Cave della Lessinia: un progetto di riqualificazione

Alla ricerca del recupero e della salvaguardia del nostro territorio ci hanno pensato in tanti ma a crearne un progetto degno di ricevere ben due premi: quello indetto da Marmomacc e quello di “Vivi la Valpolicella”, ci ha pensato lui, Francesco Zardini, giovane architetto veronese che ha saputo guardare oltre delle semplici cave.

Se quelle che fino a poco tempo fa vedevamo essere solo delle inutili cave dismesse prendessero forma per diventare una fantastica attrazione turistica, tutto cambierebbe. Ad immaginarselo per primo ci ha pensato Francesco che su questa idea ha realizzato la sua tesi di laurea “I paesaggi della Valpolicella e della Lessinia. Fondamenti teorici e ipotesi progettuali per i paesaggi dello scarto”. Lo sfruttamento delle risorse naturali è da sempre una tra le cause principali della modifica del paesaggio sia in Valpolicella che in Lessinia dove il nostro territorio è sottoposto ad uno sfruttamento, talvolta quasi incontrollato, sia di risorse naturali sia di superficie. Su questa idea Francesco ha srotolato il suo progetto per «ridare un senso a questi luoghi scartati creando un fil rouge che descriva un percorso di esperienza del paesaggio».

A quali paesaggi hai pensato?

Su quella che amo definire la promenade paysagère (passeggiata del paesaggio, ndr) si localizzano terrazzamenti, forti, contrade e cave. Ho così immaginato di proporre due diversi processi di riciclo del paesaggio: da una parte i terrazzamenti con un computo del patrimonio esistente e la proposta di piccole azioni di rivitalizzazione e dall’altra il riciclo di una cava in via di dismissione.

Parlaci del progetto di rivalutazione della cava “Loffa” di Sant’Anna d’Alfaedo

La cava oggetto del riciclo è composta di sei lotti diversi la cui estensione totale è di 40700 m2 da cui viene estratta la famosa Pietra di Prun. Essa, da sistema chiuso e inaccessibile dovrà diventare un dispositivo aperto ed ospitale e da realtà rifiutata e inquinata si trasformerà in un luogo reclamato e riciclato.

In che modo?

Alla fine del processo di scavo il volume estratto totale sarà di 222500 m3 ma, tenendo conto che su 100% di pietra estratta circa il 30-40% è scarto, e questo, una volta movimentato aumenta il proprio volume del 70%, avremo un volume di scarti totale pari a 113475 m3. Il progetto, basandosi su di una forte idea di sostenibilità, si propone di riutilizzare tutti questi scarti all’interno dell’area di progetto, la cava stessa, evitando così che debbano essere trasportati in discariche apposite da camion che andrebbero a congestionare il sistema di traffico della Lessinia e della Valpolicella.

E l’interno come è stato pensato?

Lì si andrà a generare un volume plastico che, per triangolazioni e allineamenti, colonizza i fronti di cava generando così una nuova morfologia, un paesaggio costruito sulle rovine di quello precedente. Gli scarti si comporranno in enormi dune che garantiranno la percorribilità e la sicurezza del sito. Il nuovo processo di escavazione in itinere permetterà il riciclo dello spazio scavato e dei materiali scartati. I macchinari già presenti in loco permetteranno la frantumazione delle pietre secondo diverse granulometrie che garantiranno la stabilità dei nuovi terrapieni. Alla fine del processo estrattivo anche la fabbrica a servizio della cava, che si trova al suo interno, come scarto del processo produttivo, sarà riciclata e rivitalizzata per ospitare funzioni a servizio della fruizione del paesaggio. La fabbrica diventerà una scatola per vedere il paesaggio, un cannocchiale in posizione privilegiata.

Come sarà garantita la fruibilità della cava?

Semplice, da una rampa, una nuova struttura effimera che andrà ad attraversare l’edificio, che da una quota di +6 m rispetto il piano di cava, scenderà fino al piazzale permettendo un’esperienza di paesaggio unica e privilegiata. Come alla scala del paesaggio, la rampa si srotola come un nastro, diventando una promenade architecturale, una struttura che indirizza e scandisce il movimento e lo sguardo verso l’esterno; tale rampa sarà realizzata in acciaio Corten riciclato di derivazione industriale e navale. Le altre funzioni, invece, saranno contenute all’interno di un “muro spesso” che si compone come una scatola nella scatola. Per esaltare ancora di più il materiale, e mi riferisco alla Pietra di Prun ho poi pensato di inserire gli scarti in gabbioni di rete metallica per costituire una seconda pelle per l’edificio, per esaltare ancora di più la condizione di paesaggio reclamato.