Teatro Ristori, Martini: «Questi i nostri piani in attesa della riapertura»

Abbiamo intervistato Alberto Martini, Direttore artistico del Teatro Ristori, per fare il punto sul comparto degli spettacoli, anche alla luce dell'ultimo dpcm, che non ha ancora determinato una data per la riapertura dei teatri, e capire come il Ristori si sta preparando in vista dei prossimi mesi.

«La struttura Teatro Ristori è, tutto sommato, piuttosto contenuta – spiega il Direttore artistico Alberto Martini – e la squadra di collaboratori è molto efficiente, preparata e competente. Il Teatro è una società a responsabilità limitata, finanziata dalla Fondazione Cariverona».

L’emergenza sanitaria sta facendo vivere al comparto culturale un periodo molto duro, eppure il settore è estremamente importante per l’economia del nostro Paese e, a maggior ragione in una città come quella di Verona, che dispone di un sistema di teatri e musei conosciuto in tutto il mondo, diventa determinante, anche per lo stretto legame che intrattiene con il settore turistico.

«Mi sarei aspettato delle linee guida un po’ più precise da parte del nostro Governo e del nostro Presidente del Consiglio – continua Martini – intendiamoci: non penso sia necessario avere una data per ricominciare, ma quantomeno un piano per il raggiungimento di determinati obiettivi. Non si parla molto del problema relativo allo spettacolo dal vivo e questa è un’altra questione che mi fa un po’ soffrire. A tal proposito, vorrei ricordare qualche dato significativo: nel nostro comparto lavorano 1 milione e 550mila persone, vale a dire il 6% della nostra popolazione, che muovono un’economia di 256 miliardi. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che 1 euro investito in cultura ne genera 1,8 in altri settori».

Abbiamo chiesto al Direttore quali sono i piani del Ristori per i prossimi mesi, per capire come il Teatro si sta preparando alla ripartenza. «Se fino a 10-15 giorni prima di Pasqua l’idea di questa gravissima pandemia era di un certo tipo, tant’è che molti di noi avrebbero pensato che a giugno si sarebbe potuto riprendere, ora direi che abbiamo una visione piuttosto diversa: se saremo fortunati potremo riprendere dopo l’estate, in autunno. Il nostro programma prevede un piano A, un piano B e un piano C: innanzitutto, è abbastanza logico che, per garantire il distanziamento sociale, dovremmo ridurre la capienza del nostro teatro, da 500 a circa 200, forse anche un po’ meno. Questo è sicuramente un punto importante, perché dobbiamo valutare la strategia anche cercando di ottimizzare i costi e i ricavi. In secondo luogo, se tutto va bene, porteremo avanti la programmazione che era stata discussa prima dell’inizio della pandemia. Il piano B, invece, sarà quello di avere delle compagnie, delle ensemble, un po’ più ridotte; infine, il piano C, è quello di utilizzare più solisti e proporre spettacoli con pochi danzatori».

«Credo che, per superare questo periodo, dobbiamo raccogliere delle opportunità– conclude – e mettere a disposizione ancor di più la tecnologia, soprattutto per salvaguardare la salute di chi si recherà a Teatro. Il messaggio che voglio trasmettere è che il Ristori farà davvero il massimo per tutelare il pubblico».