Timida ripresa per l’artigianato veronese

Torna il segno “più”, ma si dovrebbe, in realtà, parlare di una frenata.

I dati Unioncamere sulla nati-mortalità delle imprese artigiane nel II° trimestre 2015, parlano di una provincia di Verona che chiude il mese di giugno con 26.205 imprese artigiane registrate e 26.088 attive, ma soprattutto con 402 nuove iscrizioni alla Camera di Commercio, contro le 399 cessazioni. “Meglio lasciar stare le percentuali – afferma Andrea Bissoli, Presidente di Confartigianato Verona -, perché un saldo di nati-mortalità di 3 imprese artigiane è preferibile lasciarlo così com’è”.

Si parla di timidi, timidissimi segnali di ripresa e, se andiamo a guardare il recente passato, un po’ di ottimismo è giustificato: in generale, in Veneto (178 imprese in più rispetto a marzo), si torna ad un saldo positivo che mancava da diversi trimestri ma che fa meno bene delle regioni del nord-est e, soprattutto, resta sotto la media nazionale per l’andamento della nati-mortalità delle imprese artigiane.

“Una inversione di tendenza era nell’aria – commenta a caldo Luigi Curto, Presidente regionale di Confartigianato che prosegue -: ancora una volta la voglia di fare impresa nel nostro Paese risulta essere più forte di qualsiasi ostacolo economico, politico o burocratico. Manca ancora, però, l’ingrediente principale: la certezza e l’incisività nelle scelte di politica economica. Gli annunci in materia di lavoro, export, tassazione sono incoraggianti, ma non si vedono i fatti concreti e questo rischia di tarpare le ali al debole segnale di speranza. Non è un caso che proprio in Veneto, terra di imprenditori pragmatici e concreti, la ripresa sia inferiore sia alla media nazionale, sia a quella delle regioni limitrofe”, anche a causa della scarsa attenzione dedicata dal Governo alle piccole medie imprese.

La redazione