CGIA Mestre: «Zona rossa in Veneto? A rischio il 5% dell’economia nazionale»

Grande preoccupazione da parte dell'Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre che giudica spropositata la scelta dell'Esecutivo di limitare le provincie di Padova, Treviso e Venezia.

Imago 2019 - Paolo Zabeo CGIA Mestre
Paolo Zabeo - CGIA Mestre

«Estendere la zona rossa a tutta l’area Padova, Treviso e Venezia? Una decisione spropositata che rischia di bloccare una parte importante dell’economia del Paese». A dirlo è il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo dopo aver appreso la notizia che il Governo ha deciso di estendere la zona rossa alle tre province venete fino al prossimo 3 aprile.

«Queste tre province, infatti, generano il 5 per cento del Pil e dell’occupazione nazionale e il 6 per cento di tutte le merci esportate dal nostro Paese. – prosegue Zabeo – A differenza di quanto sta succedendo in alcune province della Lombardia, da noi non c’è alcuna emergenza sanitaria, la situazione rimane seria e difficile, ma del tutto sotto controllo».

Altrettanto preoccupato è il segretario della CGIA, Renato Mason: «Pare di capire che questa scelta presa dall’Esecutivo non sia stata concordata né col Presidente della Regione Veneto, né con i Sindaci dei Comuni capoluogo che, sicuramente, avrebbero fatto notare che non vi è alcuna emergenza sanitaria. Speriamo che nel giro di qualche giorno il Governo si ravveda e modifichi alleggerisca le decisioni prese in nottata».

Dalla CGIA fanno sapere che l’annuncio dato nei giorni scorsi dal Governo di portare fino a 7,5 miliardi il decreto per contrastare gli effetti negativi del coronavirus va salutato positivamente, anche se gli interventi che verranno messi in campo sono rivolti solo a contenere la crisi, mentre nulla è stato previsto per “aggredire” la recessione economica ormai alle porte.

Ribadisce il segretario della CGIA, Renato Mason: «Se da un lato il mondo produttivo chiede a gran voce una importante manovra espansiva in grado di rilanciare i consumi e la domanda interna, dall’altro il Governo affronta la crisi con misure di contenimento che sono certamente importanti, anche se bisognerebbe integrarle con un importante piano di investimenti a medio-lungo termine. Per questo invitiamo l’Esecutivo a sbloccare le grandi opere pubbliche già finanziate o fermate dall’ eccessiva burocrazia, mutuando il successo che sta avendo il metodo Genova. Senza dimenticare che è necessario che la nostra Pubblica Amministrazione torni a pagare i debiti commerciali maturati con i propri fornitori».