Pensiero Visibile, lo smart working che funziona

Abbiamo intervistato Gaia Passamonti, fondatrice dell'agenzia di comunicazione Pensiero Visibile, che ci ha raccontato come hanno affrontato il lavoro da remoto e come cambia la comunicazione aziendale nel 2020.

Gaia Passamonti, fondatrice di Pensiero Visibile. Dalla pagina Facebook di Gaia Passamonti.

Pensiero Visibile, agenzia di comunicazione di Verona con un’impronta nettamente umanistica e innovativa, come tante aziende italiane si è ritrovata a marzo a lavorare in smart working all’improvviso. Abbiamo chiesto alla fondatrice Gaia Passamonti come è stato lavorare da remoto e se lo staff ne ha risentito.

«A livello pratico la transizione da fisico a remoto è stata relativamente semplice, abbiamo fatto una riunione quando ancora il lockdown era nell’aria ma non confermato su Zoom, la piattaforma scelta dalla maggior parte delle aziende, e nel giro di ventiquattr’ore eravamo già nella nuova modalità. I nostri dipendenti sono tutti attrezzati con i mezzi tecnici e con il loro portatile, quindi erano pronti».

Per quanto riguarda l’anno in generale afferma: «Il 2020 è stato ed è un anno strano, per certi versi positivo per altri versi difficile. Non direi negativo, poiché a livello di business abbiamo sempre lavorato anche in lockdown. Lavorare in smart working per noi non è stato un problema, eravamo preparati ed era una modalità a cui eravamo già ricorsi in passato. Mantenere i team di lavoro compatti è stato invece un po’ più difficile, siamo una ventina di membri da gestire. Dal punto di vista dei contenuti i nostri prodotti sono stati influenzati dai repentini cambiamenti che abbiamo vissuto negli ultimi mesi: è stato necessario rimodellare continuamente la comunicazione aziendale dei nostri clienti, quindi per certi aspetti la nostra attività è diventata più indispensabile di prima. Ora come non mai serve comunicare e serve comunicare nella maniera giusta».

Conclude: «La produttività non ha risentito dello smart working, al contrario, è stato necessario lavorare di più. Non potendo più fare rapide riunioni di persona la mediazione dei messaggi e delle comunicazioni è stata più lenta ma abbiamo ingranato subito. La quantità di ore passata in call e davanti al computer è stata tuttavia esorbitante, per questo sono stati tutti contenti di ritornare in ufficio, a maggio».

Leggi anche: Pensiero visibile, Verona capitale del social media marketing