A gennaio calo delle assunzioni in Veneto del 27%. Donazzan: «Quadro preoccupante»

Il 2021 conferma le difficoltà del mercato del lavoro veneto. «È un mercato del lavoro completamente ingessato, a causa del blocco dei licenziamenti e del ricorso alla cassa integrazione unito alla sfiducia delle imprese» afferma l’Assessore Regionale al Lavoro del Veneto Elena Donazzan.

Elena Donazzan faccetta nera

Il 2021 conferma le difficoltà del mercato del lavoro veneto. Saldo positivo per 18 mila posizioni lavorative, ma è un risultato inferiore a quello di gennaio 2020. Nell’ultimo anno persi 13 mila posti di lavoro. Turismo e commercio i settori più in difficoltà, dalla crisi si salvano solo edilizia, agricoltura, servizi informatici e terziario avanzato. Calo più evidente in provincia di Venezia.

«È un mercato del lavoro completamente ingessato, a causa del blocco dei licenziamenti e del ricorso alla cassa integrazione unito alla sfiducia delle imprese» afferma l’Assessore Regionale al Lavoro del Veneto Elena Donazzan. «Il blocco dei licenziamenti e l’uso degli ammortizzatori sociali è una condizione destinata però a non protrarsi. Elemento che mi preoccupa rispetto al pesante scenario di nuovi disoccupati che si prospetta».

Nel mese digennaio si è registrato in Veneto un saldo occupazionale positivo per circa 18mila e 100 posizioni di lavoro dipendente, ma si tratta di un risultato inferiore a quello del 2020 (+19mila e 925), che a sua volta già denotava un cospicuo rallentamento rispetto al 2019 (+24mila). Il saldo annualizzato continua quindi lentamente a ridursi e al 31 gennaio 2021 fa segnare 13mila posizioni lavorative in meno rispetto a un anno prima, confermando le difficoltà del mercato del lavoro veneto anche in questo inizio di anno.

Le assunzioni, il cui andamento risulta particolarmente significativo per cogliere le tendenze del mercato del lavoro in questa fase di difficile raffronto con il passato, risultano nell’ultimo mese 40mila e 884, in calo del 27% rispetto all’anno passato e del 32% rispetto a quello precedente. Riduzione marcata anche per le cessazioni (-37%), soprattutto per quanto riguarda i licenziamenti per motivi economici individuali (-61%) e quelli legati alla fine dei rapporti a termine (-43%), logica conseguenza delle mancate attivazioni dei mesi scorsi con questa tipologia contrattuale.

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I settori più in difficoltà si confermano turismo e commercio, i più colpiti dalle restrizioni anti Covid, e a gennaio registrano rispettivamente un calo delle assunzioni del 79% e del 34%. Nell’ultimo anno i posti di lavoro persi nel settore turistico, compresi alberghi, bar e ristoranti, sono stati circa 14.800.

Altri mille e 400 sono andati persi nel commercio (supermercati e negozi) e in difficoltà risultano anche i settori industriali, a cominciare da occhialeria e sistema moda, a dimostrazione che il blocco del turnover determinato dal blocco dei licenziamenti tende a “ingessare” il mercato del lavoro. La pandemia sembra aver risparmiato solamente il settore delle costruzioni, l’agricoltura, i servizi informatici e il terziario avanzato.

A livello provinciale, il saldo del mese di gennaio è positivo in tutti i territori, come usuale a inizio d’anno, ma in diminuzione rispetto all’analogo mese del 2020, con l’eccezione di Verona, che fa registrare un +6mila e 81 a fronte del +5mila e 625 di un anno fa. A causa della propria vocazione turistica, quella scaligera risulta tuttavia, insieme a Venezia, la provincia più penalizzata dagli effetti della pandemia nell’ultimo anno.

In sofferenza anche Belluno che paga il mancato avvio della stagione invernale e le difficoltà dell’occhialeria. La domanda di lavoro è in flessione ovunque, molto marcata a Venezia (-48%), meno a Vicenza (-25%), Belluno (-25%), Padova (-25%), Treviso (-22%) e Verona (-21%), e ancora più contenuta a Rovigo (-15%).

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La dinamica di gennaio 2021 è stata positiva per il tempo indeterminato (+4mila e 700 posizioni lavorative), ancora protetto dalle misure di estensione della cassa integrazione e divieto di licenziamento ma che sconta un calo delle assunzioni del 34%, e per il tempo determinato (+13mila e 600), sul quale comunque si è scaricato tutto il peso delle diverse fasi di lockdown.

