CGIA Mestre: «Zona rossa in Veneto? A rischio il 5% dell’economia nazionale»

«Estendere la zona rossa a tutta l'area Padova, Treviso e Venezia? Una decisione spropositata che rischia di bloccare una parte importante dell’economia del Paese». A dirlo è il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo dopo aver appreso la notizia che il Governo ha deciso di estendere la zona rossa alle tre province venete fino…

«Estendere la zona rossa a tutta l’area Padova, Treviso e Venezia? Una decisione spropositata che rischia di bloccare una parte importante dell’economia del Paese». A dirlo è il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo dopo aver appreso la notizia che il Governo ha deciso di estendere la zona rossa alle tre province venete fino al prossimo 3 aprile.

«Queste tre province, infatti, generano il 5 per cento del Pil e dell’occupazione nazionale e il 6 per cento di tutte le merci esportate dal nostro Paese. – prosegue Zabeo – A differenza di quanto sta succedendo in alcune province della Lombardia, da noi non c’è alcuna emergenza sanitaria, la situazione rimane seria e difficile, ma del tutto sotto controllo».

Altrettanto preoccupato è il segretario della CGIA, Renato Mason: «Pare di capire che questa scelta presa dall’Esecutivo non sia stata concordata né col Presidente della Regione Veneto, né con i Sindaci dei Comuni capoluogo che, sicuramente, avrebbero fatto notare che non vi è alcuna emergenza sanitaria. Speriamo che nel giro di qualche giorno il Governo si ravveda e modifichi alleggerisca le decisioni prese in nottata».

Dalla CGIA fanno sapere che l’annuncio dato nei giorni scorsi dal Governo di portare fino a 7,5 miliardi il decreto per contrastare gli effetti negativi del coronavirus va salutato positivamente, anche se gli interventi che verranno messi in campo sono rivolti solo a contenere la crisi, mentre nulla è stato previsto per “aggredire” la recessione economica ormai alle porte.

Ribadisce il segretario della CGIA, Renato Mason: «Se da un lato il mondo produttivo chiede a gran voce una importante manovra espansiva in grado di rilanciare i consumi e la domanda interna, dall’altro il Governo affronta la crisi con misure di contenimento che sono certamente importanti, anche se bisognerebbe integrarle con un importante piano di investimenti a medio-lungo termine. Per questo invitiamo l’Esecutivo a sbloccare le grandi opere pubbliche già finanziate o fermate dall’ eccessiva burocrazia, mutuando il successo che sta avendo il metodo Genova. Senza dimenticare che è necessario che la nostra Pubblica Amministrazione torni a pagare i debiti commerciali maturati con i propri fornitori».

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