El Pima: «Sento mia questa maschera»
Un sogno interrotto a metà, anzi, quasi sul nascere. Per Michele Pimazzoni, in arte “El Pima”, 490° Papà del Gnoco, l’esperienza da Sire di Verona è stata pesantemente condizionata dall’emergenza Covid-19. Dopo il Venerdì gnocolar di un anno fa, e gli appuntamenti carnevaleschi di quel weekend dello scorso febbraio, via via furono annullati tutti gli eventi a causa dell’incedere della pandemia da Coronavirus.
Pimazzoni, Papà de Gnoco sostituito oggi dall’elezione di Andrea Bastianelli, detto Bisteca, è sicuramente dispiaciuto per non aver portato avanti il mandato come avrebbe e avremmo voluto, tuttavia non si lascia andare allo sconforto.

«E’ stato brutto perché è stato troncato tutto troppo presto, sul nascere, sui momenti più belli. – racconta ai nostri microfoni – Mi sono mancate le uscite più belle, le principali come la Festa della Renga, il Luni Pignatar, il Martedì Grasso, però per il resto ho cercato di interpretare a pieno il mio ruolo e ho preso a cuore la maschera che sento davvero mia».
Michele Pimazzoni nella vita di tutti i giorni fa il carrozziere e ha la sua attività nel quartiere dove è vissuto, proprio a San Zeno.
«Mi piace stare vicino alle persone, penso di essere altruista e di aiutare il più possibile, e quando si può, chi ha bisogno. Durante questo periodaccio segnato dal Covid, ho visto che anche con le idee che mi sono venute in mente per stare vicino alla mia Verona, la gente era contenta ed ha apprezzato».
Il 490° Papà del Gnoco, infatti, si è cimentato nella lettura a distanza di poesie per i bambini e quel 18 maggio dello scorso anno quando riaprì la gran parte delle attività commerciali dopo il lockdown, è stato tra i primi a incontrare i titolari per un saluto, un sorriso e un po’ di allegria.
El Pima, come il suo predecessore Franz, ha la barba vera, di cui va molto orgoglioso. «La porto molto volentieri. Mi sono accorto che ti rende riconoscibile anche in un contesto quotidiano, anche con la mascherina. – conclude Michele Pimazzoni – Molti bimbi nel quartiere, ancora oggi, mi vedono e, rivolgendosi ai genitori, esclamano: “A che ghé el papà del gnoco”. Ne sono felicissimo».

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