Verona Rugby, Vittadello: «Campionato rinviato sei volte, troppa indecisione»

La presidente del Verona Rugby, Raffaella Vittadello, è intervenuta su Radio Adige Tv per parlare della squadra veronese che l'11 aprile dovrebbe ripartire con il campionato in Serie A.

La squadra veronese, rinata nel 2016 sotto la presidenza di Raffaella Vittadello, nel 2018 è riuscita a conquistare la Top12 (ora Top10, ndr), la massima serie del rugby italiano: un sogno che si era avverato al quale però la squadra ha dovuto dire addio l’anno successivo. Il Verona Rugby, che dal 2019 quindi, milita in Serie A, sta cercando in tutti i modi di tornare nell’Olimpo della pallaovale. Purtroppo lo stop imposto dal coronavirus alla scorsa stagione sta ritardando i programmi della squadra veronese che si è vista costretta a rimandare di mese in mese l’inizio del campionato. A parlarcene è stata la presidente Raffaella Vittadello.

Raffaella lei, come dicevamo, è arrivata alla presidenza del Verona Rugby nel 2016. Cosa l’ha spinta ad assumersi questa responsabilità?

«Una grande passione per il rugby, una voglia di creare un qualcosa di nuovo nel panorama sportivo in generale e, nello specifico, nel rugby. Volevo portare innovazione, cosa che nonostante le problematiche del Covid e ciò che ne consegue stiamo cercando di fare e io in primis».

Ad oggi che bilancio può fare di questi primi quattro anni alla guida della società?

«Il bilancio è difficile: potrei dire che è negativo, ma solo per i fatti oggettivi che sono successi a tutto il mondo e in Italia in primis, perchè siamo stati i primi a partire con le problematiche covid: mi ricordo che il 24 febbraio ho dovuto chiamare tutti e dire “chiudiamo il center”. Sicuramente bisogna vedere il futuro positivo, ma tutto ciò che avremmo voluto fare io e il mio staff anche con le giovanili, non abbiamo potuto farlo. Io vorrei fare un bilancio tra cinque anni, adesso è troppo presto».

Passando al campionato: è passato quasi un anno dall’ultima partita ufficiale della squadra e lo scorso campionato si è dovuto fermare a causa del covid lasciando l’amaro in bocca perché la Top10 non era così distante. Quanto è stato difficile fermare tutto e tutti?

«Fermare la squadra non è stato difficile, perchè c’è stata subito da parte di tutti la comprensione della gravità della situazione sanitaria generale: bisogna tutelare le persone. Però andando avanti nel tempo un po’ di critiche ci sono nella gestione dell’odierno e del futuro, nel senso che alcune cose si potrebbero fare con i protocolli necessari e invece trovarsi a quasi un anno di distanza senza sapere se si potrà andare in campo mi sembra assurdo».

Ora quando dovrebbe iniziare il nuovo Campionato? Si parlava del 24 gennaio, ma poi la data è stata nuovamente posticipata

«La situazione, in realtà, è ancora più perversa perchè noi abbiamo avuto sei rinvii: prima avremmo dovuto iniziare a ottobre, poi il 17 novembre, poi il 27 novembre, il 26 gennaio, il 7 marzo e ora l’11 aprile. Una squadra non può, anche dal punto di vista tecnico gestire la programmazione con tutti questi rinvii, quindi sarebbe stato meglio sospendere fin dall’inizio fino a quando la situazione non sarebbe stata più chiara, come è ora. Tutte le decisioni sono lecite: si può sbagliare, ma almeno sai di aver fatto tutto il possibile. Il “non-decidere” la sospensione degli eventi crea un’instabilità psicologica terrificante».

Gli allenamenti, invece, sono concessi?

«Gli allenamenti sono concessi a livello individuale con il distanziamento. Noi abbiamo riaperto il 24 maggio con tutte le categorie: abbiamo fatto il summer camp per i bambini piccoli, abbiamo sempre continuato anche con l’Under6 e la prima squadra. Sono molto contenta del mio staff perchè è riuscito a creare fantasia e creatività nell’allenamento perchè non è facile tenere l’attenzione degli atleti, dai piccoli ai grandi».

Quanta voglia c’è ora di tornare sul campo e sugli spalti del Payanini Center?

«Credo ci sia da parte di tutti tantissima voglia di giocare, anche se a porte chiuse. Sicuramente anche far andare i tifosi e le famiglie a urlare il nome del proprio figlio: io sono mamma di un rugbista, quindi credo che l’entusiasmo faccia parte del weekend e partecipare all’attività del proprio figlio è bello, unisce la famiglia ed è quello che tutti vorremmo fare».