Appena negativo l’apprendistato (-133). Segno meno per le altre forme contrattuali monitorate: lavoro intermittente (-51% delle attivazioni rispetto allo scorso anno), collaborazioni (-34%) e tirocini (-29%). Unica eccezione si conferma il lavoro domestico, che a gennaio fatto registrare 3mila e 200 assunzioni, valore analogo a quello dell’anno scorso. Male anche il lavoro somministrato che nel corso del 2020 ha registrato complessivamente 109mila attivazioni contro le 146mila del 2019 (-25%).

Ancora in calo il numero di ingressi in stato di disoccupazione, per l’effetto congiunto delle misure di salvaguardia dei posti di lavoro, delle limitazioni agli spostamenti imposte durante il lockdown e dell’aumento degli scoraggiati che hanno rinunciato a cercare un lavoro. A gennaio 2021 sono state presentate 9mila e 600 dichiarazioni di immediata disponibilità (DID), il 29% in meno rispetto allo stesso mese del 2020. Le donne rappresentano il 53% del totale, gli stranieri mantengono la loro presenza attorno al 24%, mentre in termini di età aumenta il peso dei giovani, che costituiscono il 47% del totale dei nuovi ingressi.

Sul fronte economico, le ultime stime sembrano in lieve miglioramento rispetto alle precedenti valutazioni, anche se il perdurare della circolazione del virus, i timori sulle sue varianti e i rallentamenti nella campagna vaccinale rendono provvisoria ogni ipotesi. Le stime Prometeia di gennaio 2021 vedono per il 2020 una flessione del Pil regionale pari al -9,3%, leggermente superiore a quella nazionale (-9,1%) ma con un recupero nel 2021 più marcato (+5,6% contro il +4,8% nazionale). Rischio aumento per la disoccupazione, stimata al 5,7% nel 2020 e in crescita al 6,7% nell’anno in corso.

Segnali contrastanti dal mondo produttivo: nonostante il calo di imprese attive evidenziato nel quarto trimestre del 2020 (-0,6%), secondo la rilevazione Istat dello scorso autunno il 72,4% delle imprese venete ha dichiarato di essere in piena attività, il 20,8% di essere parzialmente aperta, il 6% di essere chiusa ma di prevedere la riapertura e solo lo 0,8% di essere chiusa e di non prevedere di riaprire. La Bussola sul mercato del lavoro veneto nel mese di gennaio 2021 è disponibile nella sezione dedicata del sito di Veneto Lavoro.

Il commento dell’assessore Donazzan

«L’altro aspetto è, quindi, la sfiducia delle imprese. Gli imprenditori non si sono sentiti né protetti né accompagnati, disillusi da ristori insufficienti o del tutto mancanti. E questo sentimento di sconforto, unito al quadro di incertezza complessiva, si traduce oggi nella resistenza ad assumere» afferma l’Assessore Donazzan.

«Altri mille e 400 posti di lavoro sono andati persi nel commercio – continua Donazzan – stiamo parlando di personale di supermercati e negozi. Tra le conseguenze c’è l’impoverimento dei nostri centri storici che rischiano così di essere preda di speculazioni straniere. Cito come esempio ciò che sta accadendo Venezia con i cinesi. Fenomeno che è oggetto di particolare attenzione da parte della Guardia di Finanza, che ringrazio personalmente perché grazie alle sue indagini sta facendo emergere e denunciando un fenomeno in via di rapida espansione ben oltre i confini della ‘capitale’ del Veneto». 

«I valori della disoccupazione e dell’occupazione – indica Donazzan – sono falsati da un uso estensivo della cassa integrazione e del divieto del licenziamento, che hanno congelato molti posti di lavoro. Mi preoccupano per l’anno in corso il venir meno proprio di tali misure e l’intera situazione del mercato del lavoro del Veneto. In ogni caso, ci stiamo attrezzando per adeguare le nostre misure di politiche per il lavoro alla complessità che dovremo affrontare nei mesi a venire».

«Altro elemento preoccupante che leggo tra i dati è il nuovo aumento degli scoraggiati» conclude l’assessore regionale al lavoro del Veneto. «A gennaio sono state presentate 9mila e 600 dichiarazioni di immediata disponibilità, il 29% in meno rispetto allo stesso mese del 2020. Questo è un dato che ha effetto sul calo del numero di ingressi in stato di disoccupazione e conferma un fenomeno sul quale dobbiamo riflettere». 

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