Chievo: la diga, la villa e il Forte

Il fondatore di APS Quartiere Attivo, Davide Peccantini, è intervenuto stamattina su Radio Adige Tv per parlare della frazione del Chievo e delle sue particolarità storiche.

Fino al 1923 fu un comune staccato da Verona e ora fa parte della 3^ Circoscrizione. La frazione del Chievo ha una storia incredibile, a partire dal suo nome particolare. A parlarcene è stato il fondatore di APS Quartiere Attivo, Davide Peccantini.

La mappa del Chievo

«Il suo nome deriva da “Clivius mantici“, che deriva da un pendio dove sorgeva un bosco, la zona del mantico. Negli anni la frazione è cambiata. Nel 1897 la piazza del Chievo fu denominata piazza Umberto, in onore del re Umberto di Savoia, e poi nel 1943 fu cambiata in piazza Chievo».

«Al Chievo c’era anche una segheria, per il trasporto del legno sul fiume. Alla fine degli anni ’80 del 1800 fu poi costruito il canale Camuzzoni che serve per immettere l’acqua dell’Adige per l’avvio di un’industrializzazione della città. Negli anni ’20 del 1900 venne costruita la Diga del Chievo, che venne finita alla fine degli anni ’20 e fu una costruzione epocale, perchè permise di avere energia elettrica grazie all’acqua del fiume. C’era anche un’attività dei barcaioli che permetteva il passaggio da una parte all’altra con le zattere, ma con la costruzione della diga questo lavoro scomparve».

L’arrivo del Re Umberto a Villa Pullè

Tra i gioielli della zona, la villa Pullè: «Il conte Pullè che acquistò la visita negli anni ’70 del 1800 ebbe due volte la visita del re Umberto di Savoia: nel 1887 e nel 1897. Furono giorni epocali, perchè avere il re in visita a Verona che dormiva nella villa era qualcosa di eccezionale. Per far arrivare il re, che arrivava alla stazione di Porta Nuova, fu costruita una stazione provvisoria alle spalle della villa, dove passano i binari. Fu posta addirittura una targa sulla villa per ricordare queste due visite».

Degno di nota anche il forte costruito dagli austriaci nel 1800: «Al Forte Chievo, durante la prima Guerra Mondiale, l’aeroporto di Boscomantico era vicino ed era usato per la partenza dei dirigibili e quindi venivano parcheggiati negli hangar del Forte Chievo. Il Forte, fa parte del campo trincerato di Verona, aveva la funzione di difendere la ferrovia, il suo lato sinistro difendeva la zona fino al Forte Croce Bianca e il lato destro fino al Forte Parona. Poteva contenere 310 soldati e 50 artiglieri per gestire 21 cannoni. C’era una riserva di munizioni di 56mila chili di polvere da sparo».

Il Forte Chievo

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