, di cui 4 milioni che resterebbero comunque esclusi dalle vaccinazioni,  un virus in continuo mutamento e il nodo dei trasporti completamente trascurato, servono serietà  e prontezza nell’affrontare tutti gli scenari possibili. Ci aspettiamo indicazioni chiare da parte del CTS sul distanziamento indispensabile per contenere comunque la circolazione del virus quindi contagi e quarantene per non ritrovarci a settembre a fare i conti di nuovo con la didattica a distanza. Al momento il CTS parla di raccomandazioni e non obbligo a tenere la mascherina, qualora non si riesca a mantenere la distanza di sicurezza. È aggirare l’ostacolo determinato da classi molto affollate “pollaio e di dimensioni non a  norma?

I musei italiani

Sembrano aver resistito alla prova, invece, i tanti musei italiani: da Venezia a Pompei, da Torino a Firenze. Poche le criticità che sono state riscontrate grazie anche all’organizzazione e alla collaborazione dei turisti, che in alcuni casi si sono presentati anche con il Green Pass stampato in una cartellina per paura di rovinare il foglio con il codice. Tanti, invece, quelli che lo mostrano direttamente dal cellulare nella sua versione virtuale.

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