L’Estate Teatrale Veronese 2021 raccontata da Carlo Mangolini

Nell'ultimo numero di Verona Economia, Carlo Mangolini, direttore artistico dell'Estate Teatrale Veronese racconta come il Teatro Romano ha reagito alle chiusure pandemiche, al ricco calendario previsto per quest'estate e il suo auspicio per il 2022.

Carlo Mangolini, direttore artistico dell’Estate Teatrale Veronese, racconta ai nostri microfoni le difficoltà dell’ultimo anno e mezzo per il mondo degli spettacoli e degli eventi, e il ricco calendario che la nostra città porta in scena quest’estate.

Come ha vissuto Verona le criticità alle chiusure imposte dalla pandemia?

Come tutti abbiamo vissuto questi mesi cercando di rimanere attivi nella relazione con il pubblico. Tutti i teatri cittadini e le istituzioni come la Fondazione Arena e il Comune, con le sue stagioni organizzate, Fondazione Atlantide, che gestisce il Teatro Nuovo, il Teatro Ristori hanno cercato di utilizzare il sistema dello streaming, provando così a mantenere una relazione viva con il pubblico, attivando e mantenendo efficaci gli strumenti social. Quello che è mancato a tutti è il rapporto fisico con il pubblico, elemento caratteristico dello spettacolo dal vivo.

Come ha risposto il Teatro Romano a queste chiusure?

Il Teatro Romano, come il Teatro Camploy, con le rassegne gestite direttamente dall’amministrazione comunale, ha risposto in maniera molto attiva. In particolare, l’Estate Teatrale Veronese nel 2020 siamo riusciti a programmarla, poiché la finestra che si è aperta in questa pandemia tra maggio e ottobre ha consentito alla kermesse di svolgersi, seppur con le modalità restrittive imposte. Il risultato è stato molto positivo e abbiamo registrato diecimila presenze. Si è quindi conclusa nel miglior modo possibile. Quando a ottobre abbiamo ricominciato a richiudere abbiamo iniziato a muoverci attorno a progetti legati al web e allo streaming, realizzando due progetti in concomitanza con le celebrazioni dantesche. Il primo, video, con Claudio Santamaria e Francesca Barra, “La Verona di Dante”, una sorta di visita guidata drammatizzata nei luoghi danteschi della città, che ha avuto oltre diecimila visualizzazioni, ottenendo un grande riscontro da parte del pubblico. Il progetto “Dante’s box” invece era una selezione di alcuni Canti della Divina Commedia e abbiamo costruito su ognuno di essi una sorta di traccia audio con i testi di Dante letti dai professionisti del Teatro Veronese musicati da Giulio Ragno Favero del Teatro Degli Orrori. Il risultato è stato un effetto molto particolare che trasformava idealmente i canti in canzoni o comunque i partiture musicali. Questo ha avuto un grande riscontro sia da giovani che da insegnanti sui canale social e sulla piattaforma Spotify. La caratteristica è stata che a introdurre questi canti erano grandi nomi della scena nazionale, da Lino Guanciale a Claudio Santamaria, Leo Gullotta, Lunetta Savino, Asia Argento e tanti altri.

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Quali sono gli eventi in programma per la stagione estiva imminente?

Il 3 giugno presenteremo il cartellone 2021 dell’Estate Teatrale Veronese, che come sempre conterà su grandi appuntamenti di danza, musica e teatro, come il Festival Shakespeariano, giunto quest’anno alla sua 74esima edizione. Il debutto di questo festival sarà il 2-3 luglio con Paolo Rossi e la sua compagnia, che presentano una versione riveduta e corretta dell’Amleto. Grande musica a giugno con Stefano Bollani, Paolo Fresu, La rappresentante di lista, gli Extraliscio, Antonella Ruggiero e Giovanni Lindo Ferretti. Un cast eccellente che dal 20 al 30 giugno nella rassegna Rumors e nel Verona Jazz animeranno ufficialmente il programma musicale. Per quanto riguarda la danza, invece, avremo tra tutti la Baiader nella versione del nuovo balletto di Toscana. La caratteristica rispetto all’edizione dell’anno scorso, che si limitava ad avere dei soli monologhi concetti unplugged e forme sceniche molto ridotte è che le disposizioni attuali consentono, nel rispetto della normativa, di portare in scena degli spettacoli più compiuti e concerti più strutturati, come anche per la danza, con spettacoli di compagnia e non più individuali. L’anno scorso i posti erano poco più di trecento, quest’anno siamo arrivati a 553. Le normative prevedono il rispetto di un metro dalla bocca di ciascun spettatore: siamo ancora lontano dai mille e 700 del Teatro Romano tradizionale, ma il nostro augurio è che nel 2022 si potrà tornare a una condizione totale di normalità.

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