Medici, Rugiu: «Dispositivi ancora insufficienti. Con riaperture massima attenzione»

Carlo Rugiu, Presidente dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Verona, ha commentato la mancanza, persistente, di dispositivi di sicurezza individuale per il personale, nonché le code che questa mattina si sono formate presso la sede dell'Ordine per il ritiro di mascherine messe gratuitamente a disposizione. Il Dottore ha condiviso con noi una riflessione anche in merito alle riaperture del 18 maggio e a nuove piattaforme, in fase di studio, per il monitoraggio dei pazienti a domicilio.

«L’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Verona consta di due albi uniti nello stesso ordine – spiega il Presidente Carlo Rugiu – quello dei Medici e quello dei Medici odontoiatri. Complessivamente si tratta di 6200 colleghi, 5000 medici e 1200 iscritti all’albo degli Odontoiatri. Questa è una soluzione abbastanza recente, che è stata introdotta da circa una quindicina danni, da quando è stato istituito il corso di laurea in Odontoiatria. La funzione dell’Ordine dei Medici è di tutelare il decoro della professione, e quindi seguire il comportamento dei colleghi, favorire l’aggiornamento culturale, aggiornare l’albo degli iscritti, quindi controllare che chi si scrive sia in regola, che abbia fatto gli esami, che anche i medici provenienti dall’estero siano regolarmente laureati e abilitati alla professione, ma soprattutto ha il compito di tutelare la salute collettiva. L’Ordine non è una lobby, una casta a difesa della classe medica, ma è un ente al servizio della cittadinanza».

Uno dei problemi maggiori, durante l’emergenza sanitaria, è tutt’ora quello relativo all’approvvigionamento dei dispositivi di sicurezza: la mancanza di mascherine, guanti, gel e tute in quantità adeguate, per proteggersi dall’elevato rischio di infezione, ha provocato numerosi contagi e, purtroppo, oltre 160 decessi fra il personale medico. Questa mattina, a ridosso della sede dell’Ordine di Verona, decine e decine di medici e odontoiatri hanno atteso per ore, in fila, di ricevere alcune delle mascherine messe a disposizione gratuitamente dall’Ordine, ora esaurite. Abbiamo chiesto al Dottor Rugiu di approfondire la questione legata all’approvvigionamento dei dpi.

«L’approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale era compito di varie istituzioni, a livello governativo, regionale e locale: non era compito dell’Ordine dei Medici. Purtroppo i medici, sia in ospedale e ancor più nel territorio, sono stati lasciati allo sbaraglio, e spesso sono andati a visitare a mani nude o dotati di dpi di emergenza che assolutamente non li riparavano dal rischio biologico di contrarre il virus. Questo ha fatto sì che in Italia ci siano stati oltre 155 morti fra i colleghi, veri e propri caduti nel corso della pandemia, e un numero considerevole di infermieri che sono morti per lo stesso motivo. La Protezione Civile, attraverso la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, ha distribuito ai medici, in due occasioni, un certo quantitativo di dispositivi: ne sono arrivati circa 20mila un mese fa, 8 mila erano destinati alla distribuzione per medici e odontoiatri e altri 10mila erano destinati ad uso non sanitario, ovvero per le cassiere dei supermercati, i giardinieri, gli operatori ecologici e così via. In altre due altre tranche successive, sono state distribuite 8000 mascherine ai quattro distretti dell’Ulss 9 Scaligera che le ha fatte pervenire ai medici Medicina Generale, ai pediatri di libera scelta e ai medici di continuità assistenziale, la cosiddetta guardia medica. L’Ordine si è fatto da tramite tra Roma e l’Ulss e le ha donate a quest’ultimo perché le distribuisse. Ne ha tenuta una piccola quantità per distribuirle personalmente nella misura di venti mascherine a testa. Più recentemente ci sono arrivate circa 5000 mascherine: 750 le abbiamo destinate alla commissione albo odontoiatri e 4350 ai medici. Avere a disposizione 4350 mascherine per 5200 medici è un quantitativo risibile, vergognoso e offensivo».

