Filobus, nuova replica dell’Ati a Barini: «Lavori pagati in ritardo»

Quarto capitolo di un botta e risposta fra Amt e Ati, che rende sempre più aspro il dibattito sulla risoluzione del contratto per la filovia di Verona.

Filobus - Ati - Mezzi realizzati

Quarto capitolo di un botta e risposta fra Amt e Ati, che rende sempre più aspro il dibattito sulla risoluzione del contratto per la filovia di Verona. Amt, stazione appaltante per il Comune scaligero, il 5 ottobre scorso ha scaricato Ati, il consorzio di aziende che hanno vinto l’appalto per il filobus, accusandola di inadempienze.

L’Ati ha replicato pochi giorni dopo, affermando di aver «sempre dimostrato con ogni sforzo la volontà di garantire il completamento dei lavori e delle forniture previste, sostenendo oneri finanziari e investimenti economici non indifferenti».

Accuse rimandate nuovamente al mittente dal presidente di Amt Francesco Barini.

Ieri l’Ati ha diffuso un nuovo comunicato, affermando di aver ricevuto i pagamenti in ritardo. Di seguito la nota completa.

Il comunicato dell’Ati

«L’Ati tiene a precisare che le dichiarazioni rilasciate alla stampa da Amt non trovano corrispondenza negli atti dell’appalto».

«Gli stati di avanzamento lavori sono sempre stati pagati con pesante ritardo, determinando ingenti oneri e forti tensioni finanziarie a carico delle imprese. Ad inizio anno, poi, la stessa Amt ha sottolineato di non essere in grado di pagare gli stati di avanzamento lavori a causa della “mancanza di soldi da Roma” (articolo pubblicato da L’Arena di Verona l’11/01/2020)».

«L’Ati a fronte dei Sal prodotti è stata pagata solo in parte e con ritardi significativi».


4° SAL lavori

31/03/2019
Pagato il
12/03/2020
Invece del
14/06/2019

con 272 gg di rit.
5° SAL lavori30/06/201902/04/202013/09/2019con 202 gg di rit.
6° SAL lavori30/09/201902/04/202014/12/2019con 110 gg di rit.
7° SAL lavori31/12/201902/04/202015/03/2020con 18 gg di rit.

«I Sal successivi al 7° (per oltre 3 milioni di euro) non sono mai stati pagati ed inoltre è stata illegittimamente sospesa la contabilizzazione e la certificazione dei lavori eseguiti successivamente al 30 aprile 2020 (più di cinque mesi fa). Tali circostanze non hanno certamente agevolato le aziende esecutrici ed è in particolare la Clea che in questo scenario si è trovata ad affrontare una grave crisi di liquidità».

«L’Ati si è vista costretta a chiedere evidenza ad Amt della effettiva disponibilità dei “soldi” per pagare gli stati di avanzamento lavori. Per attestare tale circostanza sarebbe stata sufficiente una dichiarazione dei vertici di Amt, attestante, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 47, 75 e 76 del DPR 445/00 l’effettiva disponibilità dei finanziamenti che però non è mai arrivata».

«Il 24 aprile 2020, in pieno lock-down, il Consorzio capogruppo dell’Ati in considerazione delle difficoltà finanziarie di Clea comunicava ad Amt di aver deliberato la sostituzione di Clea con la propria consorziata Sinergo al fine di garantire la ripresa dei lavori post Covid-19 e il loro regolare proseguimento. Amt ha impiegato oltre un mese per una semplice presa d’atto che era però indispensabile affinché la nuova assegnataria potesse avere titolo ad operare direttamente e stipulare contratti di fornitura e/o di subappalto».

«Come se non bastasse alle difficoltà derivanti dall’emergenza pandemia da Covid 19 e ai problemi finanziari di Amt, a giugno, si aggiungevano le notizie apparse sulla stampa locale (16 e 17 giugno 2020) in cui veniva sottolineata la volontà di modificare il progetto e che trovavano conferma in una riunione in cui i rappresentati dell’Ati esecutrice venivano messi a conoscenza di questa intenzione direttamente dai vertici di AMT e dal Sindaco di Verona presente alla riunione».

«Quest’ultima iniziativa, aggiungendosi alle note difficoltà finanziarie di Amt e a quelle derivanti dall’emergenza Covid, generava grande diffidenza in tutti gli operatori appartenenti alla filiera di realizzazione dei lavori (fornitori e subappaltatori), già colpiti dalla crisi della Clea, i quali si mostravano restii ad assumere nuovi impegni finalizzati a proseguire lavori che da lì a breve sarebbero stati verosimilmente interrotti».

