Restituire Verona ai giovani grazie a TAG

TAG, Territorio Attivo Giovani, è un progetto che da un anno e mezzo si occupa, tramite bandi e iniziative, di promuovere la cittadinanza attiva tra i giovani. A parlarcene è Gianni Martari, project manager.

TAG, Territorio Attivo Giovani, è un progetto nato dall’aggregazione delle 37 amministrazioni comunali dell’Ovest veronese, con il supporto dell’Azienda Ulss 9, alcune realtà del Terzo settore quali Fondazione Edulife, Cooperativa Hermete e Coop I Piosi e il sostegno della Fondazione Cariverona e del Comune di Sona. . A parlarci di questa iniziativa e dei progetti che riserva ai ragazzi veronesi è Gianni Martari, project coordinator di Fondazione Edulife.

«L’idea è quella di muoversi in due direzioni, la prima è quella di sviluppo territoriale, per riportare l’attenzione sui giovani, e rivolgersi ai giovani del territorio. Nel 2018 il Veneto era la seconda regione in Italia per emigrazione giovanile. Questo è un indicatore che i ragazzi percepiscono il nostro territorio come un territorio assente di opportunità, il che è paradossale, perché il Veneto ne ha molte da offrire, sia formative, sia professionali, sia di sviluppo», spiega Martari.

Martari prosegue: «In cantiere c’è la costruzione di un piano di sostenibilità, e la ricerca di soggetti pubblici o privati che possano contribuire a rendere di nuovo Verona e il Veneto un territorio per i giovani. Il delta di miglioramento dal 2019 al 2020 è una richiesta di partecipazione ai tre bandi di almeno +15%. A un anno e qualche mese dalla partenza, sono infatti tre le azioni messe in piedi. Il primo, Bando alle ciance, ingaggia in forma diretta 270 giovani, nel senso che i ragazzi hanno la responsabilità diretta sui loro progetti, che vengono finanziati. Da quando esiste questo progetto più di ottanta progetti sono stati sviluppati. Segue poi il progetto Groove: nel 2019 sono stati attivati nove progetti con ottanta ragazzi, più altri cento nell’edizione 2020, impegnati per cento ore totali in cittadinanza attiva attraverso iniziative volte all’ecologia, alla cultura e alla valorizzazione del territorio».

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«Fondamentale è poi la terza linea, Simulcoop, nonché la più sfidante, come afferma Martari. «Simulcoop promuove l’idea di attivare cooperative scolastiche e quindi di trasmettere il concetto di impresa sociale ai più giovani. I ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado, dentro la loro attività curriculare, da singoli studenti si aggregano sino a formare una cooperativa scolastica, con assemblea di soci composta da una ventina di membri, e un consiglio d’amministrazione, di dieci ragazzi, che scrive lo statuto, definisce la mission, la vision e i servizi che andrà a erogare. Questo poi innesca un’economia che diventa sostenibilità. Le cooperative scolastiche forniscono servizi per migliorare l’istituto e la vita all’interno di esso, per esempio tramite il miglioramento dell’area di accoglienza o la gestione del microbar della scuola. Alcune cooperative sono state sviluppate l’anno scorso svolgono servizi per l’esterno, connettendosi alla biblioteca del comune o alla casa di riposo del comune».

Conclude poi con una testimonianza proprio da uno dei comuni interessati dal raggio di azione di TAG e Simulcoop: «A San Pietro in Cariano da un progetto Simulcoop è nata una vera e propria commessa, che gestisce, attraverso una falegnameria didattica all’interno della scuola, l’allestimento delle rotonde del comune, in occasione delle festività. Questi ragazzi vengono pagati e i loro soldi non vengono ripartiti tra i soci ma vengono investiti nella cooperativa».