Lavoro, Galati (CISL): «Servono politiche attive per il lavoro»
Evidentemente il 2020 è stato l’anno simbolo non solo della crisi sanitaria, ma anche economica. Una situazione che in certi casi si sta protraendo anche in queste settimane. Stando a una recente ricerca dell’Istat, nel 2020 sono stati persi 444mila posti di lavoro, di cui 101mila solo nel mese di dicembre dell’anno scorso, senza contare che il 31 marzo scadrà il blocco dei licenziamenti che potrebbe portare a un’ulteriore inasprimento della crisi. Dal punto di vista formativo, però, le aziende e gli stessi lavoratori sembrano aver fatto passi in avanti anche con il cosiddetto Fondo Nuove Competenze. A parlarcene è stato il Segretario di FELSA CISL Verona, Emiliano Galati.
In questi mesi si sta parlando molto di formazione e soprattutto del Fondo nuove competenze. A dicembre è stato anche siglato un accordo territoriale tra le categorie sindacali e Apindustria Verona. Di cosa si tratta?
«È un intervento fatto dal Governo uscente che mira a migliorare le competenze professionali all’interno dei luoghi di lavoro. Nello specifico significa ridurre l’orario di lavoro e in quelle due ore partecipare a dei corsi di formazione, pagati dallo Stato, legati alle nuove competenze: green, lavoro digitale, tecnologizzazione dei rapporti di lavoro. È uno strumento utile laddove le persone hanno già un lavoro e vogliono riqualificarsi all’interno della medesima azienda. Come sindacati abbiamo sviluppato dei primi accordi, l’importante è che questi accordi vengano fatti all’interno delle singole aziende».
Sul lato del lavoro, invece, questo covid come ha inciso sul territorio veronese?
«Il covid ha inciso perchè soprattutto nei settori del terziario, dei servizi e del turismo ha portato a una forte diminuzione dei posti di lavoro, ma anche chi l’ha conservato ha avuto una forte contrazione riguardo la durata media di quel rapporto di lavoro. Quindi proprio quei settori che dopo la grande crisi del 2009 dei Lehmann Brothers avevano trainato la realtà scaligera ai primi posti in termini occupazionali in Veneto, ci stanno ora trainando all’ultimo posto per quanto riguarda i tassi di occupazione e quindi urge anticipare una serie di politiche attive del lavoro per far fronte alla possibile slavina che ci sarà dal 1° di aprile con lo sblocco dei licenziamenti».
Credi che verrà prorogato questo blocco dei licenziamenti? E se no cosa credi che succederà?
«Credo che ci sarà un ulteriore blocco dei licenziamenti solo per alcuni settori, un “blocco selettivo”, ossia turismo, commercio e servizi. Però non vorrei che si posticipasse il tema principale: questa fascia di lavoratori la aiutiamo poi a ricollocarsi, a trovare una soluzione quantomeno temporanea dal punto di vista lavorativo?»
Dei 101mila posti di lavoro persi a dicembre, 99mila appartenevano a donne. Secondo te perchè le donne sono sempre più penalizzate?
«È una caratteristica negativa del mercato lavorativo italiano: donna, under 35, a tempo determinato è l’identikit della persona che spesso perde il posto di lavoro in maniera maggioritaria. Urge anche qui una serie organizzazione dei tempi di vita e di lavoro per permettere a un maggior numero di donne di partecipare in termini di occupazione al mercato del lavoro. Come testimoniano i Paesi del Nord Europa, non solo una maggior partecipazione delle donne al mercato del lavoro migliora complessivamente le condizioni di vita, ma migliora la produttività delle stesse aziende. Bisogna intervenire anche a livello legislativo».
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