Avesani Zaborra: «Preparare nuove generazioni all’approccio alla fauna selvatica»

Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva, ha sottolineato l’importanza del parco come luogo di educazione alla gestione delle specie animali, tema quanto mai attuale messo in risalto anche dalla recente epidemia.

1200 animali e 250 specie diverse: sono questi i numeri del Parco Natura Viva, un importante centro di tutela delle specie minacciate che ha oggi un ruolo attivo anche nella conservazione della biodiversità.

«Questo venne sancito nel ’92 – racconta Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico e amministratore delegato di Parco Natura Viva – e oggi nell’agenda delle Nazioni Unite sono inseriti 17 obiettivi per la sostenibilità tra cui vita sulla terra, educazione, tema dell’acqua che il parco sostiene in pieno. Credo sia il luogo adatto in cui fare educazione ambientale, da un livello di scuole primarie fino ai tirocinanti delle università. Oggi abbiamo circa una ventina di convenzioni con le università proprio per preparare queste nuove generazioni nuove all’approccio alla fauna selvatica, approccio che questa pandemia ha messo in forte risalto».

Un’arca di Noè molto carica, quella del Parco Natura Viva, e non mancano le richieste per accogliere sempre nuovi animali. Il nostro obiettivo – sottolinea Avesani Zaborra – è però quello di definire bene le specie su cui lavorare e concentrarci su quelle che ci hanno permesso di raggiungere i migliori risultati in termine di riproduzione e reintroduzione in natura. Oggi purtroppo sta prendendo piede una nuova definizione della specie minacciata: prima si supponeva che soltanto il conto del numero degli esemplari potesse determinare questa categoria, oggi è da considerare anche l’accoglienza che la comunità locale fa delle specie selvatiche. Gestiamo delle specie che sono estinte in natura ma che in questo momento non hanno un progetto di reintroduzione perché la comunità locale non le accetta».

La volontà per il futuro è dunque quella di potenziare il ruolo di conservatore della biodiversità mondiale che il Parco Natura Viva porta avanti dal 1985, con attenzione anche agli animali oggetto tratta illegale. «Proprio tra pochi giorni riceveremo delle tartarughe confiscate ad Hong Kong e che riusciamo a seguire grazie alla nostra fondazione ARCA che si occupa di questi animali fuori dal parco e di contatti internazionali. Non dimentichiamo – conclude Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva – che la pandemia da cui siamo usciti è anche dovuta all’illegalità nella gestione di specie animali da parte dell’uomo, un tema assolutamente centrale nella nostra epoca».

Il parco ha riaperto ufficialmente al pubblico lo scorso 21 maggio, dopo oltre due mesi di chiusura.