I 10 anni di “Hellas Live” raccontati dal direttore Alberto Fabbri

Il direttore di "Hellas Live", Alberto Fabbri, è intervenuto durante la trasmissione "Protagonisti" per parlare della nascita della community dedicata tutta al mondo gialloblù.

Tutto è nato un po’ per caso ben dieci anni fa. Un gioco che è diventato passione e una passione che si è trasformata in qualcosa di più. Nemmeno il suo fondatore (nonchè direttore) Alberto Fabbri, pensava che “Hellas Live” potesse diventare una vera e propria “Bibbia” per i tifosi gialloblu, ma tant’è. E lo scorso 7 settembre, al Platys Center, c’erano centinaia di persone a celebrare questo traguardo della community. Un sito, un’app, i social e chissà cosa potrà aggiungersi in futuro alla galassia di “Hellas Live“, come ci ha spiegato Fabbri, intervenuto durante la trasmissione “Protagonisti”.

Alberto, come è nato “Hellas Live”?
Nasce come un gioco, un gioco che è diventato una bellissima realtà. Io nasco tifoso: ho sempre seguito la prima squadra di Verona, l’Hellas Verona Football Club e insomma, passando i pomeriggi allo stadio sono cresciuto. Ho seguito il Verona anche in trasferta, ma non sono mai stato nella parte calda del tifo, ho sempre preferito vedermi la partita in tribuna, qualche volta anche in curva. Hellas Live nasce perché, chiacchierando ho scoperto che l’allora giocatore di pallavolo Alessandro Marzoli era un programmatore e gli ho proposto di creare un’app dedicata all’Hellas, in un territorio che vive di Hellas perché è una fede. Adesso è diventato ovviamente una bella realtà.

La cosa incredibile è che il sito è sempre aggiornatissimo…

Da dieci anni a questa parte aggiorno il sito h24 e 365 giorni all’anno. In casa, in trasferta. Ho la fortuna poi di avere un fotografo che fa degli scatti strepitosi come Davide Cosentini. Nel momento in cui c’è la passione si riesce sempre a dare qualcosina in più.

E a darti forza sono i tuoi sostenitori. Per la festa dei 10 anni di “Hellas Live” sono arrivati tantissime persone della community.

Sì ho avuto un bellissimo riscontro, un grandissimo attestato di affetto e di stima. Mimmo Maietta è venuto da Bologna, è stato lì tutta la sera e Osvaldo Bagnoli con l’amico Paolo Goretti sono venuti prima dell’evento. C’erano anche Gigi Sacchetti, Antonio Terracciano, papà di Filippo, attuale protagonista del Verona di Cioffi, Chicco Guidotti, presidente degli amici gialloblù. Tutti hanno partecipato e soprattutto sono arrivate oltre 250 persone e questo mi ha fatto davvero molto piacere, anche perché è stata una bellissima serata. Insomma, direi che è stato il coronamento perfetto per questo traguardo molto importante.

Che rapporto sei riuscito a costruire con la tua community?

Un bel rapporto diretto. Se ho da dire qualcosa che a mio avviso non va, lo scrivo e viceversa. Se qualcuno mi dice “non sono d’accordo con la tua analisi, con i tuoi voti” va bene: a me piace il confronto, ma deve essere educato, civile.

E, da addetto ai lavori, come vedi il mondo del giornalismo sportivo. Come si è evoluto?

Più che evoluto si è involuto, purtroppo. Adesso al giorno d’oggi, i giornalisti non hanno rapporti né coi giocatori, men che meno con i dirigenti. Se uno scrive su internet, uno prende la notizia, non cita la fonte, la riporta sul suo portale come fosse sua. Quindi è un altro modo di lavorare.

Ti ricordi il tuo primo articolo?

Il mio primo articolo lo scrissi quando c’era ancora il compianto presidente Giovanni Martinelli. Allora il Verona si allenava a Castelnuovo, a San Donato. Arrivai e mi mi presentai con il cellulare dell’epoca. Tutti mi guardarono un attimo sbigottito. Ricordo tutti i giocatori con questa magliettina Asics che era lo sponsor tecnico dell’Hellas Verona. Fu un anno magico, che permise al Verona di tornare in Serie A dopo undici anni. Quindi ha portato anche bene.

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