Andrea Giovannetti: «Buone speranze per il turismo estivo anche dall’estero»

Oltre 12 mesi di chiusura hanno segnato un periodo critico per i parchi divertimento, storicamente uno dei più bui per l'intero comparto dell'intrattenimento. Per un focus sul settore finanziario e sulla ripresa economica abbiamo intervistato il presidente di CFO Solution

La pandemia ha fiaccato numerosi settori, alcuni soggetti ad aperture a singhiozzo altri, decisamente meno privilegiati, hanno chiuso i cancelli da oltre 12 mesi: tra questi i parchi divertimento stanno attraversando una crisi storica.

I parchi tematici, acquatici e faunistici sono in Italia circa 200 a cui si sommano i 230 parchi avventura. I dati SIAE confermano che le strutture tematiche, acquatiche e naturalistiche sono visitate annualmente da oltre 17 milioni di persone, con un fatturato di oltre 300 milioni di euro.

Per avere un quadro finanziario della crisi e un bilancio della situazione attuale azzardando qualche possibile proiezione futura in ottica di ripresa, abbiamo intervistato Andrea Giovannetti, presidente di CFO Solution.

«La nostra società di consulenza finanziaria opera a Verona ed eroga consulenza su investimenti dal 1993: da oltre 20 anni utilizziamo dei modelli matematici che misurano i diversi fenomeni della vita finanziaria e non solo».

Che anno è stato il 2020 dal punto di vista finanziario per il settore dei parchi di divertimento?

«Come tutti i settori legati al tempo libero è stato fortemente penalizzato e in alcuni momenti anche drammaticamente. A livello economico-finanziario abbiamo rintracciato numerosi alti e bassi con degli accenni di miglioramento con il cambio di colore delle diverse zone nazionali. I ristori non sono stati lontanamente sufficienti a colmare quello che è stato un vero e proprio buco di fatturato».

Qual è l’attuale andamento del mercato finanziario del comparto del tempo libero? E’ un buon momento per investire?

«Potenzialmente questo potrebbe essere un buon momento per investire nei parchi natura e di divertimento tenendo conto che dopo 12-13 mesi di chiusura si sta progettando concretamente una riapertura estiva mantenendo rigide le norme di sicurezza. Le procedure vaccinali sembrano aver preso una strada decisa e, se le diverse variabili rimangono costanti e il ritmo vaccinale prosegue serrato, il settore tornerà a respirare nei prossimi mesi in corrispondenza del turismo tipicamente estivo. Da non trascurare, a mio avviso, l’incidenza del fattore psicologico: le persone hanno bisogno di spensieratezza, di momenti di svago da condividere. Quello del divertimento, in questo momento storico, da elemento accessorio è diventato essenziale».

Quali sono le prospettive future e le proiezioni per il 2021?

«A breve termine, rimanendo dentro il margine dell’anno corrente, certamente non avremo un’impennata ma una lenta ripresa: a livello economico-finanziario possiamo ben sperare per le ferie estive in corrispondenza delle quali Verona è storicamente un’isola felice per il turismo. I numeri che hanno rendicontato l’andamento degli anni passati testimoniano una forte presenza di visitatori stranieri, principalmente tedeschi: se i vaccini a livello europeo proseguiranno con questo ritmo possiamo essere fiduciosi sulla ripresa del terzo settore. Sul lungo termine, invece, mantenendo saldi l’efficacia vaccinale e il contenimento della pandemia, il 2022 ha tutti i numeri in regola per tornare a pieno regime e registrare i grandi numeri legati al turismo non solo veronese ma di tutto il lago di Garda. In conclusione, l’obiettivo quindi è tornare ai numeri pre-pandemia ma bisogna farlo passando per il 2021 che risulta la vera e propria scommessa».