Massimo Dose, quando oltre il campo c’è qualcosa in più

Massimo Dose, allenatore degli Esordienti 2009 della Virtus Verona, racconta il rapporto umano e sportivo vissuto con i suoi ragazzi. Nei due anni trascorsi assieme a loro ha stabilito una magnifica relazione che ha saputo andare oltre le linee del campo.

Foto di squadra che ritrae Esordienti 2009 della Virtus Verona
Foto di squadra che ritrae Esordienti 2009 della Virtus Verona

“I miei ragazzi”. Massimo Dose li nomina spesso in questa chiacchierata. E si capisce il perché. Quella tra il gruppo degli Esordienti 2009 della Virtus Verona e il loro mister è una storia emozionante. Una relazione che è andata oltre l’aspetto sportivo. Un rapporto che ha toccato punti di umanità e bellezza che spesso solo lo sport sa regalare. Fotografie che raccontano una storia. Un album di immagini di crescita, emozioni e tantissimi momenti insieme da sfogliare a lungo, da estrarre dal proprio cassetto e contemplare con la luce soffusa prima di addormentarsi, e poi iniziare a sognare.

Com’è andata la stagione?

Molto bene, sono veramente contento. Siamo partiti a settembre con il classico ritiro a Primiero. Poi nell’arco della stagione abbiamo fatto un totale di novantasette partite tra amichevoli, torneo e campionato. Abbiamo vinto il torneo “Città di Verona” in finale contro il Baldo Junior Team ed il campionato provinciale nella finale di Cavaion del 22 maggio. Poi abbiamo presenziato in tornei a Verona e in giro per l’Italia, nei quali abbiamo ben figurato con ottimi piazzamenti e in alcuni anche vinto. Mi sono speso in prima persona per organizzare amichevoli contro altre squadre professionistiche come Udinese, Südtirol, Albinoleffe e Feralpisalò. Questi match sono stati una grande occasione di crescita e prestigio per i ragazzi. Se lo sono meritati.

Che gruppo ha trovato?

È un gruppo dove la forza è l’unione che hanno tra di loro. I ragazzi che c’erano li da più anni hanno accolto benissimo i nuovi arrivati. Da quando gli ho presi in mano nel periodo prima dell’inizio della pandemia sono stati sempre così. Tra di loro si trovano anche fuori dal campo. E in questo sono molto contento. Hanno avuto tanta voglia di imparare, hanno avuto un grande entusiasmo.

Com’è stata la sua relazione con loro?

Ci sono allenatori che finito il campo basta. Io invece vado oltre. Con i ragazzi parlo, mi confronto, mi chiedono consigli che vanno oltre l’aspetto puramente calcistico. C’è chi in questa squadra mi ha chiamato per avere conforto e sicurezza prima di una verifica di storia, per dire. Abbiamo lavorato tanto assieme al mio vice Daniele Venturini sull’aspetto del carattere. Ci sono genitori che mi scrivono dicendomi che abbiamo migliorato il ragazzo, che ora ha più autostima, è più responsabile. Sono cose che mi fanno estremamente piacere.

LEGGI LE ULTIME NOTIZIE DI SPORT

Si considera di essere stato un punto di riferimento per i suoi ragazzi?

Questo me l’hanno detto in parecchi, ma io preferisco essere terra terra. Non penso di aver fatto chissà cosa. Io ho messo passione, emozione e cuore. Ho cercato di ascoltarli e capirli. Ventiquattro ragazzi che non sono tutti uguali, che non si possono prendere nella stessa maniera. Tu allenatore devi saper dare loro sicurezza, continui stimoli e appoggio; un rifugio dove loro possano venire a ripararsi quando arrivano i problemi, grandi o piccoli che siano.

Secondo lei una sterile relazione tra giocatore e allenatore può essere un fattore che spinge un ragazzo ad abbandonare il calcio?

Assolutamente. Credo che la chiave sia fare una formazione più completa agli allenatori; non concentrarsi solo sugli aspetti tecnici o tattici ma soprattutto su quelli umani. Il mister deve essere capace di trovare i punti deboli dei ragazzi e lavorarci sopra assieme a loro, fino a valorizzarli. Io fortunatamente credo di dare molta importanza a questo aspetto. In due anni ho conosciuto molto bene i miei ragazzi e li ho saputi aiutare nella loro crescita. Si deve lavorare di più sul carattere dei giovani, dobbiamo capirli di più, interpretarli.

