«La Lessinia mormora aiuto», compaiono cartelli sulle strade della montagna

Daniele Marconi di Sant’Anna d’Alfaedo ha scritto un cartello che riassume in questo mormorare la fragilità della montagna veronese. L’ha fatto perché «quando mi alzo alle 5 e vedo la bellezza della Lessinia mi viene da pregare. Noi allevatori siamo i custodi di questo territorio». Ieri Abramo Gardoni ha preso ispirazione e, sulla strada che da Roverè va a San Francesco, ha messo anche la sua richiesta, senza rabbia, con una rassegnazione che chiarisce il peso della situazione. Il capitolo delle predazioni del lupo, la questione dei cinghiali sono solo la punta dell’iceberg: «l’isolamento, le istituzioni lontane» completano e ampliano il quadro. L’indirizzo è generico: «Ci aiuterà chiunque ci saprà ascoltare».

La Lessinia non parla, mormora. Dimenticata, fraintesa e, a volte, usata solo come terra di sollievo immediato per calure estive e poi addio, ha ormai perso la voce. C’è il lupo, tema affrontato con parzialità, non sempre ascoltando tutte intere le ragioni di chi «se lo trova sulla porta di casa». L’escalation di maggio con predazioni che hanno superato i 30 capi attaccati in un mese, ha lasciato gli allevatori stanchi e arresi. «Non ci piacciono le urla. Non ci sono orecchie pronte per ascoltare le urla. Sussuriamo, educatamente. Continuamente. Fino a che avremo respiro» scrive Giuliano Menegazzi nel gruppo Facebook dove ha trovato il modo di diffondersi questa protesta silenziosa. A dare il là è stato Daniele Marconi, presidente dei Coltivatori Diretti di Sant’Anna d’Alfaedo. Domenica mattina si è svegliato all’alba e ha appeso la sua richiesta d’aiuto dalla statura collettiva:«La Lessinia mormora aiuto». Il cartello l’ha messo sulla strada perché chi viene a trovare la montagna la domenica veda il sottotesto di fatica che c’è in ogni prato, in ogni pascolo.

Il primo cartello apparso domenica su iniziativa di Daniele Marconi (Foto Facebook Giuliano Menegazzi)

Abramo Gardoni, che lavora in fabbrica ma che proviene da una famiglia di allevatori, ha deciso di unirsi all’idea di Sant’Anna e ha replicato il cartello a Roverè Veronese. «Non disturba, se a qualcuno dà fastidio, non lo guardi. Anche nelle parole mi è sembrata un’iniziativa giusta perché quando ci lamentiamo dei lupi e di tutto il resto, la risposta sono sempre insulti». L’appello è diretto in primis agli amministratori locali e poi anche alle istituzioni e a quanti minimizzano il problema «Vivere in Lessinia 365 giorni all’anno è un’altra cosa, rispetto a venirci a fare un salto la domenica» spiega ancora Daniele che ha la voce rotta, mentre racconta dei cinghiali che distruggono i terreni, dei lupi, delle stalle che falliscono. A ferirlo è soprattutto l’atteggiamento di chi non vuole ascoltare le urla di un territorio dove è sempre più difficile lavorare e resistere. «Ci sentiamo sconfitti. Si dice tanto di salvaguardare i prodotti della Lessinia e poi non si aiuta chi di quei prodotti è il primo custode. Ho pensato a questa protesta perché non siamo gente che urla. Cosa dobbiamo fare? Prendere i trattori e andare in piazza Bra? Non ci ascolterebbero e quindi proviamo a mormorare». Il futuro è l’assillo di Daniele e di tanti altri come lui «se noi chiudiamo qui finisce tutto. Tra 50 anni magari decideranno di reintrodurre gli allevatori come attrazione per i turisti». Chissà che, intanto, i vessilli di una Lessinia che sussurra non possano iniziare a frantumare il silenzio di questa terra, vittima senza colpe della distrazione collettiva.