Hellas, parla Setti: «Senza rivoluzione a gennaio non ci saremmo salvati»

Mercato, contratti, tensioni e scelte. Maurizio Setti si toglie qualche sassolino dalla scarpa e dice la sua sulla stagione passata e sul futuro dell’Hellas Verona.

Hellas Verona, Maurizio Setti
Maurizio Setti, presidente Hellas Verona

Il presidente dell’Hellas Verona Maurizio Setti chiarisce le motivazioni di alcune scelte fatte in questi mesi. La salvezza non sarebbe arrivata senza la rivoluzione di gennaio, dice. E quelle vendite sono arrivate nel mercato invernale, perché non era stato possibile concluderle nell’estate precedente. «A gennaio è sembrato che chi andasse via fosse insostituibile, e su questo, tutti noi, dobbiamo cambiare mentalità» commenta.

Il DS Sogliano e mister Baroni, volti di questa salvezza in Serie A, resteranno? «Spero che si possa portare avanti questo percorso» dice Setti.

Di seguito le dichiarazioni e il video completo della conferenza stampa di oggi.

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Il Verona ha giocato una grande partita, sia dentro al campo che fuori, da gennaio a oggi. Ora ritiene che la situazione dell’Hellas sia più sostenibile?

“L’intento è sempre quello di avere una salvezza più tranquilla. Quello che faccio da 13 anni è provare a ottenere sia la salvezza sia avere i conti in equilibrio. Con alti e bassi dettati anche da errori, che ogni società fa, nella mia figura si è sempre cercato di praticare il calcio che possiamo permetterci di fare, un calcio che porta ‘normalmente’ alla salvezza. Questa è una piazza che merita la Serie A, anche se ogni anno c’è il rischio di retrocedere. Anche per la prossima stagione costruiremo una squadra che possa raggiungere la salvezza o che possa fare un campionato di media classifica, ma ogni anno questo è più complicato. Ci sono proprietà straniere che arrivano, investimenti importanti da parte di altre società, che però non sempre funzionano. Noi siamo consapevoli che chi viene qui deve voler dimostrare di voler stare al Verona, ci servono giocatori che vogliono meritare l’Hellas. Il nostro intento è questo”.

Mister Baroni e il Direttore Sogliano restano?

“Nella vita ho imparato che i contratti valgono poco e ci sono per tutti. Spero che si possa portare avanti questo percorso. Non ne abbiamo ancora parlato, vogliamo finire bene la stagione e poi faremo le nostre valutazioni rispetto a ciò che il mercato ci offrirà e rispetto alle opportunità che ci saranno”.

Marco Baroni Hellas Verona
Sean Sogliano e Marco Baroni

Il mercato di gennaio ci è stato spiegato dal mister e dal Direttore dal punto di vista tecnico, invece da quello economico perché si è arrivati fino a quel punto con le cessioni?

“Normalmente il Verona fa cessioni, cosa che non è successa la scorsa estate perché avevamo ritenuto di fare altre scelte, le offerte sono arrivate troppo tardi per poterle valutare. A gennaio è sembrato che chi andasse via fosse insostituibile, e su questo, tutti noi, dobbiamo cambiare mentalità. Di quei giocatori, quattro erano titolari, quattro riserve e tanti non avevano quasi mai giocato. Senza rivoluzione non ci saremmo salvati. È stato fatto tutto volutamente in comune accordo con DS e mister. La possibilità di salvarci passava da giocatori con la volontà di rimanere qua. In quel momento alcuni avevano perso questa volontà per speranze di migliorare la loro carriera, speranze che non avevano qui. L’unico che sarebbe rimasto volentieri era Ngonge, ma nessuno può rifiutare una tale offerta. Sicuramente questo Club vive di plusvalenze, ma a un certo punto mi sono fermato, perché avevamo anche altre richieste, ma dovevamo mantenere uno zoccolo duro. Quello che è stato fatto ha mantenuto un equilibrio, ma non siamo mai stati a rischio fallimento e non lo saremo in futuro. Ne è uscito un cambiamento migliorativo per via delle richieste venute dai giocatori. Se non l’avessimo fatto non saremmo rimasti in Serie A”.

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È stato vicino alla cessione del Club?

“Di concreto non c’è niente e non c’è mai stato niente. Ci sono stati avvicinamenti. Il Club non è vendita, ma è aperto a delle opportunità. Se arrivasse il socio che vuole essere socio di capitale ben venga, se arrivasse un uomo facoltoso che vuole far parte del Verona ben venga, io sono disponibile. Conosco le mie possibilità, non sono un fondo, non posso fare un calcio da prime squadre e conosco le possibilità che hanno le proprietà emergenti. Cerco di fare, e penso di averlo dimostrato negli anni, il calcio che mi posso permettere al massimo, da tutti i punti di vista, al massimo dell’impegno e della professionalità. Possiamo promettere ai tifosi che chi va in campo con il Verona deve essere consapevole della realtà in cui gioca. Entro nel decimo anno da Presidente: l’operato di questa società sotto di me è stato buono. Anche per me sarebbe ambizioso pensare a fare di più, ma faccio ciò che va di pari passo a quello che posso permettermi. Se ci saranno le possibilità sarò il primo a mettermi a disposizione”.