«L’intenzione di stravolgere il progetto nonostante fosse già in avanzato stato di esecuzione prendeva concretamente forma il 21 luglio quando Amt disponeva illegittimamente “la sospensione dei lavori e delle forniture di tutte le opere civili ed impiantistiche legate alla realizzazione della linea di trazione elettrica, nonché della fornitura dei mezzi filoviari motivandola con l’opportunità da parte della stazione Appaltante di valutare la variante progettuale richiesta dall’Amministrazione (n.d.r. Comunale), ipotizzando altresì la realizzazione di un sistema innovativo a ricarica flash, in luogo della linea di trazione bifilare”».

«È agevole comprendere che la decisione di modificare i veicoli avrebbe avuto un impatto significativo anche nella rimodulazione del sistema di alimentazione e conseguentemente anche sulle opere civili. La decisione arrivata con i lavori in stato avanzato ha avuto un impatto devastante per le aziende esecutrici che avevano già provveduto e ordinato buona parte dei componenti ed avevano organizzato i siti produttivi per la realizzazione del progetto di contratto».

«Ad oggi si stima che i materiali già ordinati e disponibili per la realizzazione dei veicoli e della linea di contatto ammontino a circa 60 milioni di euro».

«Amt, inoltre, dopo aver doverosamente disposto la sospensione dei lavori il 4 marzo 2020 per l’emergenza Covid, ha fatto disporre la ripresa in data 20 aprile 2020 trascurando che l’intera filiera produttiva era ancora ferma per il lock-down, salvo poi decidere di sospendere di nuovo il 21 luglio 2020 le lavorazioni. In aggiunta, come formalmente contestato dall’Ati negli atti dell’appalto, buona parte dei lavori non sospesi il 21 luglio non erano eseguibili per cause riconducibili ad esclusiva responsabilità di Amt e consistenti nella mancata consegna delle aree su cui insistono le opere, nel mancato ottenimento di concessioni e/o di autorizzazioni di enti terzi indispensabili per realizzare le opere. In conseguenza di quanto sopra l’Ati esecutrice si trovava ancora una volta a dover riorganizzare il proprio apparato produttivo senza poter garantire agli operatori della filiera produttiva un minimo di continuità lavorativa ma esclusivamente lavorazioni residuali dell’appalto aggiudicato consistenti in limitati interventi di sistemazione stradale per le quali tra l’altro il committente continuava a frapporre ostacoli».

«In sintesi il 21 luglio l’Ati si è vista costretta a ripiegare una complessa organizzazione messa su con notevoli investimenti per realizzare un’opera da 130 milioni di euro dall’elevatissimo contenuto tecnologico e che avrebbe consentito alla citta di Verona di avere un sistema di trasporto pubblico moderno ed ecologico, per dedicarsi unicamente a piccoli lavori di manutenzione stradale, spostamento di sottoservizi e sporadici interventi di edilizia civile per un valore complessivo prossimo al 10% dei lavori appaltati. È di tutta evidenza che, come risulta dalle contestazioni dell’ATI agli atti dell’appalto, i ritardi accumulati sono stati determinati da esclusiva responsabilità di AMT e facilmente dimostrabile che, in assenza dei suddetti impedimenti, l’apparato produttivo dell’ATI avrebbe consentito di essere perfettamente in linea con il cronoprogramma contrattuale».

«L’ATI ha prodotto il massimo sforzo per adeguare di volta in volta la propria organizzazione all’andamento incerto con cui AMT disponeva sospensioni e riprese dei lavori e, nonostante le congiunturali difficoltà derivanti dall’emergenza Covid19 e dall’insorgenza dello stato di insolvenza di CLEA, è riuscita a garantire il proseguimento dei lavori, consentendo il 7 agosto ed il 17 settembre l’apertura al traffico di importanti “pezzi” di cantiere come via G. D’Arezzo e v.le Palladio nonché una tratta di via Comacchio l’11 settembre».

«Nonostante l’incertezza sull’effettiva diponibilità dei finanziamenti, gli innumerevoli impedimenti non ancora rimossi da AMT e l’illegittima sospensione dei lavori disposta il 21 luglio 2020, l’ATI, in considerazione del preminente interesse pubblico, ha invitato AMT a riformare la propria decisione annullando il provvedimento di risoluzione e gli ha assegnato 5 giorni trascorsi i quali si vedrà costretta a tutelare i propri interessi in qualsiasi sede anche in funzione dei profili di responsabilità che dovessero man mano emergere demandando alle autorità competenti l’accertamento dei fatti».