Addio al “fotografo del cinema” Pietro Coccia

È morto il fotografo Pietro Coccia, uno dei professionisti più noti del cinema italiano. Nato a Roma il 19 luglio 1962, Coccia è stato trovato morto in casa dagli amici e colleghi ai quali non rispondeva dalla mattina e che allarmati lo contattavano. Scomparso per un malore probabilmente a causa della malattia della qualche soffriva da qualche tempo. Era per il cinema il ‘gigante buono’, amico di tutti, persona di generosità straordinaria ha scattato le sue ultime foto ai Nastri d’argento e al Festival di Cannes. Da Paolo Del Brocco di Rai Cinema a Marco Mueller dalla Cina per citarne solo due , in tantissimi lo stanno ricordando con affetto e anche gratitudine.

Pietro Coccia nel ritratto affettuoso dei colleghi ANSA con cui ha condiviso tanti avvenimenti in Italia e all’estero e una amicizia decennale:

«A Pietro Coccia volevano bene davvero tutti. Il fotografo del cinema italiano, trovato morto ieri per un malore nella sua casa romana piena di libri (oltre ventimila volumi lasciatigli da padre, Michele Coccia famoso latinista), era fondamentalmente un uomo buono, gentile che conosceva tutti e che raccontava per immagini non solo le star ma anche amici e colleghi cui puntualmente mandava le foto via e-mail il giorno dopo. Era di una generosità davvero non comune».

Nato a Roma il 19 luglio 1962, Pietro Coccia era insomma un’istituzione del cinema. «Dovunque ti trovassi nel mondo, da Cannes a Pechino, lui c’era con quel suo sguardo disincantato e la camicia fuori posto. Corpulento, blasé nell’abbigliamento, era un personaggio che avrebbe potuto raccontare benissimo Paolo Conte in una sua canzone, capace di scambi superficiali davanti al buffet e di sorprendenti conversazioni sulla vita se ti accompagnava a casa con la sua Smart. Padre ‘ingombrante’, un famoso latinista a livello internazionale, e madre, Emilia La Rosa, allieva di Giuseppe Ungaretti, Pietro aveva ottenuto il diploma al Liceo classico Giulio Cesare di Roma e poi aveva proseguito i suoi studi alla Sapienza di Roma a Lettere e filosofia con specializzazione in Storia dell’arte. Per oltre trent’anni aveva seguito i principali festival cinematografici, da Cannes a Venezia, collaborando con Rai Cinema, i Nastri d’argento, i David di Donatello».

«Buon conoscitore delle lingue, francese, inglese e tedesco, Pietro era oltre che un grande professionista, un vero fan di ogni iniziativa cinematografica italiana nel mondo. E tutti poi gli riconoscevano una cosa: era famoso per la sua abilità nel pianificare i viaggi. Era capace di avere un biglietto per Berlino o per qualsiasi destinazione a cifre ridicole (a volte pochi euro) tra l’invidia di tutti. E questo valeva anche per gli alberghi. Sua grande preoccupazione, i tanti libri del padre che aveva in casa e per i quali non riusciva a trovare una collocazione in una biblioteca pubblica dove potessero goderne tutti».