Sostenere l’economia locale con alberi di Natale veri

Confagricoltura Verona invita ad acquistare un albero di Natale vero. «Quest’anno registriamo il 60-70% di calo di vendite di alberi veri, nonostante siano più economici di quelli in plastica», spiega Massimo Fontana, presidente dei florovivaisti di Confagricoltura Verona.

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Comprare un albero vero a Natale è un comportamento sostenibile per l’ambiente e fa bene anche all’economia locale. Confagricoltura Verona invita, in queste festività particolari segnate dall’emergenza Covid, a portare un po’ di natura dentro casa, acquistando un piccolo abete e decorando la propria abitazione con ciclamini e Stelle di Natale. Un albero di Natale vero è l’unico che fa atmosfera. Ed è coltivato esclusivamente per l’uso natalizio, senza l’utilizzo di prodotti nocivi per l’ambiente.

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«Gli alberi di Natale finti causano emissioni di anidride carbonica sia quando vengono prodotti, che quando vengono trasportati, dato che arrivano quasi tutti dalla Cina, e poi chiaramente anche nello smaltimento – spiega Massimo Fontana, presidente dei florovivaisti di Confagricoltura Verona. – Gli alberi veri, invece, l’anidride carbonica la assorbono e, contrariamente a quanto si pensa, non sono causa di deforestazione, in quanto vengono fatti crescere nel vivaio con lo scopo di essere venduti per Natale. Il trend ora è di vendere le punte degli alberi, di modo che anche lo smaltimento diventa molto più semplice. Inoltre l’abete ha un magnifico profumo di resina che quello di plastica non potrà mai avere. Infine, l’abete vero comporta anche un vantaggio economico, perché con 15-20 euro si può avere un alberello mediamente alto e con dei bei rami. Per un prodotto equivalente in plastica si spende il triplo e riciclarlo per tanti anni non è una bella idea, in quanto accumula polvere, si decolora e in definitiva diventa brutto da vedere».

Fino a vent’anni fa comprare un albero vero, per le feste, era una tradizione diffusa. Oggi sette famiglie su dieci comprano quelli finti. «Quest’anno registriamo il 60-70% di calo di vendite di alberi veri – annota Fontana -, chiaramente anche sulla spinta dell’emergenza Covid, che porta la gente a uscire meno di casa. Già dal primo Dpcm di ottobre abbiamo registrato un calo consistente di afflusso nei garden, tanto che perfino i produttori hanno iniziato a calare le consegne di stelle di Natale e ciclamini. Ma la tendenza a comprare alberelli finti è iniziata da anni, anche sulla spinta della nuova usanza di addobbare l’albero nei giorni successivi alla commemorazione dei Defunti. Una volta, infatti, l’abete durava perché si addobbava dopo l’8 dicembre, ma è chiaro che se si parte da novembre l’albero fatica ad arrivare a Natale integro. Perciò la gente sceglie quelli di plastica. Credo però che sia giunto il momento di compiere scelte più consapevoli negli acquisti. Ogni nostra azione può contribuire a migliorare la qualità della vita, la nostra salute e a sostenere un comparto essenziale per l’economia italiana».

Il florovivaismo italiano ha un fatturato che supera i due miliardi e mezzo di euro e un export che sfiora il miliardo. Particolarmente provato dalla pandemia, il settore conta sul periodo natalizio, che rappresenta circa il 15% degli affari delle imprese del settore. Quest’anno i vivaisti di Confagricoltura consigliano l’Abete Normandiano o l’Excelsa (abete rosso). Per quanto riguarda le Stelle di Natale, oltre al rosso e il bianco, i floricoltori propongono l’arancione, colore simbolo di allegria e felicità.

«Anche l’acquisto in un vivaio o garden center può diventare sostenibile – conclude Fontana – se si sceglie di farlo non lontano da casa, alimentando così l’economia locale».

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