Citrobacter a Verona: niente processo, tutti prosciolti
Tutti prosciolti e quindi per ora nessun processo per la vicenda del batterio Citrobacter koseri. Il caso esplose nel 2020 all’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento: un centinaio di bambini contagiati, quattro morti e altri con conseguenze gravi e permanenti.
Sette persone risultarono indagate già nel 2021: l’allora direttore generale dell’Azienda ospedaliera universitaria di Verona Francesco Cobello, il primario di Pediatria Paolo Biban, Chiara Bovo, all’epoca direttore sanitario, Giovanna Ghirlanda, direttore medico, e ancora la professoressa Evelina Tacconelli, direttrice di Malattie infettive, Giuliana Lo Cascio, allora primario facente funzioni di Microbiologia e virologia, Stefano Tardivo, risk manager. Erano indagati per omicidio colposo e lesioni colpose gravi e gravissime in ambito sanitario. Il procedimento restringeva le responsabilità ai casi della morte di una neonata e danni permanenti a un’altra.
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Oggi, come riporta Tgr Veneto, sono stati tutti prosciolti dal giudice per l’udienza preliminare Livia Magri. Le motivazioni saranno rese note fra 30 giorni.
Affida la sua rabbia ai social Elisa Bettini, madre di uno dei neonati coinvolti: «Essere cittadina di una nazione di cui vergognarsi. Dove la giustizia funziona solo se sei colpevole. Dove a fine udienza gli avvocati hanno il coraggio di ridere e battersi il cinque, nonostante comunque si parli di bambini morti e disabili. Mi arrendo, ma non dimentico».
Del citrobacter koseri si era tornati a parlare negli scorsi mesi, per l’emergere di nuovi casi a Borgo Trento, anche se fortunatamente con conseguenze non gravi come quattro anni fa.
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