I centri estetici di Confartigianato chiedono la riapertura

Da Confartigianato Estetisti arriva un appello al Governo, in merito alla chiusura delle attività ritenute non essenziali: «Questa ingiustificata discriminazione danneggia e mortifica le imprese del settore», afferma Carolina Calmetta, Presidente di Confartigianato Benessere Verona.

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Dopo l’amara sorpresa del DPCM del 3 novembre, che aveva escluso i centri estetici dalle attività di servizio alla persona consentite nelle zone “rosse”, gli estetisti di Confartigianato chiedono che, nell’ambito dei prossimi provvedimenti governativi, non si ripeta lo stesso clamoroso errore. Un errore segnalato ripetutamente da Confartigianato e che ancora sta facendo sentire i suoi effetti con la pesante penalizzazione subita dai centri estetici nei tanti giorni “rossi” del periodo natalizio, durante il quale ci si dedica con più attenzione alla cura della persona.

«Questa ingiustificata discriminazione danneggia e mortifica le imprese del settore – afferma Carolina Calmetta, Presidente di Confartigianato Benessere Verona –. Oltre a colpire economicamente le attività, mette a rischio la salute dei clienti, bersagliati dalle offerte degli operatori abusivi che, in quanto tali, non subiscono alcuna restrizione. Riteniamo profondamente ingiusto il trattamento riservato ad una categoria che ha sempre applicato le regole con la massima diligenza ed ha rispettato, in questo periodo di emergenza sanitaria, tutte le misure previste per offrire ai propri clienti le migliori garanzie di sicurezza».

Nell’ambito delle attività dei servizi alla persona, così come è stata giustamente ritenuta essenziale l’attività di acconciatura, parimenti dovrebbe essere considerata quella di cura del corpo, e Confartigianato ha chiesto di conoscere la ragione che motivato la scelta di costringere alla chiusura le imprese di estetica: «Non ci hanno mai fornito spiegazioni – aggiunge Calmetta –: esistono dati dai quali emerge un significativo numero di contagi nei centri estetici? Se ci sono li rendano noti, altrimenti rivedano questa posizione già dal prossimo DPCM».

Ma anche altre limitazioni hanno colpito tutte le attività del benessere, come gli Acconciatori, che si sono viste privare della possibilità di ricevere i propri clienti residenti in comuni diversi e che hanno dovuto subire le più svariate interpretazioni dei locali Organismi di controllo, a fronte della chiusura nei week end delle attività nei centri commerciali.

«Non c’è stata chiarezza, la confusione ingenerata da queste misure ha danneggiato anche gli acconciatori, nonostante la nostra attività fosse rientrata nell’allegato 24 al DPCM del 3 novembre – ha dichiarato Tiziana Chiorboli, Presidente nazionale di Confartigianato Acconciatori e Confartigianato Benessere –. Noi non siamo esercizi commerciali e pertanto deve essere chiarito che non rientriamo nelle attività soggette a chiusura nell’ambito dei centri commerciali. Così come deve essere reso esplicito che è sempre possibile lo spostamento tra Comuni per raggiungere il proprio acconciatore/estetista di fiducia. Noi non vendiamo merce, i nostri servizi sono personalizzati e fiduciari, non si affida il proprio corpo a chiunque».

L’appello di Confartigianato al Governo è dunque quello di accogliere le istanze del settore ripristinando, nell’ambito dei prossimi provvedimenti, una situazione che consenta alle imprese regolari di operare con serenità, nell’osservanza delle regole a tutela della salute dei cittadini, dell’economia del settore e dello stesso Paese.

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