In Piazza Bra contro l’hate speech. Oggi il flash mob “Odiare non è uno sport”

Progettomondo in Piazza Bra con Damiano Tommasi e Alessia Pecchini, per inaugurare la settimana Internazionale contro il razzismo. La responsabile Rossella Lomuscio: «Presenti per dire no a tutto ciò che esclude»

Attirare l’attenzione della cittadinanza sul fatto che i linguaggi d’odio non appartengono alla pratica sportiva, ma anzi ne contraddicono i principi e il senso. E stimolare la consapevolezza dei giovani sugli impatti devastanti dell’hate speech, ribadendo il valore aggregativo e socializzante di una pratica sportiva rispettosa delle regole.

Questo l’obiettivo del presidio statico che oggi pomeriggio ha portato in piazza Bra l’ong veronese Progettomondo con alcuni ragazzi e ragazze pronti a comporre lo slogan “Odiare non è uno sport”, dal nome del progetto nazionale di cui Progettomondo è partner. La mobilitazione non si è limitata alla piazza veronese: simili iniziative si sono tenute in 10 città italiane, per rilanciare in contemporanea la scritta “Odiare non è uno sport” e contribuire a un “Flash Mob online” e corale.

La pandemia e la zona rossa non hanno fermato la preziosa iniziativa, che si inserisce nelle celebrazioni per la Giornata internazionale contro il razzismo del 21 marzo. A sostenerla, nel rispetto delle norme e del distanziamento fisico, erano presenti in Bra anche il noto dirigente sportivo ed ex calciatore italiano Damiano Tommasi e Alessia Pecchini, centrocampista di ChievoWomen.

«Lo sport è uno degli ingredienti che rendono la nostra vita speciale e può essere utilizzato per molte attività formative, anche per contrastare l’hate speech e il linguaggio verbale aggressivo» evidenzia Damiano Tommasi. «Purtroppo commenti sui social, nell’anonimato e nell’indifferenza, creano disagio e  situazioni drammatiche. Noi adulti e genitori dobbiamo prestare sempre più attenzione a simili fenomeni, e intervenire per educare in un ambito in cui fino a ieri non si pensa che fosse necessario intervenire».  

«Per me lo sport è una passione forte che ho dentro da tempo. È anche un maestro di vita che insegna a stare con gli altri, a reagire alle sconfitte e a volersi superare sempre» afferma Alessia Pecchini. «Può essere un fuoco che se divampa troppo brucia e fa male. Ma lo sport vero è passione, amore e non certo odio. Noi del mondo dello sport abbiamo il dovere di trasmettere il valore di un avversario, di un arbitro e del rispetto delle regole. Lo sport insegna ad amare, non certo a odiare». 

Le parole di Rossella Lomuscio, responsabile di Cittadinanza Attiva per Progetto Mondo

Rossella Lomuscio, responsabile dell’ufficio Educazione e Cittadinanza Attiva di Progettomondo, commenta così a caldo l’iniziativa di oggi pomeriggio: «Siamo contenti, è andata molto bene. Il flash mob è stato la conclusione di un percorso iniziato nel 2019 ,che si chiama “Odiare non è uno sport”. Il progetto ha l’obiettivo di conoscere e contrastare l’hate speech nei contesti educativi e, in questo caso, nel mondo dello sport».

«Non è stato un caso concludere idealmente il progetto il 19 marzo, proprio perché volevamo lanciare la settimana contro il razzismo. La giornata dedicata è il 21 marzo, ma per tutta la settimana enti, istituzioni, piccole associazioni in molte città d’Italia cercheranno di essere presenti per dire no al razzismo. Legato non soltanto al colore della pelle, ma a tutto ciò che separa, tutto ciò che esclude».

Cos’è Odiare non è uno Sport?

Odiare non è uno Sport è un progetto educativo di prevenzione e contrasto all’hate speech nello sport, sostenuto dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e promossa dal Centro Volontariato Cooperazione allo Sviluppo, con un fitta rete di partners su tutto il territorio nazionale. 

In un anno di progetto e nonostante la pandemia sono stati coinvolti oltre 3.400 giovani, 200 insegnanti, 150 allenatori di società sportive e 12 campioni olimpici. Tutti insieme hanno realizzato percorsi educativi, mobilitato l’opinione pubblica e fatto nascere delle “antenne anti-odio” in sei regioni italiane, gruppi di giovani opportunamente formati per intervenire nei discorsi di odio online smorzando i toni.

I dati del Barometro dell’Odio nello Sport

Secondo il Barometro dell’Odio nello Sport, ricerca realizzata dal Centro Coder dell’Università di Torino che ha monitorato per 3 mesi i social network delle principali testate sportive italiane, l’hate speech è ormai una componente strutturale delle conversazioni sportive, potenziata dai meccanismi virali della comunicazione digitale.

Su 4.857 post analizzati, per un totale di oltre 443mila commenti alle pagine Facebook delle cinque principali testate giornalistiche sportive nazionali (Gazzetta dello Sport, TuttoSport, Corriere dello Sport, SkySport, Sport Mediaset), emerge che tre post su quattro ricevono commenti che contengono una qualche forma di hate speech.

Lo sport, tradizionalmente terreno di inclusione e aggregazione sociale, che nel nostro paese coinvolge milioni di ragazzi acquista, purtroppo, anche un’altra faccia e può trasformarsi in fornace di discorsi e gesti d’odio, che nella dimensione digitale si potenziano e diffondono in maniera esponenziale.

Alessia Pecchini e Damiano Tommasi