Confartigianato: «I parrucchieri solo all’interno del Comune sono un limite»

Il presidente di Confartigianato Imprese Verona Roberto Iraci Sareri manifesta contrarietà nei confronti della norma del nuovo Dpcm secondo la quale parrucchieri e centri estetici rimangono aperti solo ai residenti del proprio Comune.

parrucchieri parrucchiere parrucchiera tinta capelli confartigianato benessere

Non solo acconciatori e centri estetici, ma tutte le attività artigiane autorizzate a restare aperte e quindi a poter lavorare, lasciate nel limbo dell’incertezza, assieme ai loro clienti, circa la possibilità di essere raggiunte anche da fuori comune.

«Buon senso e chiarezza devono essere alla base delle regole sugli spostamenti all’interno della zona arancione -, afferma Roberto Iraci Sareri, presidente di Confartigianato Imprese Verona, che ragiona circa il perdurare oramai dalla vigilia di Natale della zona arancione per la nostra regione, nella quale sono così vietati gli spostamenti per usufruire di servizi collocati fuori dal comune di residenza -. Un aspetto che sta penalizzando diversi nostri mestieri, dal benessere ai calzolai, dalle pulisecco ai sarti e agli orafi, ottici e ortopedici, fotografi e grafici sino all’autoriparazione ed ai riparatori di elettrodomestici. Solo per citare i più numerosi che rappresentano in provincia migliaia di imprese artigiane distribuite in tutti i comuni, anche i più piccoli».

Leggi anche: Confartigianato Veneto: «Per economia “luce” alla fine del 2021»

Roberto Iraci Sareri, presidente di Confartiganato Imprese Verona

Prosegue: «Da tempo, ormai, in Associazione riceviamo valanghe di telefonate, messaggi ed e-mail di richiesta informazioni, con imprenditori preoccupati di cosa poter dire ai loro clienti, nel dubbio circa la possibilità di poter continuare ad accogliere coloro che giungono da altri comuni limitrofi. Un’incertezza che sta minando alle fondamenta i bilanci di queste attività, strette tra cali di fatturato, anche del 70%, e costi fissi che corrono come al solito. Una situazione insostenibile che ancora di più fa emergere l’esigenza di uscire dalla logica dei ristori per codici Ateco e porti il Governo ad adottare un provvedimento ombrello che vada a sostenere le imprese in base al calo del fatturato, non solo di aprile ma nel corso degli ultimi nove mesi del 2020, rispetto lo stesso periodo dell’anno precedente. Non autorizzando i servizi alla persona e alla famiglia a ricevere clientela da fuori Comune, si impedisce agli imprenditori di servire una parte importante della clientela».

«Non è nei nostri saloni che si diffonde il virus – le parole di Carolina Calmetta, presidente di Confartigianato Benessere Verona –. Ciò accade dove c’è assembramento e dove non si rispettano le regole di igiene e di sicurezza. In questo modo si rischia di non indirizzare gli sforzi verso i comportamenti veramente rischiosi, che vanno al contrario sanzionati. Nei saloni si accede un cliente alla volta e solo su appuntamento, gli operatori sono scrupolosi e gli ambienti sono sanificati. Inoltre, i clienti restano all’interno degli esercizi per poco tempo e sono distanziati. Lavoriamo in totale sicurezza. Impedire questo tipo di spostamenti è ingiusto e irragionevole. Abbiamo sollecitato inutilmente anche il Governo su questo punto».

«Tale provvedimento – conclude Calmetta – va a incidere sul rapporto di fiducia che si è instaurato e consolidato negli anni tra professionisti e clienti che risiedono in altri Comuni. Chiediamo quindi un chiarimento che risponda al buon senso e alla ragionevolezza che devono sempre accompagnare l’applicazione delle norme. Un’interpretazione che ha un senso oltretutto in un territorio come il nostro, composto da Comuni spesso molto vicini fra di loro. In provincia di Verona, su 98 comuni, cinque sono micro, con meno di mille abitanti, 26 quelli tra 3.000 e 1.000 abitanti, mentre in generale sono 52 i comuni con meno di cinquemila abitanti, e le nostre imprese ne sono forse uno degli ultimi patrimoni imprenditoriali da salvaguardare».