Manifattura, Della Bella: «C’è preoccupazione per il 2021»

In occasione dell'appuntamento di domani per la 15esima settimana veronese della finanza è intervenuto ai nostri microfoni Renato Della Bella, presidente Apindustria-Confimi, per una previsione sul futuro del manifatturiero a Verona.

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Gli associati sono circa 750, 14mila i dipendenti e il fatturato come quote associative ammonta all’incirca a un milione e 400mila. In Apindustria Verona si è registrato un turnover molto basso, con più di metà delle aziende associate da oltre vent’anni. Il gruppo di fatturato mediamente va dai cinque ai dieci milioni, mentre il gruppo dei dipendenti va dai dieci ai trenta. Confimi Industria Veneto comprende invece circa duemila aziende, per circa quarantamila dipendenti. Apindustria-Confimi raggruppa principalmente il settore manifatturiero, e in occasione della 15esima settimana veronese della finanza il presidente Renato Della Bella ci illustra una panoramica sulla situazione attuale e futura del manifatturiero.

«Gli associati Apindustria stanno cercando formule nuove da un punto di vista commerciale, quindi con vendite online (per chi può), o tramite esposizioni digitali del proprio portafoglio prodotti, oppure organizzando incontri virtuali con i propri clienti, si sta cercando di implementarli al massimo. Un’altra delle azioni che stiamo mettendo in campo è la gestione molto attenta del rapporto con il personale dipendente: c’è la preoccupazione che in questa fase di incertezza si possano perdere professionalità importanti, quindi stiamo cercando tutti di minimizzare il ricorso alla cassa integrazione, di tenere un gruppo motivato e di inserire figure nuove. Nello scenario di evoluzione che ci si prospetta, si stanno valutando figure professionali nuove, siano ingegneri gestionali, export manager, ingegneri legati all’evoluzione del prodotto e degli impianti. Si sta cercando di affrontare una fase di crescita per trovarci pronti quando torneremo a lavorare liberamente. Lavoriamo quindi molto sulla formazione degli imprenditori, che stanno partecipando a molti corsi, sia direttamente o facendo partecipare le loro figure di riferimento, e sulla ricerca di professionalità nuove da inserire nelle aziende».

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A preoccupare i soci è invece il 2021: «Tutti sono indistintamente preoccupati per l’anno prossimo. Ormai c’è la convinzione assimilata tra gli imprenditori che finita l’emergenza sanitaria inizierà un’emergenza economica e occupazionale. Gli ordini stanno andando a calare, non ci sono certezze sui clienti esteri e sulle prospettive a partire dalla primavera 2021 c’è ancora molta incertezza. C’è preoccupazione e non è possibile pianificare, e per chi fa impresa la pianificazione è fondamentale. In questa situazione non è possibile prevedere il futuro dell’export imprenditoriale. Tutto questo crea insicurezza, e l’imprenditore vive l’incertezza dell’avvenire. Le imprese venete sono solite, ma hanno già dovuto reggere un impatto importante sul 2020. Dall’inizio della seconda ondata non si è parlato di finanziamenti bancari e sostegni alla ripresa in termini di innovazione, ricerca e sviluppo e crescita dimensionale: si parla solo di ristori diretti da parte dello Stato. Se le risorse finanziarie che qualcuno è riuscito a ottenere hanno permesso di gestire con una certa serenità il 2020, c’è la preoccupazione, una volta finite le moratorie, una volta che qualcuno avrà necessità di ricapitalizzare e saranno richiesti investimenti per continuare a competere, tutte queste risorse chi le darà? Questo è il timore, unito alla problematica di Basilea 4, che dovrebbe entrare in vigore a gennaio. Il rapporto impresa-banca è quanto mai attuale perché va definito in anticipo per noi imprenditori per organizzarci».

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