Massimo, lei ha preso questo gruppo durante l’anno interrotto dalla pandemia. Come vi siete organizzati durante il confinamento?

Durante la pandemia ci sentivamo spesso, ogni tanto riuscivamo a programmare qualche allenamento individuale in videochiamata. Quando poi diedero il via libera per tornare ad allenarsi si notava proprio che quando loro uscivano di casa e venivano al campo avevano voglia di vedersi e di abbracciarsi anche se non si poteva in quel periodo.

Le famiglie che ruolo hanno avuto nella sua esperienza con questo gruppo?

Le famiglie mi hanno supportato tanto, sono stato molto fortunato. Dall’inizio mi hanno fatto sentire sempre come a casa. A me e a Daniele (viceallenatore) ci hanno aiutato molto sull’aspetto sportivo e su quello dell’organizzazione di trasferte e delle cene tutti insieme. Con me alcuni sono stati speciali; mi sono stati molto vicino in un periodo particolarmente difficile per me e di questo gli ringrazio tanto. Adesso che i ragazzi inizieranno un nuovo percorso, in un’altra categoria e con un altro allenatore, ci siamo promessi comunque di non perderci di vista. Questa è la forza dello sport.

LEGGI ANCHE: I controlli della velocità a Verona dal 15 al 21 agosto

Cosa vuole dire ai suoi ragazzi?

Ringraziarli per prima cosa. È nata una bellissima complicità. Ognuno di noi ha imparato qualcosa dall’altro. Loro da me. E soprattutto io da loro. Mi sento cresciuto caratterialmente e umanamente. Stando a contatto con il mondo dei ragazzi ho capito molte cose: a volte noi grandi diamo sempre tutto per scontato, e non apprezziamo le cose semplici. Dovremmo apprendere da loro in questo. Il consiglio che gli do è di continuare a lavorare a testa bassa, non sentirsi mai inferiori a nessuno e che tutti possono arrivare dappertutto basta volerlo, e che se si cade, ci si rialza, senza nessun problema.

E in questo la scuola lascia il tempo ai ragazzi di cadere e rialzarsi?

In certi casi no. A volte si limita a scaricare i problemi e le responsabilità fuori dalle mura scolastiche. Nello sport c’è forse più pazienza, si può fare tanto. Secondo me nella scuola si fa ancora troppo poco per i ragazzi. C’è un grande divario tra le due. La scuola deve restituire quella serenità che permetta ai giovani di essere sereni anche lontano dai banchi.

Invece non crede che sport e scuola abbiano in comune la cosiddetta “ansia da prestazione”?

Da un lato ci sono gli stimoli che quest’ansia da risultato può portare. Dall’altro lato però c’è una pressione generale che può danneggiare i giovani. I voti nella scuola e l’affanno da prestazione nello sport possono essere difficili da gestire e metabolizzare. Ed è assolutamente normale a tredici anni. Nel calcio professionista forse si accentua questa severità nel giudicare un giocatore. Qua alla Virtus Verona vedo che c’è molta costruttività. Si cerca di lavorare, spiegare ai ragazzi gli errori ed aiutare loro a correggerli.

Qual è il tuo motto che le vuole trasmettere nel calcio come nella vita?

Come dicevo prima, dopo una sconfitta bisogna rialzarsi. Quelli forti sono quelli che si rialzano. Dalle sconfitte si impara a vincere. Quando perdi fai i conti con i tuoi errori, ed è proprio lì che non li commetti più; ed è proprio lì che cresci. Poi credo che in ogni cosa non si debba mai mollare; fino a che l’arbitro non fischia la fine, tutto può succedere, non bisogna mai darsi per persi.

Ricevi il Daily! È gratis

👉 VUOI RICEVERE OGNI SERA IL QUOTIDIANO MULTIMEDIALE VERONA DAILY?
👉 È GRATUITO!
👉 CLICCA QUI E SEGUI LE ISTRUZIONI PER RICEVERLO VIA EMAIL O WHATSAPP
(se scegli WhatsApp ricorda di salvare il numero in rubrica)

OPPURE
👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI AL CANALE TELEGRAM

radio adige tv