Neonati colonizzati a Borgo Trento, la conferma: è ancora il Citrobacter koseri

Dopo l’epidemia di quattro anni fa, a inizio maggio sono state rilevate colonizzazioni batteriche in tre neonati in Terapia intensiva neonatale, con conseguenze più limitate. Il direttore Igiene Brizzi: «L’azzeramento totale del rischio è impossibile».

Ospedale della Donna e del Bambino - citrobacter a Borgo Trento aoui verona

È arrivata dal laboratorio di Microbiologia della Fondazione Policlinico Gemelli IRCSS l’anticipazione dell’indagine genomica sul microrganismo responsabile della colonizzazione in Terapia intensiva neonatale (Tin) all’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento. Si conferma che si tratta di Citrobacter koseri, così come era stato già detto lo scorso 5 maggio, «un batterio che è fratello ma non gemello di quello che nel 2020 ha causato l’epidemia. L’indagine ha infatti confermato che sono molto simili ma non uguali» dice il comunicato dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona.

Lo scorso 5 maggio è subito scattato l’allarme quando è stata rilevata la colonizzazione di tre neonati, visto quanto avvenuto quattro anni fa con il Citrobacter koseri, quando quattro bambini furono uccisi dal batterio e una novantina contagiati, di cui alcuni con conseguenze gravi. Da allora è stato sospeso quindi l’accesso per le gestanti con possibile parto prematuro, in quanto il Citrobacter koseri è particolarmente pericoloso appunto per i neonati prematuri, che spesso necessitano il ricovero in Terapia intensiva neonatale.

Del caso Citrobacter a Verona, tra l’altro, si parlerà anche nella puntata di stasera delle Iene su Italia 1.

«Come è noto e come descritto dalla letteratura scientifica, questo batterio è ubiquitario nel senso che si trova ovunque e prolifera nell’intestino umano e animale. La colonizzazione di inizio maggio è dovuta quindi ad un microorganismo che può essere arrivato in ospedale attraverso molteplici vie dal momento che è circolante ovunque. La sua diffusione avviene solo per contatto e non per via aerea, ed è un germe a bassa resistenza ambientale (sulle superfici muore subito) ed è sensibile ai normali disinfettanti» ricorda l’Azienda Ospedaliera.

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Dopo i casi del 2020, «la sorveglianza dei rigidi protocolli interni ha sempre cercato il batterio e per quattro anni non è mai stato trovato nell’ambiente. Nemmeno dai primi di maggio ad oggi, quando dopo la identificazione del batterio nei tamponi di sorveglianza dei tre prematuri senza infezione sono scattate le misure straordinarie di sorveglianza» continua il comunicato dell’Aoui. «Non c’è traccia di Citrobacter koseri nell’acqua potabile, né dai rubinetti né nei sifoni di scarico. Non c’è traccia sulle superfici (lavandini, culle, termoculle, dispositivi elettromedicali, ecc), e i campioni sono sempre stati negativi persino sull’aria (nella remota ipotesi della vaporizzazione)».

Il dottor Luca Brizzi, direttore Igiene e Prevenzioni dei rischi, spiega: «L’azzeramento totale del rischio Citrobacter koseri è nei fatti impossibile da perseguire proprio perché si tratta di un microrganismo ubiquitario. È ovunque nelle persone e nel mondo. Il vero obbligo per una struttura sanitaria pubblica è quello di avere una organizzazione talmente dettagliata di ricerca e di vigilanza da intervenire tempestivamente. Ed è quanto avvenuto a inizio maggio, quando il sistema aziendale ha prodotto una immediata risposta al dato anomalo della Microbiologia. Avevamo già in atto tutte le misure necessarie di interruzione della catena di trasmissione, un livello di sorveglianza che non è standard ma che qui esiste e che abbiamo ulteriormente innalzato».

Il professor Massimo Franchi, direttore Dipartimento Materno-Infantile, aggiunge: «È bene ricordare che stiamo parlando di una colonizzazione di tre neonati, che non si sono mai ammalati perché non si è mai sviluppata l’infezione. Non possiamo dire che il batterio sia lo stesso del 2020 perché è molto simile ma non uguale, tanto è vero che in questi anni non è mai stato trovato in nessuna matrice ambientale e in nessun paziente».