In questi anni, quanto hanno pesato le faccende Volpi e Parma?

“Innanzitutto ringrazio tutti coloro che hanno lavorato per risolvere queste situazioni. Non sono mai state circostanze volute, ma si sono create. Con il gruppo Volpi avremmo potuto risolvere nove anni fa, ma ci siamo riusciti solo ora con i nostri avvocati. Per quello che riguarda Parma è una cosa che non mi riguarda, le situazioni con loro riguardano la Giustizia italiana. Pur avendo ragione abbiamo deciso di chiudere questa faccenda e il Club l’ha fatto rinunciato a 8 milioni. Ora sono contento perché oggi l’Hellas Verona è perfetto. Quando arrivai ci fu anche una causa per Jorginho, chiusa anche quella. Penso che il percorso del Club negli anni sia stato ottimo, se dovessi darmi un voto sarebbe alto, una via di mezzo tra sei e dieci. In tutti questi anni sono state inserite persone importanti, dal Direttore Generale in avanti, penso anche alle persone inserite stabilmente in azienda. Ho sempre fatto io queste scelte, dettate dal momento, da esigenze, da quello che pensavo: alle volte ci si può prendere altre no, ma il risultato mi sembra positivo”.

Quanto vale il Verona?

“Non penso sia un argomento interessante. Ci sono parametri e valori, se qualcuno volesse avvicinarsi ha i parametri per capirlo. È un club che ha una bellissima città, storia, tifosi, giocatori. Non saprei una cifra e non mi sembra corretto dirla”.

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La scorsa estate non si è venduto non solo per le offerte in ritardo…

“L’anno scorso l’unico giocatore che davvero potevamo vendere era Hien, l’ultimo giorno di mercato, ma in quella fase ho voluto tenerlo per poter lasciare la squadra più forte possibile in quel momento, sbagliando perché il giocatore aveva voglia di cambiare aria. Sugli altri giocatori erano chiacchiere. La rivoluzione fatta a gennaio a me ha dato una grande visione di come il calcio sta cambiando: è un business a tutti i livelli. Dobbiamo cercare di fare tutto in maniera realistica, e io conosco le dinamiche del nostro calcio, bisogna stare con la barra dritta. Non esiste più il calcio di una volta. Oggi bisogna gestire le cose in maniera completamente diversa”.

Esiste il pericolo che si ricrei la situazione di questa estate?

“In questo momento mi sento solo, con la grinta e la voglia giusta di portare avanti il Club come ho sempre fatto. In questi anni ho costruito rapporti importanti con tutti, sono nella condizione di poter stare su tutti i tavoli di trattativa, ma non ci sono discorsi con gli investitori in questo momento”.

Pensa al centro sportivo di Bottagisio che è all’asta in questo momento?

“È una possibilità. Si valuterà cosa fare. Comporta delle scelte prendere un centro sportivo del genere, non ci staremmo tutti, ma è un’opportunità da non sottovalutare”.

Lei si sente un po’ fortunato?

“Non credo molto nella fortuna. È stato un anno difficile per me, anche a livello personale. Ci sono risultati che si ottengono solo lavorando, la fortuna c’è in qualche partita, ma in un percorso come il mio di 17 anni parlare di fortuna la vedo una cosa difficile da potermi attribuire. Penso di avere una capacità abbastanza buona nel saper scegliere le persone. Lo stesso Sogliano di cui sono amico da sempre è stata la persona con cui ho avuto più rapporti da quando sono qui, è un confronto. Viviamo male, di fatica, ma alla fortuna non credo. Credo che le persone che sono passate di qua hanno avuto da me rivalutazione, quando vanno via da qua le persone non sempre rendono come qua, un po’ di merito me lo do. Non mi interessa apparire tanto, parlare sempre, non perché voglia fare il presuntuoso, ma perché lavorando non hai tempo. Mi fa piacere quando ricevo gratificazioni dagli addetti ai lavori, persone come Direttori e Presidenti che lavorano nel calcio, che riconoscono il lavoro che facciamo”.

L’anno prossimo ci saranno in Serie A 10 proprietà straniere e 10 italiane…

“Penso che sulla carta sarà difficile. Le proprietà straniere che arrivano hanno capacità di spesa, di investimenti importanti. Non nego che sarei contento di avere un partner o un socio, farei un passo indietro se necessario, anche se normalmente riesco ad affrontare quello che comporta questo lavoro. Questo per me è stato il campionato più difficile, non vorrei trovarmi nei panni di chi domenica deve lottare per non retrocedere. Oggi andare in Serie B è un dramma, altroché paracadute: chi scende non è detto che risalga. I costi della Serie A stanno diventando allucinanti sotto tutti i punti di vista, è difficile mantenere un club in questa categoria”.

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Come mai non è riuscito a trattenere allenatori come Tudor o Juric?

