Don Carlo Signorato, un libro per raccontarne la storia

In occasione delle celebrazioni del 25 aprile, Verona Network Group intervista il professore Salvatore Emanuele Passaro sul suo libro che racconta una storia di Resistenza veronese.

Salvatore Emanuele Passaro Scrittore
Salvatore Emanuele Passaro presenta il suo libro su Don Carlo Signorato.

In occasione del 77esimo anniversario di celebrazione della Festa della Liberazione, è stato intervistato da Verona Network il professore Salvatore Emanuele Passaro, autore di Don Carlo Signorato. Il cappellano dei forti veronesi: 1943-1945. Un lungo lavoro di ricerca condotto attraverso la consultazione di fascicoli, lettere e bigliettini che hanno messo in luce come Don Carlo Signorato sia stato una figura chiave della Resistenza a Verona. L’uomo ha infatti saputo sfruttare la sua posizione di prestigio per aiutare i veronesi catturati e le sue famiglie.

Perché ha voluto scrivere questa storia? Come mai ha voluto portare alla luce questo libro che, tra l’altro, ha avuto una gestazione piuttosto lunga?

Il libro è nato involontariamente. Io sono un insegnante e fino a pochi anni fa insegnavo nelle scuole medie e superiori della provincia di Treviso. Ho avuto la fortuna di avere tra i miei alunni un ragazzo che, in occasione della Giornata della Memoria, mi aveva portato un po’ di materiale riguardante un partigiano veronese che è stato rinchiuso nelle carceri veronesi, successivamente nel lager di Bolzano e infine è sopravvissuto anche a Mauthausen.

LEGGI ANCHE: Sicurezza a Verona, Valdonega nella bufera

Abbiamo fatto poi un laboratorio lavorando sulle 13 lettere che il partigiano inviava da Bolzano alla famiglia. In queste lettere emergeva il nome di Don Carlo Signorato che era stato anche suo insegnante. Svolgendo delle ricerche personali, ho visto che tanti altri suoi compagni del battaglione Carlo Montanari, di cui si sa ancora poco a Verona, conducevano a questa figura. Ho consultato poi anche un fascicolo all’archivio della diocesi di Verona.

Da qui è quindi partito tutto. Ho messo da parte il lavoro sul partigiano e ho deciso di approfondire la storia di questo sacerdote che mi sembrava molto interessante, perché era il braccio destro del vescovo e faceva da raccordo alla Resistenza a Verona. Ho dedicato quattro anni del mio tempo libero, mettendoci anima e corpo.

Guarda l’intervista completa su Radio Adige Tv:


Chi era dunque Don Carlo Signorato? Perché è una figura particolarmente importante, come ha sottolineato lei giustamente?

Ci tengo a dire che il mio saggio non è una biografia. Io ho studiato la figura di questo sacerdote dal 1943 al 1946, anno in cui ha gestito, per conto della Curia, la mensa del Papa in soccorso ai veronesi che morivano di fame e ai deportati che giungevano in massa a piedi dai lager tedeschi.

Salvatore Emanuele Passero professore e scrittore
Salvatore Emanuele Passero, autore di Don Carlo Signorato.

È difficile dire con precisione chi era Don Carlo Signorato. Era stato incaricato di seguire tutte le faccende riguardanti le istituzioni ufficiali dell’epoca: sia quelle tedesche che quelle dei partigiani. Lo potremo definire una sorta di Oskar Schindler, perché ha saputo sfruttare la sua posizione prestigiosa per salvare il salvabile in silenzio. Con la sua empatia è stato infatti in grado di aiutare tantissimi veronesi e italiani che sono finiti purtroppo a Verona, che era la capitale della deportazione italiana.

La città scaligera era infatti la topografia del terrore. Un registro tedesco raccoglieva i nomi dei 1840 prigionieri, di cui 566 erano italiani, che transitavano a Verona e che le truppe tedesche hanno rastrellato, arrestato e torturato nei forti veronesi dal 1° gennaio al 24 aprile del 1945. Si pensava che questo registro fosse andato perduto ma Don Carlo Signorato è riuscito a salvarlo e questo insieme a tanti altri documenti legati alla sua figura ci aiutano a raccogliere la storia dei tanti veronesi che si sono salvati e di quelli invece morti nei campi di concentramento. Ci sono poi tra i documenti le lettere dei condannati a morte e i biglietti dei sacerdoti arrestati e mandati anche loro nei campi di concentramento.

C’è anche una storia su Don Carlo Signorato che ci porta fino a Bolzano. Lui, insieme all’industriale Attilio Rossi, titolare di un calzaturificio di Verona che aveva sede a Bolzano, ha organizzato una resistenza umanitaria a partire dall’ottobre del 1944. Alle famiglie venivano inviati attraverso i mezzi della ditta Rossi pacchi e scatole con vestiario, danari e beni di prima necessità.

Don Carlo Signorato era dunque l’unico anello di congiunzione tra gli arrestati e gli internati a Verona e in molti si rivolgevano a lui per cercare di aiutare le persone che erano state prese dai nazifascisti.

LEGGI LE ULTIME NEWS

Ricevi il Daily! È gratis

👉 VUOI RICEVERE OGNI SERA IL QUOTIDIANO MULTIMEDIALE VERONA DAILY?
👉 È GRATUITO!
👉 CLICCA QUI E SEGUI LE ISTRUZIONI
PER RICEVERLO VIA EMAIL O WHATSAPP
(se scegli WhatsApp ricorda di salvare il numero in rubrica)

OPPURE
👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI AL CANALE TELEGRAM