Latte sottocosto: è crisi nelle stalle veronesi

Coldiretti Verona denuncia come l'emergenza Covid abbia innescato un cortocircuito sul fronte delle materie prime, con rincari insostenibili per l’alimentazione degli animali nelle stalle.

latte

La razione alimentare di una bovina da latte è aumentata del 30%, i costi di produzione di un litro di latte nell’ultimo semestre, secondo Ismea, sono cresciuti del 6%. Lo stesso litro di latte mediamente viene pagato dalle industrie di trasformazione all’allevatore 36/37 centesimi: si sta ancora una volta producendo sottocosto. È l’analisi di Coldiretti Verona che denuncia come l’emergenza Covid abbia innescato un cortocircuito sul fronte delle materie prime con rincari insostenibili per l’alimentazione degli animali nelle stalle dove vengono riconosciuti compensi per il latte più bassi degli scorsi anni.
Tutte le materie prime, in particolare le proteiche sono schizzate in alto – commenta Coldiretti Verona – La soia da 33 euro il quintale ha raggiunto picchi di 60 assestandosi ora sui 55/56, il mais da 17 euro è passato a 28, il girasole da 17 a 27, anche la colza è aumentata del 60%, addirittura la paglia da 6/7 euro è passata a 12 euro. 

Bene dunque la richiesta del presidente della Coldiretti Ettore Prandini di chiedere una immediata convocazione al Ministero delle Politiche Agricole del tavolo sul latte per affrontare una emergenza diventata insostenibile – commenta Coldiretti Verona –  la situazione interessa direttamente il patrimonio zootecnico regionale. Il Veneto realizza un’eccellenza casearia di assoluto pregio visto che più del 60% del latte è impiegato per le pezze blasonate: ad esempio per il Grana Padano si impiegano più di quattro milioni di quintali di latte, per l’Asiago quasi 2 milioni, altrettanto significativa è il quantità per il Montasio, il Piave, il Provolone Val Padana. Chiudono la classifica il Monte Veronese e la Casatella Trevigiana. Questo patrimonio è realizzato da oltre tremila  aziende con 262.500 capi totali pari a dieci milioni di quintali di latte all’anno, mentre tutta la filiera regionale sviluppa un valore che supera abbondantemente i 500 milioni di euro.

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Le quotazioni dei principali elementi della dieta degli animali sono schizzati su massimi storici con il mais che registra il maggior incremento del decennio mentre la soia ha raggiunto il picco da quasi sette anni secondo l’analisi della Coldiretti per i contratti future nei listini del Chicago Bord of Trade (CBOT), il punto di riferimento internazionale per il mercato future i delle materie prime agricole. Una situazione insostenibile con il rischio di non riuscire a garantire razioni adeguate agli animali soprattutto di fronte ad alcune proposte di riduzione dei prezzi riconosciuti alla stalla per il latte che mettono in pericolo la sopravvivenza della Fattoria Italia.

In gioco c’è il futuro dell’allevamento italiano in una situazione in cui con la pandemia da Covid – continua la Coldiretti – si è aperto uno scenario di riduzione degli scambi commerciali, accaparramenti, speculazioni e incertezza che spinge la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali per conquistare l’autosufficienza produttiva nei settori strategici per garantire l’alimentazione delle popolazione. Nell’immediato bisogna garantire la sostenibilità finanziaria delle stalle con la responsabilità dell’intera filiera per non perdere capacità produttiva in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria per i prodotti zootecnici ma c’è anche bisogno – conclude la Coldiretti – di un piano di potenziamento o di stoccaggio per le principali commodities, dalla soia al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività al Paese rispetto ai concorrenti stranieri.

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