Autoriparazioni, come sta il settore?

Nonostante le restrizioni, succedutesi con vari livelli di severità, il settore dell’autoriparazione è uno di quelli che hanno sempre potuto operare dall’inizio della diffusione del virus in Italia, trattandosi di un’attività ritenuta essenziale. «La sicurezza dei veicoli è fondamentale – spiega Massimo Speri, presidente di Confartigianato Autoriparazione Verona –, come lo è permettere, a tutti…

Nonostante le restrizioni, succedutesi con vari livelli di severità, il settore dell’autoriparazione è uno di quelli che hanno sempre potuto operare dall’inizio della diffusione del virus in Italia, trattandosi di un’attività ritenuta essenziale. «La sicurezza dei veicoli è fondamentale – spiega Massimo Speri, presidente di Confartigianato Autoriparazione Verona –, come lo è permettere, a tutti coloro che si muovono per lavoro o si devono spostare per qualsiasi motivazione autorizzata, di poter contare sulla corretta manutenzione dei mezzi. Ciò non significa, però, che i nostri carrozzieri, meccatronici, revisori auto e gommisti siano una élite di fortunati risparmiati dalle conseguenze della drammatica crisi economica. La dimostrazione è in un dato che, sinceramente, in tanti anni di lavoro e di attività associativa per la categoria all’interno di Confartigianato, non mi sarei mai aspettato di vedere: le nostre imprese, pur aperte ed operative, dall’inizio della pandemia, hanno registrato un 50% in meno di ingressi nelle officine di riparazione, che si sono più che dimezzati per quanto riguarda le carrozzerie. Inoltre, è bene chiarire che se le nostre aziende non sono mai state chiuse da DPCM significa anche che non sono mai state ristorate con provvedimenti specifici, pur subendo una pesante riduzione del fatturato».

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La filiera dell’automotive, infatti, a seguito dello shock subito a causa dello tsunami pandemico si trova a dover fare i conti con una domanda, interna ed esterna, particolarmente indebolita. 

Massimo Speri, presidente di Confartigianato Autoriparazione Verona.

Per quanto riguarda la domanda interna, essa subisce duri colpi con le immatricolazioni di autovetture che nel solo periodo gennaio-agosto 2020 segnano un calo del -38,8% rispetto ai primi otto mesi del 2019, conseguenza del deperimento della fiducia e del reddito disponibile dei consumatori finali, e con il fatturato in flessione sia rispetto al trimestre precedente sia allo stesso periodo di un anno fa.

«Incertezze, iperproduzione normativa, confusione, divieti negli spostamenti, dilagare del timore, difficoltà economiche, proroghe infinite sui controlli obbligatori – continua Speri –, numerose le motivazioni, che insieme porteranno certamente a conseguenze molto rischiose per la sicurezza stradale e delle persone: gli automobilisti rimandano le manutenzioni e le revisioni, tengono i veicoli danneggiati, tentano di arrangiarsi o si affidano a qualche operatore improvvisato. Non voglio neanche pensare ai danni che si stanno venendo a creare e che ci porteremo dietro per lungo tempo». 

La situazione imprenditoriale dell’Autoriparazione artigiana, in provincia di Verona, vede all’opera circa mille e 500 operatori, dei quali oltre quattrocento sono carrozzieri, mentre i restanti mille e 100 fanno parte di quell’ampia fetta di officine multiservizio che mettono a disposizione le attività di meccatronica, elettrauto, gommista e anche carrozzeria, oltre ad attività specialistiche di chi si occupa, ad esempio, in via esclusiva di freni, di pompe per i motori e quant’altro. “Sul nostro territorio, le imprese di autoriparazione hanno, in media, tre addetti, per un totale di circa quattromila e 500, ma la realtà è che molte sono attività familiari, che tra soci, collaboratori, dipendenti e titolari, mettono insieme una stima approssimativa di 25.000 persone che, lavorativamente parlando, gravitano attorno alle nostre officine», spiega Speri, che oltre a ricoprire l’incarico di Presidente provinciale dei Carrozzieri, è stato eletto alla presidenza regionale dell’Autoriparazione di Confartigianato Imprese Veneto ed è entrato nel consiglio nazionale dei Carrozzieri.

«Le difficoltà principali di quest’ultimo anno – afferma – si possono sintetizzare in un concetto: l’impossibilità di programmare il lavoro, l’attività dei dipendenti, l’acquisto di attrezzature, materiali, pezzi di ricambio. Tutto ciò, assieme al crollo di fatturato, mette in crisi numerose officine, dalle più piccole alle più strutturate».

Confartigianato, tra fine maggio e inizio giugno 2020, ha realizzato un’indagine dal titolo “Effetti del Coronavirus sulle MPI” a cui hanno partecipato imprese di micro-piccole dimensioni del settore autoriparazione. Dall’analisi dei dati si evince come, a seguito di quanto avvenuto a causa dell’emergenza sanitaria, la gran parte delle MPI dell’autoriparazione, ad inizio giugno, segnalavano problematiche legate alla mancanza di liquidità (71,1%) e all’assenza di clienti (69,5%). 

Oltre la metà delle imprese ha evidenziato anche mancati pagamenti e difficoltà nel reperire il materiale per operare. Guardando al futuro, il 38,9% prevede di attivare cambiamenti reattivi entro giugno 2021, in particolare prospettano di attivare nuovi canali di vendita, di raccolta ordini e di sponsorizzazione dei servizi offerti e di riorganizzare internamente l’impresa. Rispetto alla possibilità di chiusura, a inizio ripartenza, un 27,2% delle MPI del settore prevedeva, guardando in avanti, di non essere in grado di sostenere la continuità aziendale. Rispetto a cosa accadrà in futuro, tra le imprese a inizio giugno 2020 era diffusa l’incertezza: il 51,4% non era difatti in grado di fare previsioni rispetto all’andamento futuro del mercato e, quindi, della propria attività.

«Come Federazione regionale di categoria – continua Speri – abbiamo elaborato un documento con il quale Confartigianato si fa portavoce di alcune idee che potrebbero rappresentare un aiuto importante per la categoria. Tra le nostre proposte: la defiscalizzazione sugli interventi di manutenzione e riparazione dei veicoli in circolazione, attuando una riduzione dell’IVA sulle commesse e rendendo detraibili per il cittadino le spese sostenute; la riduzione del costo del lavoro, con sospensione temporanea dei contributi dei dipendenti. Pensiamo anche a meccanismi di incentivazione per i cittadini affinché mantengano in sicurezza i veicoli e si avviino verso una riconversione green e di risparmio dei consumi, inoltre: credito al consumo per la clientela per lavori di una certa entità di un elevato peso economico; attivazione della possibilità che tutta la formazione obbligatoria o formazione necessaria che ricade sulla categoria possa essere effettuata in modalità FAD (formazione a distanza); introduzione di provvedimenti normativi che prevedano l’obbligo di libretto di manutenzione per usufruire di agevolazioni fiscali; altri interventi fiscali per colmare le perdite causate dall’emergenza sanitaria».

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