Lavoro, Facci (CGIL): «Grave disparità di genere»

Stefano Facci, segretario generale CGIL Verona, ha fatto il punto sul mercato del lavoro a Verona, con un focus sugli aiuti europei previsti con il Recovery Fund e la condanna dell'UE dei tirocini non retribuiti.

In merito al tema del prossimo numero di Verona Economia, il settimanale del Gruppo Verona Network, lavoro e formazione, abbiamo intervistato Stefano Facci, segretario generale CGIL Verona per fare il punto sulla situazione occupazionale a Verona e sulle opportunità del Recovery Fund, con uno sguardo anche alla situazione tirocini.

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Qual è la situazione nel mondo del lavoro a Verona?

La situazione a Verona rispecchia le criticità che anche a livello nazionale si stanno registrando. Siamo dinanzi a una situazione che, aggravata dalla pandemia, ha portato a una perdita di posti di lavoro ingente. I dati di Veneto Lavoro ci dicono che, per quanto riguarda la nostra Regione, registriamo un tasso negativo di 40mila lavoratori e questo ci preoccupa molto. I settori più colpiti sono quelli del turismo, dei servizi alla ristorazione, ma in particolare hanno pagato il prezzo più caro i contratti precari, di somministrazione, in particolar modo le partite IVA che venivano fatte passare come lavoratori autonomi ma in realtà erano subordinati. Queste persone non hanno più recuperato e saranno probabilmente gli ultimi a ritornare a lavorare. I primi dati del 2020 non fanno che confermare la drammaticità della situazione, e questo ci preoccupa molto.

Con gli aiuti europei erogati con il Recovery Fund ci sarà una possibilità concreta di ripresa?

Ci sono grandi aspettative rispetto alle risorse messe a disposizione dall’Unione Europea. Questo ci fa riflettere sul modello di sviluppo che vogliamo. Le risorse che arrivano dall’Europa e legate al bilancio del nostro Paese dovrebbero quindi essere orientate positivamente dentro a un modello nuovo e una fase di transizione. Noi pensiamo che tali risorse dentro al Next Generation EU saranno l’elemento su cui dobbiamo investire in futuro, e ci aspettiamo che le risorse vengano orientate al meglio. Sono legate alla transizione ecologica, alle trasformazione, a nuovi modelli di produzioni. Orientate sia alle imprese che alle politiche di genere. I dati occupazionali che abbiamo visto ci danno un segnale estremamente negativo per le politiche di genere: i posti di lavoro persi, sul dato a dicembre 2020, su 101mila posti di lavoro in meno, 99mila posti di lavoro erano al femminile. Nasce qui la questione delle politiche che riguardano il sostegno alle politiche di genere che vanno potenziate. Noi siamo convintissimi di questo aspetto: giovani e donne sono uno di quei temi che attraversano il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Come sindacato stiamo cercando di lavorare anche su questo, alla luce delle criticità emerse. Il Family Act, non ancora approvato, è una parte molto limitata rispetto alla vera necessità.

L’UE ha condannato i tirocini non retribuiti, specificando che «costituiscono una forma di sfruttamento del lavoro dei giovani». In Italia, tuttavia, è una pratica che ancora persiste. Qual è la posizione di CGIL in merito?

Siamo convinti che vadano riviste profondamente le politiche che riguardano il mercato del lavoro. Lo abbiamo fatto nel corso degli anni e pensiamo che la riforma del mercato del lavoro sia un punto di partenza. Le modalità con le quali oggi si possono assumere i lavoratori e le lavoratrici sono smisurate. Riconoscere che a una prestazione deve corrispondere un’assunzione o un contratto di riferimento e una tutela è un dovere del sindacato ma anche della politica. Riformare il mercato del lavoro significa riconoscerne i limiti e provare a fare delle proposte concrete per migliorarlo. Intervenire in quel senso per noi è indispensabile. Secondo l’opinione del sindacato le forme di flessibilità sono fondamentali per le imprese ma vanno contenute. Il mercato del lavoro è attraversato da una grande precarietà e poca tutela e noi dovremo investire su una buona occupazione e dentro a essa ci sta una revisione delle modalità di assunzione. La precarietà va combattuta.