La digitalizzazione frutta di più nelle imprese del Nord Est

Nella ricerca di SAP Concur in collaborazione con CGIA di Mestre emerge che per quasi il 56% delle imprese, l’introduzione della digitalizzazione ha comportato o comporterà dei vantaggi economici.

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Investire in tecnologia per poter trarre vantaggio economico dalla digitalizzazione e reinvestire i risparmi direttamente in azienda. Per quasi il 56% delle imprese è possibile: l’introduzione della digitalizzazione ha comportato o comporterà dei vantaggi economici. Il 30,4% delle imprese ha infatti riscontrato un risparmio immediato dalla digitalizzazione, più evidente al Nord (Nord Est 32,5% e Nord Ovest 31,6%) rispetto al Centro Italia (28,8%) e nel Mezzogiorno (24,6%). In quasi il 15% del campione le digitalizzazioni apporteranno dei vantaggi futuri e nel 10,7% dei casi l’eventuale risparmio non è ancora quantificabile in quanto la digitalizzazione è appena avvenuta.  

Questo è quanto ha indagato SAP Concur in collaborazione con CGIA di Mestre in una ricerca dedicata a comprendere meglio il tema della digitalizzazione nelle medie-grandi imprese italiane con più di cinquanta addetti in un momento storico particolare che le ha viste coinvolte nella gestione dell’emergenza sanitaria Covid-19. In particolare si è cercato di indagare sui risparmi derivanti dalla digitalizzazione per comprendere in che modo questi vantaggi siano stati reinvestiti in azienda. 

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Tra i vantaggi immediati prevalgono i piccoli importi ma il 2% delle imprese ha dichiarato risparmi per più di mezzo miliardo di euro. In particolare, riguardo alle imprese che hanno avuto un risparmio grazie alla digitalizzazione in più della metà dei casi (57,2%) c’è stato un risparmio inferiore a diecimila euro, nel 37,7% il vantaggio è compreso tra diecimila e cinquantamila euro. Il resto delle frequenze si ripartisce abbastanza similmente negli importi più elevati con quasi il 2%.

Nell’83% dei casi i risparmi vengono reinvestiti in azienda, in particolare: uno su tre (33,9%) reinvestirà in parte i risparmi in azienda, un altro terzo (34,4%) lo farà completamente e il 14,6% ha previsto di farlo successivamente. Al contrario, meno di due imprese su dieci (17,1%) utilizzeranno i risparmi per esigenze di gestione corrente, come liquidità.

Considerando le aree di reinvestimento prevalgono nettamente i nuovi investimenti in impianti, macchinari, software (40,3%). Seguono Ricerca e Sviluppo (18,4%) e formazione dei dipendenti (17,5%), nuove assunzioni (9,2%), welfare aziendale (6,5%), scelte sostenibili (5,9%) e trasformazione di contratti a tempo indeterminato (2,1%). 

Tra i benefit aziendali offerti prevale l’assistenza sanitaria integrativa (20,7%), rispetto al contenimento delle spese casa-lavoro come buoni spesa e/o auto aziendale (16,1%), buoni pasto o mensa (15,6%) e smart working (15,3%). Seguono la previdenza complementare (12,1%), i congedi parentali aggiuntivi (8,4%), borse di studio e corsi di formazione (3,9%), servizi alla persona (3,9%), attività relative al tempo libero come palestre, cinema, teatri (1,8%). Chiudono altri premi (1,6%) e nido aziendale (0,7%).

«Avere oltre l’80% dei casi in cui i risparmi vengono reinvestiti in azienda dipinge un quadro lontano dai cliché, dove gli imprenditori non sono soltanto interessati al profitto di breve termine ma investono nel loro asset più importante – i dipendenti – attraverso formazione, assistenza sanitaria e buoni spesa. È un dato importante che fa ben sperare per il futuro del nostro Paese», commenta Alessia Poletti, Senior Field Marketing Manager per Italia, Malta e Grecia di SAP Concur. 

Metodologia della ricerca

Il sondaggio è stato condotto da CGIA di Mestre tramite interviste telefoniche (sistema CATI) a cinquecento titolari/soci, direttori/dirigenti, quadri/funzionari di imprese con almeno cinquanta addetti nelle seguenti quattro macro-aree in Italia: Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole. L’indagine è stata condotta tra giugno e luglio 2020. 

Il campione analizzato è per il 56% quadro/funzionario d’azienda, per il 27% direttore generale/dirigente/manager e per il 17% titolare/socio. Il mercato delle aziende prese in esame è per il 35,9% esclusivamente italiano, mentre il restante 64,1% lavora anche all’estero. Il fatturato delle aziende prese come campione è per il 46,3% tra i dieci e i cinquanta milioni di euro, il 33,6% fattura tra i cinque e i dieci milioni di euro, l’11,3% oltre cinquanta milioni di euro e l’8,8% meno di cinque milioni di euro. Le aziende analizzate lavorano in diversi settori: manifatturiero (70,6%), servizi alle imprese (8,6%), commercio (5,6%), servizi alle persone (4,6%), trasporti (4,3%), edilizia (3,9%) e utility (2,3%).

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