D’Arienzo: «Con il PNRR il Veneto si prepari a ingenti risorse»

L’onorevole Vincenzo D’Arienzo ha fatto il punto sul Piano Nazionale Ripresa e Resilienza finanziato dal Recovery Fund e sulle opportunità che queste risorse frutteranno per il Veneto.

Vincenzo D'Arienzo
Vincenzo D'Arienzo. Foto dal sito vincenzodarienzo.it

Il senatore Vincenzo D’Arienzo, capogruppo Commissione Trasporti, ha evidenziato le opportunità del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza per una Regione ricca di risorse come il Veneto.

«L’Europa ha messo a disposizione miliardi di euro ma ha bisogno di linee guida per comprendere come spendere queste risorse nelle sei missioni enunciate dal Recovery Fund. Tra le missioni troviamo le infrastrutture della mobilità. Il Governo italiano ha inserito nelle infrastrutture della mobilità principi molto importanti. Queste linee guida sono state validate dalla Commissione Europea. Ora l’Italia deve presentare il suo programma di spesa che deve realizzarsi entro il 2026. Per quanto riguarda i trasporti ci sono diversi capitoli: ferroviari, aerei, marittimi e trasporto pubblico locale. Nell’ambito di tutte le pianificazioni del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza c’è la sostituzione del numero più alto possibile di autobus per dotarli di impianti compatibili con l’ambiente, elettrici o a metano. Questa la ritengo la cosa più significativa della politica del New Green Deal».

Cosa cambierà fattivamente sul territorio? D’Arienzo prosegue: «Il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza non aumenta il numero di trasporti, ma consente il ricambio generazionale di tutti gli autobus o di una buona parte degli autobus attualmente esistenti. Questo perché il PNRR non è un investimento perenne, è un investimento in capitale. Sono investimenti a patrimonio, non di gestione. Noi possiamo comprare con le risorse a disposizione, ma non possiamo pagare le spese correnti che sono quelle tipiche del trasporto pubblico locale. Non vedremo un aumento dei trasporti ma una sostituzione di tutti i mezzi. Se questo significa per il futuro risparmiare in termini di gasolio, benzina e si risparmia una rilevante quota, è probabile che le aziende reinvestano in maggiori linee, sia urbane che extraurbane. Ne consegue che la quota del fondo nazionale per i trasporti, che è quello che viene devoluto alle Regioni, non dovrebbe subire modifiche». 

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Una parola anche sugli altri trasporti: «Trasportando questi ragionamenti su altre partite, la differenza la notiamo. Il PNRR di fatto ci consente di finire completamente tutte le infrastrutture strategiche, che sono la Milano-Venezia e la Verona-Brennero, perché sono spese in conto capitale. Applicando il discorso alle infrastrutture aeroportuali, non si paga l’ampliamento aeroportuale, perché non è oggetto di investimento, ma le infrastrutture per facilitare la logistica aeroportuale sì». 

Conclude: «Noi in Veneto beneficiamo in maniera molto rilevante del PNRR, soprattutto le infrastrutture più grandi, le due tratte TAV, i tre aeroporti (Verona, Venezia e Treviso), la fitta rete di trasporto pubblico locale. Questi fanno sì che siano attratti investimenti importanti rispetto ad altre Regioni, dove queste opportunità non ci sono. In Veneto, e capita proprio a Verona, c’è il canale navigale Fissero-Tartaro-Canalbianco, che dal porto di Mantova arriva fino al Po, passando da Legnago. Nel PNRR c’è un filone che sviluppa proprio le vie navigabili, un fattore che non tutte le Regioni possono sfruttare. Il Veneto sarà quindi destinatario di un ingente numero di risorse in ragione di queste opportunità esistenti. Prepariamoci a risorse importanti».