CAI Cesare Battisti, mediatore tra i cittadini e la montagna

Negli ultimi tempi le montagne veronesi hanno subito un vero e proprio sovraffollamento. Il presidente del CAI Cesare Battisti è convinto che il suo gruppo alpino possa avere un ruolo di primo piano nell'indirizzare questo processo.

La sezione CAI Cesare Battisti, nata nel 1923 con il nome Gruppo Alpino Cesare Battisti, riunisce oggi tra i 1400 e 1500 associati all’anno. Strutturata in principio come una realtà di alpinisti per alpinisti, a quasi cent’anni dalla sua fondazione la sezione vuole proporsi come mediatore positivo tra il rinnovato bisogno di molti veronesi di uscire dalle città e l’ambiente naturale della montagna.

Come sottolinea Rossella De Vecchi, membro del direttivo della sezione, «la tendenza a frequentare la montagna e i suoi sentieri, già in atto da qualche decennio, ha subito una forte accelerata in questa situazione di pandemia. Il periodo di restrizioni ha paradossalmente esasperato un fenomeno che già si vedeva, quello di un accorciamento della distanza tra montagna e città». In questo senso il CAI ha la possibilità oggi di assumere un ruolo educativo e di accompagnamento alla montagna, sempre che, ammette Rossella De Vecchi, «saremo in grado di assumerlo, cosa non semplice».

Il presidente Maurizio Menozzi, che ha succeduto delle vere e proprie celebrità nell’ambiente dell’alpinismo veronese come Angelo Pojesi, Renzo Giuliani e Alberto Perolo, fa parte del CAI dall’età di 17 anni e, particolare per gli addetti ai lavori, conta ben 55 bollini sulla sua tessera. Mentre ci mostra il volume “E di quassù si vede il mare”, la storia di uomini e memorie dei cinquant’anni di vita del Rifugio Fraccaroli sul Carega, Maurizio racconta con orgoglio la sezione alpina di cui è presidente e le tante iniziative messe in piedi negli ultimi anni.

Di cosa si occupa la sezione CAI Cesare Battisti?

«Potrei risponderle con un articolo del nostro statuto, che recita: “la nostra sezione ha per scopo lo sviluppo dell’alpinismo in ogni sua manifestazione, lo studio della montagna e la tutela del suo ambiente naturale”. Quest’ultimo è un punto che ritengo molto importante, perché mentre una volta il CAI era un’organizzazione di gente che andava in montagna, da qualche decennio ha preso sempre più coscienza dell’ambiente in cui si muove e vuole proteggerlo».

Siete riusciti a dare continuità alle vostre iniziative anche durante la pandemia?

«Si, siamo stati tra quelli che sono andati in montagna il più possibile. Dai primi di giugno fino a Natale, nei periodi consentiti, abbiamo potuto organizzare gite sia in regione che fuori regione, modulando le nostre iniziative su quelle che erano le possibilità. Solitamente proponiamo circa duecento attività all’anno: naturalmente non tutte sono in regione o in provincia, quindi abbiamo dovuto ripensarle e riportarle all’interno della regione. In estate però siamo riusciti ad andare con il gruppo giovani sul Gran Paradiso, a oltre 4 mila metri».

Quest’anno la Lessinia ha vissuto momenti di sovraffollamento. Quali possono essere le conseguenze per la montagna?

«La montagna è un ambiente tanto bello quanto fragile. Il sovraffollamento che ha vissuto la Lessinia non le ha fatto certamente bene: chi frequenta i sentieri deve sempre rispettarli. Ad esempio non vanno colti i fiori, non vanno lasciati in giro i rifiuti: ci sono molto attività che possono impattare su un’ambiente fragile. Ricordiamoci che la Lessinia, pur essendo una montagna fortemente antropizzata, ospita tanti animali selvatici e d’allevamento. È un’ambiente complesso che va rispettato».

«Per esempio sul Carega c’è una zona di riproduzione dei galli cedroni: in un determinato periodo dell’anno è vietato fare qualsiasi lavoro che implichi tanto rumore. Per cui ecco, la montagna è un ambiente fragile e pericoloso, che dunque va compreso e rispettato».

Che ruolo può avere il CAI nell’indirizzare positivamente questo rinnovato interesse per la montagna da parte di tanti veronesi?

«Noi ci ripromettiamo di portare le persone in montagna in sicurezza, facendo attività nell’ambito dell’escursionismo, dell’alpinismo, del torrentismo, della Mountain bike. Le nostre attività di escursionismo sono suddivise anche per fasce d’età: per famiglie con bambini, per i giovani dai 18 ai 35 anni e per i seniores. In due parole possiamo fare formazione e accompagnamento: queste due fasi si integrano, senza soluzione di continuità: si possono organizzare conferenze e videoconferenze, ma è in ambiente che si fa la formazione vera. Quando si presentano veramente gli ostacoli: il brutto tempo che arriva, una roccia imprevista da scalare».

«In sostanza, possiamo elaborare iniziative culturali e di formazione volte ad approfondire i temi della sostenibilità e della sicurezza, ma soprattutto organizziamo uscite in montagna aperte a tutti i soci che vogliono crescere nella consapevolezza che stanno godendo di un ambiente che può offrire tanto, ma che pretende molto in cambio. Che merita molto in cambio».

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