Verona Rugby, Vittadello: «Il mondiale? Un grande orgoglio e un’opportunità per crescere»

Redazione

| 12/06/2025
Dopo la semifinale sfumata, la presidente Raffaella Vittadello traccia un bilancio lucido, con focus su giovani, formazione e promozione del rugby in città.

La stagione 2024/25 del Verona Rugby si è conclusa nuovamente in semifinale playoff, un risultato che lascia un sapore agrodolce tra i sostenitori della squadra scaligera. La presidente Raffaella Vittadello non nasconde un pizzico di rammarico per il mancato accesso alla finale e, di conseguenza, alla tanto agognata promozione in Serie A Elite. Tuttavia, il suo sguardo resta lucido, consapevole e proiettato verso il futuro.

«La fine della stagione ha rispecchiato ciò che ci aspettavamo fin dall’inizio: confermarci come una buona squadra e raggiungere i playoff. Questo risultato deve essere nel DNA del Verona Rugby», afferma Vittadello.

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Un bilancio, dunque, positivo nel complesso, anche se compromesso da alcune sconfitte chiave e da una partenza difficile: «La stagione è andata meglio di come era iniziata. Abbiamo avuto delle difficoltà iniziali, poi siamo riusciti a sistemare le cose».

La semifinale contro Parabiago, avversario ostico e già noto per storiche difficoltà, si è rivelata fatale: «All’andata ci avevano davvero messo sotto, come hanno detto gli stessi giocatori», ricorda Vittadello, sottolineando anche un precedente sfortunato con un grave infortunio avvenuto proprio su quel campo.

Il sistema playoff e la competitività crescente

L’attuale formula con una sola promozione in Serie A Elite resta un nodo cruciale per il movimento. La presidente osserva:

«Non credo che cambierà qualcosa. Il rugby italiano vede la promozione unica in Serie A Elite come un percorso naturale per innalzare la qualità del campionato. È sicuramente duro per una squadra come il Parabiago fare una stagione eccellente senza ottenere alcun riconoscimento concreto».

Il paragone con la promozione di Verona in un sistema con due posti disponibili è evidente, così come la presa d’atto di una competitività sempre più serrata.

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Lavorare sulla mentalità

Oltre agli aspetti tecnici, a mancare in certi momenti è stata una certa «fame agonistica». La stessa Vittadello ammette con franchezza:

«Ci accusano spesso di essere una squadra rude o grezza, ma io preferisco definirci agonistici, combattivi. La combattività effettiva, quella che si esprime con anima e corpo nei momenti decisivi, è ancora il nostro punto debole».

Un difetto che dovrà diventare una priorità per la prossima stagione, con l’obiettivo dichiarato di centrale i playoff e di puntare senza esitazioni alla promozione in élite.

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L’occasione dei Mondiali U20

Parallelamente alla stagione sportiva, il Verona Rugby ha vissuto un’importante esperienza organizzativa con l’ospitalità dei Mondiali Under 20. Un evento internazionale che offre al club visibilità ma anche occasioni concrete di crescita: «Ogni persona, dallo staff ai volontari, sa già cosa fare e come farlo. Stiamo curando ogni dettaglio, anche grazie al supporto della federazione».

La federazione ha assegnato Alice Bado della Benetton Rugby come referente territoriale, contribuendo a una formazione tecnica e gestionale che resterà nel bagaglio del club. «Questo evento rappresenta per il nostro staff giovane una vera e propria maturità organizzativa e permetterà ai ragazzi di gestire in autonomia eventi futuri di qualsiasi livello».

Investimento sui giovani

Il vivaio resta uno dei fiori all’occhiello della società, e non mancano i nomi da tenere d’occhio: Redondi, Diego Franchini, Malik Ouattara, Gioele Boccato. Tutti sotto l’osservazione della Federazione Italiana Rugby.

«Veder crescere talenti, anche internazionali, sul nostro campo è una delle maggiori soddisfazioni», afferma la presidente, sottolineando come la formazione giovanile fino alla U20 resti uno degli assi portanti del progetto.

Esperienze internazionali e formazione continua

Uno degli aspetti più interessanti della gestione Vittadello è l’attenzione verso la formazione dello staff tecnico: viaggi, workshop, esperienze con esperti internazionali. «Abbiamo sempre cercato di guardare ai migliori per trovare ispirazione e buoni maestri», racconta.

Due anni fa è arrivato Aaron Good, ex tecnico degli All Blacks U20. Quest’anno è stato il turno di Hugh Reece Edwards, altro profilo internazionale con una filosofia diversa ma ugualmente efficace. L’obiettivo? Offrire al proprio staff strumenti concreti per crescere secondo i modelli più avanzati al mondo.

Verona e il rugby

Il Payanini Center, inaugurato nel 2018, è sempre più conosciuto in città. Tuttavia, la visibilità del rugby veronese resta inferiore ad altri sport: «Oggi molta più gente, specialmente i giovani, conoscono la struttura e il rugby. Tuttavia, siamo ancora lontani dai livelli di visibilità di basket e volley».

Ecco perché nei prossimi mesi, uno degli obiettivi sarà rafforzare la comunicazione, con una strategia integrata che possa aumentare l’impatto mediatico del club.

Il sogno della presidente

Il progetto Verona Rugby è chiaro nella visione di Vittadello, che conclude così: «Come imprenditrice voglio lasciare in eredità ai miei figli e alla comunità un club e una struttura sportiva sostenibili e sani. Questo sarebbe il coronamento definitivo di tutto il lavoro svolto finora».

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