«Venendo a quello che è accaduto oggi presso la nostra sede: in accordo con il consiglio direttivo ho deciso di distribuire ai medici 10 mascherine a testa. Però, avendo io a disposizione 4300 mascherine, dandone 10 a testa potevo accontentare solamente 430 medici. Sono molto dispiaciuto per la coda che hanno fatto i miei colleghi e per la situazione che si è creata, se dovesse ricapitare cercherò delle soluzioni migliori, però ribadisco che non è compito dell’Ordine fornire i dpi, ci sono altre istituzioni governative regionali che hanno il dovere di fornire gli strumenti adeguati ai medici e alla cittadinanza».

«Gli odontoiatri hanno avuto lo stesso problema con i dispositivi: per il tipo lavoro che fanno hanno un bisogno estremo di dpi. Se ci verrà fornito un quantitativo sufficiente, l’ordine si farà volentieri carico di distribuirle ai colleghi odontoiatri; purtroppo questa volta ne abbiamo potute fornire solo a 75 colleghi, su un numero totale di ben 1200, perché ne avevamo a disposizione solo 750 a loro destinate».

Il Presidente ha proseguito commentando il tema delle riaperture previste per il 18 maggio. «Il lockdown è terminato il 4 maggio, data in cui è iniziata la cosiddetta “fase 2”. A mio avviso questa fase è una fase 1 e mezzo, perché in queste settimane e tutt’oggi stiamo ancora godendo dei vantaggi dello lockdown. La curva epidemiologica di appiattimento e di riduzione dei ricoveri risente dello lockdown: quando arriveremo verso il 22 – 25 maggio avremo una situazione che risentirà della apertura dei bar, dei ristoranti e delle altre attività, pertanto intorno a fine mese avremmo veramente chiara l’idea di come andrà la curva epidemiologica dopo la ripresa delle tante attività lavorative, ludiche, di svago e così via».

«Mi auguro che i concittadini continuino a mantenere un certo distanziamento sociale, perché ricordiamo che le mosse che hanno abbattuto la curva epidemiologica sono state due, ovvero le mascherine e il distanziamento sociale, e attualmente stiamo ancora beneficiando di queste misure messe in atto prima del 4 maggio».

Il Presidente della Regione Veneto Zaia ha fatto riferimento, oggi in conferenza stampa, insieme al Dottor Domenico Criserà a una nuova piattaforma, Videonet Medica Italia, che servirà a monitorare da remoto i parametri vitali dei pazienti. Al momento l’utilizzo della piattaforma e della relativa strumentazione è in fase di sperimentazione a Padova, ma presto il Dottor Criserà ha specificato che verranno effettuate delle prove anche nel veronese. «A Verona stiamo già utilizzando da tempo, per esempio con i colleghi cardiologi e nefrologi, dei device che ci consentono di monitorare le condizioni cliniche dei pazienti. Dopo la pandemia la nostra vita cambierà totalmente e di questo dobbiamo esserne consapevoli: così come abbiamo scoperto l’utilizzo delle teleconferenze, anche in campo medico utilizzeremo sempre più dei mezzi di consulto telematico che permetteranno, da un lato, di accorciare i tempi, e ai pazienti di evitare di recarsi di persona in ospedale. Sia i colleghi dell’Azienda ospedaliera universitaria sia i medici di famiglia stanno studiando metodi per comunicare con il paziente da casa e scambiarsi dati per controllare il suo stato di salute».

Il pensiero conclusivo del Dottor Rugiu va agli infermieri, che coglie l’occasione della Giornata internazionale a loro dedicata, oggi 12 maggio, per ricordare il loro indispensabile impegno. «Gli infermieri sono da anni i nostri magnifici compagni di viaggio. L’infermiere è un professionista, laureato, che ha una preparazione profonda a tutto tondo, anche dal punto di vista umano ed empatico. Penso sempre alla collaborazione medico-infermiere come a un tandem: in un tandem, se i due ciclisti non pedalano alla stessa andatura e non collaborano, la bicicletta non va avanti. Dobbiamo immaginare così la nostra attività. Noi dobbiamo lavorare e pedalare insieme, in armonia, in questo tandem, e raggiungere così traguardi positivi».