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Tamponi sui pazienti. I tamponi sui pazienti in ingresso nella TIN vengono eseguiti di norma per conoscere i batteri che colonizzano i neonati prematuri e non includono solo il Citrobacter koseri, ma anche altri batteri, per esempio Staphylococcus aureus, Klebsiella pneumoniae, o Pseudomonas aeruginosa, che possono provocare delle infezioni molto gravi e talora letali.

«Dopo i primi tre prematuri positivi ai tamponi intestinali, tutti i neonati presenti in Tin sono risultati negativi e nessun altro ricoverato è stato contagiato. Tutti gli altri tamponi, che si eseguono in altre sedi del corpo, sono sempre risultati negativi in tutti i ricoverati. I tamponi sulle gestanti sono per legge su base volontaria e per questo è difficile individuare la sorgente del contagio, dal momento che questo batterio è normalmente presente nel corpo umano in forma innocua ma può essere pericoloso nei soggetti fragili come i prematuri» continua il comunicato dell’Aoui.

Le misure messe in campo. «Non si è verificato nessun caso di trasmissione ad altri neonati perché sono immediatamente scattati i protocolli aziendali previsti nel caso di risultati dei tamponi anomali» dice l’Azienda ospedaliera. E d’altro canto sono stati immediatamente sospesi i ricoveri delle gravide al di sotto della 33° settimana di gestazione, poiché i nati prematuri necessitano nella maggior parte dei casi di ricovero in Tin.

Queste le principali misure: attivazione organizzativa (Gruppo Infezioni Ospedaliere e Commissione Infezioni Ospedaliere), attivazione procedure immediate di isolamento, pulizia e disinfezione straordinarie con concentrazioni più elevate di cloro, rinforzo della vigilanza con azioni dirette di osservazione giornaliera, in particolare per: aderenza alle procedure di igiene delle mani, aumento della frequenza dei tamponi nei neonati, ripetizione dei campionamenti ambientali su diverse matrici (acqua distribuita, latte formula), superfici (termoculle, dispositivi medici e apparecchiature elettromedicali), sistemi di scarico dei lavandini, anche alla luce delle informazioni raccolte con l’inchiesta epidemiologica e relative al percorso di presa in carico dei singoli neonati (dalla sala parto alla terapia intensiva).

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I dati sulla Terapia intensiva neonatale. «La ricerca del Citrobacter koseri viene fatta da 4 anni in maniera radicale nei reparti dell’Ospedale della donna e del bambino, con protocolli organizzativi che minimizzano il rischio di infezioni di patologie neonatali. I dati del network nazionale in cui è inserita anche la Tin di Borgo Trento confermano l’efficacia delle misure. Gli ultimi dati disponibili del 2022 mostrano che a fronte del 13,2% di infezioni in Italia, a Verona il rischio è attestato al 3,2%» dichiarano dall’Aoui.

Nuove azioni intraprese. «Anche se tutti i campioni sull’acqua sono negativi, AOUI ha optato per l’implementazione di misure preventive d’avanguardia per la riduzione delle infezioni ospedaliere, con l’eliminazione dei lavandini in prossimità dei posti letto in Terapia Intensiva Neonatale. Ricordiamo comunque che, prudenzialmente, da anni tutti i neonati vengono lavati solo con acqua sterile. Inoltre, già da ieri è in funzione lo sportello informativo per le partorienti e i loro familiari per avere indicazioni cliniche e scientifiche sulla possibilità di partorire a Borgo Trento, soprattutto per chiarire la differenza tra colonizzazione e infezione» fa sapere l’Aoui.

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Citrobacter

Di seguito alcune informazioni relative al Citrobacter dal sito dell’Istituto Superiore di Sanità.

