Hellas, parla Pazzini: «La Serie A è dura, ma è il campionato più bello»

Giampaolo Pazzini a 360 gradi sull'Hellas, sulla Serie A e sulle proprie aspettative.

Giampaolo Pazzini Hellas Verona

Il bomber dell’Hellas Verona Giampaolo Pazzini in questi giorni è con la squadra al ritiro di Primiero, in Trentino. Occasione per fare il punto sulla situazione del Verona.

«È il terzo anno che sono qua ed è un nuovo inizio, come tutti gli anni ci sono speranze, obiettivi e sogni che ognuno di noi ha nella testa e nel cuore ed è bello avere nuove ambizioni, anche se i primi giorni sono duri e faticosi. Poi siamo in Serie A, quindi si respira un’altra aria».

Pazzini si dimostra soddisfatto anche per il rapporto costruito con la città, «Sono molto felice di essere qui» dice. «Adesso voglio lavorare ed entrare in condizione, anche se ci vorrà un po’ di tempo, ma servirà benzina perché la Serie A non è come la B e noi, che abbiamo fatto tanto per essere qui, dobbiamo lottare per mantenere la categoria perché Verona merita di starci».

Giampaolo Pazzini Hellas
Giampaolo Pazzini durante i test fisici al ritiro con la squadra. Foto dalla pagina Facebook “Giampaolo Pazzini”.

Due mesi dopo la sconfitta a Cittadella: quelle dure parole sono servite? «Quella situazione era il fondo e ognuno ha raschiato dentro di sè, poi a volte nel calcio basta poco per cambiare la stagione, come la vittoria contro il Foggia che ci ha dato fiducia ed entusiasmo. Allora la gente ci ha trascinati e a poco a poco ce l’abbiamo fatta. La serata della finale è stata pazzesca, davanti a uno stadio del genere con una vittoria così, è stato incredibile specie dopo aver perso 2-0 all’andata».

«È stata veramente una bellissima soddisfazione e sembra ieri, ma oggi siamo qua per ricominciare con tanta voglia e mettendosi a disposizione, perché la Serie A è dura ma è il campionato più bello da affrontare e per questo siamo molto carichi».

Non mancano le parole di stima per mister Aglietti. «Ha fatto qualcosa che è più di importante. Noi dobbiamo ringraziarlo perché è riuscito, nella sua semplicità e nella sua normalità, una grande cosa. Ha ridato fiducia a un gruppo che l’aveva persa e dobbiamo solo dirgli grazie perché grandissima parte del merito è sua».

In panchina, però, ora c’è Ivan Juric. «Ancora non c’è stato modo di parlare perché siamo arrivati ieri tra test fisici, allenamenti e viaggi. Me lo ricordo già da giocatore nei derby che abbiamo giocato contro, era un giocatore molto duro quindi le sue squadre avranno un gioco aggressivo e propositivo, noi ci mettiamo a disposizione per apprendere ciò che chiede e cercare di mettere in pratica».

Parole anche per i compagni di squadra, in particolare Bessa. «Fa piacere vederlo qua, Daniel è un giocatore di qualità. Le dinamiche di mercato non le faccio io e non mi interessano, quello che possiamo fare noi “vecchi” è far capire a chiunque arrivi cosa significhi indossare la maglia del Verona e giocare al Bentegodi, mentre i “nuovi” devono essere bravi a mettersi a disposizione del gruppo per l’obiettivo comune».

Quanto sarà difficile salvarsi? «Negli ultimi anni le statistiche hanno dimostrato il divario per le neopromosse. C’è sicuramente da fare tanto, sapendo che il gap tecnico è maggiore e andrà compensato con agonismo, cattiveria, determinazione e lotta, ma è chiaro che ci vorrà un po’ di fortuna senza però mollare nulla. Abbiamo un pubblico e una città che ci sono sempre vicini e ci sostengono, ma dobbiamo anche essere bravi noi a farci aiutare».

Conclude con una valutazione personale: «Due anni fa mi ero conquistato sul campo la Serie A, quest’anno me la sono riconquistata e me la voglio giocare bene: mi sento più a casa in A che in B».

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