“Juric e Tudor vengono dalla stessa nazione ma sono persone completamente diverse. Con Juric non si poteva andare avanti, nella vita serve andare d’accordo. Per caratteristiche era diventato impossibile, il cambiamento era dovuto. Lui voleva andare via, io non sono rammaricato perché non saremmo potuti andare incontro a un tecnico con le sue richieste. L’auto sostentamento nel calcio diventerà obbligatorio. Con Tudor è stato un discorso più aperto, ci siamo confrontati, l’ho informato sulla rosa che avrebbe avuto a disposizione e ha deciso di andare via, ma è stato un signore. Le scelte che abbiamo fatto hanno portato quasi sempre a un risultato positivo, la maggior parte degli allenatori che sono stati qui hanno fatto un percorso personale importante. Non basta arrivare in Champions, c’è sempre ambizione, guardate Motta che va alla Juventus. Devo ringraziare mister Baroni che è sempre stato coerente, onesto, ha sempre fatto interviste in cui non ha mai messo in difficoltà la società. La prima persona che vuole bene al Club sono io: non si può lavorare con mister che si mettono contro al club per volere di più. Noi abbiamo lavorato bene quest’anno. Noi non vogliamo trattenere chi non vuole rimanere”.

Igor Tudor positivo covid-19 prepartita Genoa-Hellas Hellas-Sassuolo
Igor Tudor, ex allenatore Hellas Verona. Foto d’archivio

A che punto sono i lavori con il Comune sullo stadio per adeguarlo?

“I lavori che vedete allo stadio li abbiamo fatti in autonomia, a partire dai pitch box. Il Sindaco Tommasi da questo punto di vista si sta dando da fare. Non so se qualcosa verrà fatto o come sarà fatto. Lo stadio non vive un giorno a settimana, dovrebbe avere una funzione sette su sette. Se questo non si può realizzare il progetto resta nel cassetto. Da parte nostra facciamo quello che possiamo, da parte del comune c’è grande interesse per farlo. Non so se gli europei o altro sboccheranno i lavori, noi siamo aperti a tutto. Sono discorsi non semplici da sbrigare. L’Hellas è sempre stato disponibile a dare la sua partecipazione a collaborare, a fare tutto a co-partecipare, vedremo gli sviluppi”.

Ha detto che si sente solo, pensa che il tessuto imprenditoriale veronese la ostacoli in qualche modo?

“Ho sempre detto e cercato di tirare dentro imprenditori veronesi, che ce ne sono. Ma ho sempre trovato un ostacolo davanti alla nomea del Verona. Ho sempre cercato di dire che ho visto un grandissimo miglioramento da questo punto di vista. I nostri tifosi non sono peggio di altri, anzi, ho sempre provato a scalfire quest’idea. Non sono uno che va in giro a cercare soldi. Ribadisco l’invito a chiunque volesse partecipare allo sviluppo del nostro progetto, ne sarei orgoglioso e ben lieto”.

Dopo nove anni cos’è scattato nella questione Volpi quest’anno?

“Ho le mie idee, ma non so la verità. Il mio pensiero è che questa cosa non portava benefici a nessuno, nove anni di avvocati, pensieri, questioni. Il Club non ha mai avuto problemi, solo io a livello personale, ma ho le spalle larghe. Il tempo ha fatto maturare anche in loro la volontà di avvicinarsi”.

Se trovasse un finanziatore, come si immagina il Verona?

“Invece di vendere quattro giocatori potresti venderne solo due. Quando arriva un Club che ti fa una richiesta folle non si può rifiutare, come per Hojlund lo scorso anno dall’Atalanta al Manchester United. Il sogno sarebbe poter mettere delle basi, per poi aggiungere qualcosa. Il calcio è cambiato, non ci sono più giocatori simbolo. L’allenatore che sta in un Club tanto tempo è perché ha un’età e un’esperienza precedente lunga. Se prendi un giocatore o un allenatore giovane va via, un giocatore come Toni a fine carriera che vuole dimostrare chiude la carriera in un Club, come è successo qui”.

Dopo due anni con dei cambi, quest’anno Baroni ha potuto lavorare un anno intero, è mai stato davvero in bilico?

“Penso che in bilico non lo sia mai stato. Ci siamo confrontati, nel confronto mi ricordo mi disse a Genova che a prescindere avrebbe voluto cambiare modulo. Non chiedo mai chi gioca, io spero che giochino sempre i giovani, sperando che vengano rivalutati. La frenesia di cambiare allenatore non l’ho mai avuta. Con Marco ho sempre avuto un rapporto cordiale e sincero, ci vediamo al campo. Il confronto è con una persona che al campo sa lavorare bene, abbiamo un confronto leale. Ha lo stile giusto di fare calcio, la società viene prima di tutto. Qua c’è sempre la caratteristica di dire sì, ma, oggi siamo 13esimi, quello che conta è dove sei alla fine. Penso che siamo bravi nel gestire la società nella filiera corta, cerco di sfruttare le mie caratteristiche per il bene del Club”.

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