Al genere Citrobacter appartengono batteri che si possono trovare ovunque nell’ambiente (ubiquitari), incluse le acque, e negli alimenti. Sono, inoltre, un normale componente della flora batterica intestinale. Possono causare infezioni in persone deboli (patogeni opportunisti) quali neonati (in particolare quelli prematuri), anziani e individui immunocompromessi. In questi soggetti possono causare infezioni del tratto urinario, delle vie respiratorie, delle ferite, delle ossa (osteomielite), del peritoneo, dell’endocardio, meningite e sepsi. Le tre specie principali che causano infezioni gravi nell’uomo sono C. freundiiC. koseri e C. braakii.

La maggior parte di queste infezioni sono acquisite in ospedale (infezioni nosocomiali), tuttavia, data la diffusione del batterio, ci si può infettare anche al di fuori dell’ospedale. Le più frequenti modalità di trasmissione sono: attraverso l’ingestione di alimenti contaminati, da madre al figlio durante il parto, contatto diretto da persona a persona, contatto con superfici o oggetti contaminati.

In ambito ospedaliero la trasmissione può avvenire anche tramite:

  • contatto con gli operatori sanitari, soprattutto attraverso le mani se non correttamente lavate e disinfettate
  • contatto indiretto mediante oggetti o superfici contaminati (sia strumenti diagnostici che oggetti e superfici comuni)

Sintomi

I disturbi causati dalle infezioni da Citrobacter sono strettamente legati all’organo colpito:

  • arrossamento, gonfiore, dolore localizzato e pus, nelle infezioni cutanee e in quelle profonde come l’osteomielite
  • febbre elevata, difficoltà respiratoria, tosse, espettorato, debolezza (astenia) e decadimento delle condizioni generali, nelle polmoniti
  • difficoltà a urinare, stimolo frequente (pollachiuria), urgenza a urinare, dolore mentre si urina (stranguria), dolore nella regione pelvica e lombare, sangue nell’urina (ematuria), urina purulenta, febbre, nelle infezioni urinarie
  • febbre superiore a 38°C, senso di malessere generale, dolori muscolari, brividi e confusione, nelle sepsi
  • abbassamento della pressione sanguigna, in caso di aggravamento della sepsi e shock settico
  • meningite neonatale causata da C. koseri, forma particolarmente grave, generalmente associata ad encefalite necrotizzante e ascessi cerebrali

Diagnosi

Quando si sospetta un’infezione da Citrobacter è indispensabile accertare (diagnosticare) la presenza dei batteri nell’organismo attraverso analisi diverse a seconda della sede dell’infezione:

Successivi test biochimici e molecolari confermano la diagnosi e permettono di identificare il sierogruppo, un criterio di classificazione che si basa sulle diverse proteine (antigene O) della superficie dei batteri, ed è utile per avere una diagnosi più precisa e per studiare le epidemie ospedaliere.

Terapia

Per la cura delle infezioni da Citrobacter l’antibiotico o la combinazione di antibiotici più appropriati viene scelta sulla base del risultato dell’antibiogramma. È importante eseguire l’antibiogramma perché il Citrobacter è resistente alle penicilline e a diverse combinazioni di antibiotici β-lattamici. Inoltre, vi sono ceppi batterici resistenti a più classi di antibiotici (multi-resistenti), per i quali l’unico antibiotico efficace è al momento la colistina. La colistina deve essere prescritta dal medico che verifica lo stato generale del paziente e la possibile insorgenza di effetti tossici durante la cura.

Prevenzione

batteri del genere Citrobacter sono causa di gravi infezioni e, talvolta, di epidemie in ambito ospedaliero. Al fine di prevenire e controllare la trasmissione delle infezioni all’interno degli ospedali sono importanti:

  • sorveglianza delle infezioni e la rapida identificazione e controllo delle epidemie
  • prevenzione delle infezioni associate a specifiche procedure, riducendo l’esecuzione di quelle non necessarie e scegliendo presidi medici più sicuri
  • corretto uso degli antibiotici e dei disinfettanti
  • pulizia e disinfezione degli ambienti
  • frequente e corretto lavaggio delle mani (leggi la Bufala)

Il corretto lavaggio delle mani è una pratica molto efficace per la prevenzione delle infezioni da Citrobacter e in generale, e può essere praticata da tutti sia in ospedale che fuori, a casa e al lavoro.