Meccanica, prosegue la salita dei prezzi dei metalli
I dati pubblicati negli ultimi giorni da Istat ed Eurostat indicano che a gennaio 2021 i prezzi della produzione manifatturiera, al netto dell’energia, crescono dello 0,4% su base annua; tra le attività manifatturiere, gli aumenti tendenziali più elevati interessano il settore della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+2,4%). Per il comparto più a monte della filiera, la metallurgia, i prezzi salgono del 5,2%, di quasi un punto superiore al +4,3% dell’Eurozona.
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«A inizio 2021, dunque, si intensifica la spinta dei prezzi dei metalli, dopo un anno drammatico per le aziende del comparto – afferma Luca Bonafini, Presidente di Confartigianato Meccanica Verona –. Sul comparto prosegue la pressione dei prezzi internazionali delle materie prime. Secondo l’ultimo aggiornamento del Fondo Monetario Internazionale, a febbraio 2021 i prezzi dei metalli salgono addirittura del 53,6% rispetto un anno prima, consolidando l’aumento del 42,3% di gennaio: era da dieci anni che non si registravano tassi di crescita così elevati. Segnali di aumenti anche per altre materie prime, con la gomma in salita del 46,9%».
L’indice dei materiali di input per l’industria manifatturiera sale del 43,9%, mentre l’indice delle materie prime non energetiche sale del 24,6%, diffondendo in numerosi settori manifatturieri pesanti segnali inflazionistici.
«L’incremento dei costi – continua Bonafini – genera tensioni sul conto economico delle imprese e mette a repentaglio la ripresa che ci era stata segnalata dal miglioramento a febbraio 2021 delle attese sugli ordinativi, dopo il crollo della domanda dello scorso anno. Ma c’è anche un altro problema: la difficoltà di reperire sul mercato i cosiddetti “prefiniti”, ossia metalli lavorati come tubolari, profili, lamiere, ecc. La cosa appare quantomeno singolare, considerato che il settore industriale non si è mai fermato, e qualcuno inizia a temere che si tratti di manovre speculative, per arrivare, per l’appunto, al rialzo dei prezzi. Le piccole imprese, pur a fronte di ordini di lavoro in ripresa, corrono il rischio di dover far saltare le commesse o ritardarle, e di questi tempi è davvero un peccato mortale, per gli imprenditori e per i loro lavoratori, magari appena rientrati dalla cassa integrazione».
Nel 2020 il fatturato nel settore dei prodotti in metallo è sceso del 10,5%, con una riduzione di 9,2 miliardi di euro, mentre l’export si è ridotto di 2.129 milioni (-10,3%).
Nel settore dei prodotti in metallo, il primo della manifattura italiana per occupati nelle micro e piccole imprese (MPI) e il principale settore dell’artigianato manifatturiero, operano 65mila imprese con meno di cinquanta addetti, in cui lavorano circa 389mila persone, mentre nelle oltre 45mila imprese artigiane si contano 193mila addetti, il 35,2% del settore.
In chiave territoriale, il peso dell’occupazione delle PMI dei prodotti in metallo sul totale dell’economia è più elevato nel Veneto e nelle Marche, pari al 3,3% del totale degli addetti del totale delle imprese; seguono, con valori superiori alla media nazionale del 2,2%, Emilia-Romagna con 3,1%, Friuli-Venezia Giulia con 2,9%, Piemonte con 2,8%, Lombardia con 2,7% e Umbria con 2,5%.
«In provincia di Verona, al 31 dicembre 2020 – spiega il Presidente di Confartigianato Meccanica Verona –, si contavano 2.164 imprese artigiane impegnate nelle varie attività ricomprese nella categoria Meccanica e Metalmeccanica, l’8,8% del totale dell’artigianato scaligero, in grado di impegnare oltre 7.300 addetti. Il loro tasso di sviluppo 2020, con una percentuale del -0,3%, quindi relativamente limitato, si spiega probabilmente con il limbo di attesa nel quale la maggior parte delle piccole imprese sta galleggiando, rimanendo alla finestra rispetto agli sviluppi della pandemia. Di certo, il rialzo delle materie prime non sta giocando a loro favore e le attese per i prossimi mesi sono preoccupanti».
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