Nicolini: «Con Biden cambio di passo sul virus»
Nella serata di sabato 7 novembre, i media americani hanno annunciato l’esito delle elezioni 2020 e proclamato la vittoria di Joe Biden, che sarà ufficializzata il prossimo 14 dicembre.
Non sono mancate le accese reazioni del presidente uscente Donald Trump, che ha parlato di brogli elettorali e ha annunciato ricorsi in diversi Stati. Per fare chiarezza su questa situazione, ai microfoni di Buongiorno Verona su Radio Adige TV, abbiamo intervistato Matteo Nicolini, docente di diritto pubblico comparato dell’Università di Verona.
«L’elezione di Joe Biden a presidente USA – attacca Nicolini – avrà conseguenze su quello che può fare adesso e su quello che potrà fare in futuro. A livello di singoli stati, il collegio dei grandi elettori si riunirà secondo la disciplina del sistema elettorale per la presidenza degli Stati Uniti d’America, a dicembre. Nelle 50 capitali degli Stati Uniti d’America si ritroveranno, voteranno e le urne verranno sigillate e trasmesse a Washington: le urne verranno aperte alla mezzanotte del 6 gennaio, l’urna per la presidenza andrà avanti alla Camera dei Rappresentanti e questa per l’elezione del vicepresidente andrà davanti al Senato. Controllato lo scrutinio, il 20 gennaio il presidente giurerà e subentrerà ufficialmente».
«Siamo ancora in una fase di attesa di perfezionamento del procedimento elettorale. Nel momento in cui sappiamo che all’inizio di novembre i grandi elettori eletti voteranno in quella direzione a dicembre, abbiamo in qualche modo un anticipo dei dati elettorali. Il problema – precisa Nicolini – è che ovviamente abbiamo 11 settimane di sovrapposizione tra un presidente, Trump, che sta esaurendo il proprio incarico e un presidente, Biden, che sta cominciando ad organizzare in maniera articolata il programma elettorale».
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«Già in questo periodo Biden sta cominciando a nominare alcuni pezzi grossi, tra cui appunto anche il nuovo chief of staff della Casa Bianca, Ron Klain, che peraltro ha avuto un ruolo importante sotto Obama nella gestione della crisi di ebola. Proprio questo – continua il docente – mi pare già un cambio di passo in relazione alla questione Coronavirus, per come è stata gestita».
«Pare anche che lo stesso Fauci verrà inserito all’interno dell’équipe di cui Biden si vuole dotare. Si apre quindi tutta la questione di cosa Biden sta progettando di fare in relazione a tutta una serie di interventi: dai rapporti con l’Unione Europea, con la Cina, soprattutto in relazione alla questione dei diritti umani, dalla gestione della Brexit alla questione del backstop dell’Irlanda del Nord».
Precisa Nicolini: «Biden ha origini irlandesi e ha tutto l’interesse che gli accordi del Venerdì Santo, che regolano la disciplina anche a livello internazionale tra Irlanda del Nord e del Sud, vengano rispettati da parte del governo inglese. C’è poi l’accordo di Parigi sul cambiamento climatico».
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Sulle future mosse del presidente entrante, Nicolini dichiara: «Dobbiamo attendere per una serie di ragioni: la prima è perché Biden è il president elect, che subentrerà alla fine di gennaio. Quello che può fare è quindi cominciare a giocare sul Congresso, dove non può interferire, se non appunto affidandosi ai propri compagni di partito, e poi cominciare a strutturare in maniera più seria il programma anche elaborando una serie di tesi che poi verranno rese esecutive subito dopo il suo insediamento ufficiale».
Su Donald Trump, Nicolini commenta: «Siamo di fronte a un soggetto che narra qualcosa di destituito di fondamento. Trump racconta quello che vuole, racconta una non-verità che pare da alcuni essere creduta, se non anche supportata. È un personaggio che pare stia cercando di concordare una sorta di salvacondotto, perché ha alcuni conti che dovrà presentare davanti ai giudici».
Conclude Matteo Nicolini, docente di diritto pubblico comparato dell’Università di Verona: «Potrebbe cercare – ma sono ipotesi quasi da scuola – di ritardare i procedimenti di certificazione degli esiti elettorali, che devono concludersi entro l’8 dicembre. È tutto molto difficile, dato che, anche se ricontiamo i voti in Georgia, in realtà i 270 voti del candidato Biden ci sono. Salvo qualche cambiamento, non di scenario ma di narrazione vera e propria, ci troviamo davanti a dei calcoli matematici che sembrano appunto non lasciare spazio a ciò che sappiamo già: che Biden è il candidato eletto».
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