Verona e l’odissea Filovia: viaggio tra i cantieri che stanno cambiando la città
di Alessandro Bonfante
Se si guarda verso il cielo, in alcune zone di Verona, lo scenario è cambiato. I cavi che solcano l’orizzonte stradale sono il simbolo tangibile di un’opera che, dopo decenni di attese, rinvii e dibattiti, sta finalmente prendendo forma. La filovia di Verona non è più un progetto futuristico nei rendering e nei progetti, ma un grande cantiere che sta ridisegnando la pelle della città.
A che punto siamo? Lo vediamo nella nuova puntata di D Giovedì.
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I cantieri della filovia di Verona
Il fulcro del sistema è il deposito della Genovesa, dove hanno sede gli edifici principali per uffici e officine. Con la fine delle asfaltature, la tabella di marcia fissa un appuntamento cruciale: tra febbraio e marzo 2026 dovrebbero arrivare i primi mezzi – attualmente in un deposito a Bologna – per i test sulla linea di prova.
I filobus full electric sfrutteranno la tecnologia “In-Motion Charging”: si ricaricheranno in corsa nelle tratte esterne cablate, mentre nel centro storico e nelle aree monumentali viaggeranno esclusivamente a batteria, garantendo l’assenza di cavi aerei davanti ai monumenti più iconici.
Verona ha già superato ostacoli storici, come l’unificazione del sottopasso di via Città di Nimes nel 2024, che ha fluidificato il traffico tra est e ovest. Tuttavia, la pressione resta alta a Veronetta, dove il cantiere mette a dura prova residenti e commercianti. In via Mameli, invece, i lavori procedono per restringimenti di carreggiata per limitare i disagi fino all’estate 2026. A nord, sarà decisiva la nuova rotatoria tra via Preare e via Ca’ di Cozzi.
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Il sondaggio: Cantieri filobus a Verona: sopportabili o insopportabili?
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