Ammortizzatori sociali, Mason: «Agenzia delle entrate la più puntuale»
In occasione del prossimo numero di Verona Economia, dedicato al tema del lavoro e della formazione, e in uscita questo venerdì, è intervenuto ai nostri microfoni Renato Mason, segretario della CGIA di Mestre.
Partiamo con una panoramica sul mondo del lavoro in Veneto. Quali sono state le criticità di questo 2020?
Partendo dal presupposto che è sotto gli occhi di tutti la gravità della crisi, occorre fare una premessa: la crisi del 2020 avviene in seguito a un 2019 molto scarso da un punto di vista della crescita economica del Veneto e dell’Italia. Il 2019 si è chiuso a un +0,3% di aumento del Pil, sottolineo questo dato per far capire l’esiguità della crescita italiana pre-Covid. La pandemia è stato il colpo di grazia, la perdita complessiva di quest’anno si aggira attorno al 9,5% circa. L’occupazione è condizionata da una decisione importante: il blocco dei licenziamenti, valido fino al 31 marzo 2021. Questo “falcia” il dato reale dell’economia del Veneto e dell’Italia e dell’occupazione.
Le previsioni di tutti gli Osservatori sono che nel 2020 il calo è stato molto limitato, un calo del 2% di occupati. Un dato che è grave, ma non pauroso. Il dato significativo è che il 2021 sarà molto più pesante, arrivando presumibilmente al -4% di occupati. Quando scadrà il blocco dei licenziamenti, in Italia parleremo di circa un milione di posti di lavoro oggi esistenti che andranno in crisi. Teniamo presente che il Veneto viaggiava nel 2019 sui due milioni e 170mila di occupati: lavoratori dipendenti (un milione e 670mila) e autonomi (485mila) insieme. I dati del 2020 sono relativi ai primi nove mesi. Gli occupati nel Veneto sono calati a due milioni e 17mila, meno 43mila. I dipendenti calano del -0,4% ma il dato più preoccupante riguarda gli indipendenti, con un calo del 7,5%, con 35mila lavoratori in meno. Laddove calano gli occupati indipendenti, calano le possibilità di crescita e sviluppo di nuove imprese.
È uscito di recente il report dell’Istat che dichiara che su 101mila posti di lavoro persi, 99mila siano di donne. Anche in Veneto si registra questa forte disparità di genere?
A livello nazionale, donne, giovani e il Sud sono i più penalizzati. I provvedimenti presi, la situazione generale, la capacità di resistenza del modello economico italiano ha pesantemente toppato su queste tre specificità. Tutta quella parte di occupati legati a contratti “precari” (un termine che non apprezzo): part-time, a chiamata, a tempo determinato, ecc. Sono contratti che costituivano per donne, giovani e sud, la modalità più diffusa per entrare nel mondo del lavoro. Confermo che questo riguarda anche il Veneto: donne e giovani sono i più colpiti dalla crisi pandemica del 2020.
Gli ammortizzatori sociali erogati dal Governo possono costituire uno strumento per la ripresa?
Per i lavoratori dipendenti sono state previste risorse importanti, ormai attorno ai quaranta miliardi, per cassa integrazione e altri ammortizzatori sociali. Sulla carta sono quindi stati coinvolti in un’azione di ristoro da parte del Governo, ma la cassa integrazione nelle varie forme in cui viene declinata, è gestita dall’Inps che ha dato il peggio di sé. Ritardi, parziali rimborsi, acconti non saldati. Come ha dichiarato l’Inps stesso sono giacenti centinaia di migliaia di domande di novembre 2020. Qui il sistema della cassa integrazione e tutti gli ammortizzatori per il mondo dei dipendenti hanno visto stanziamenti importanti, erogazioni in ritardo o parziali. La cassa integrazione interviene su una percentuale del salario netto, prima percepito. Chi è in cassa integrazione percepisce in media un 65-70% sulle ore totali, quindi è una decurtazione del reddito.
Per i lavoratori indipendenti la situazione è molto peggio: poche risorse per i lavoratori autonomi, gli artigiani e i liberi professionisti, decisamente inferiori alla perdita di fatturato e di reddito finale. Erogati con procedure e tempi inaccettabili. Dei tre organismi che provvedevano all’erogazione di questi ristori, l’Inps ha dimostrato anche nei confronti di questi lavoratori tutti i limiti e le difficoltà delle sue procedure; le banche sono dentro a un percorso burocratico borbonico, per cui tantissime volte non sono riuscite a intervenire pur con le garanzie dello Stato; e infine l’Agenzia delle entrate, che è quella che ha funzionato meglio, l’erogazione è avvenuta in tempi rapidi e con modalità semplici.
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