Hellas nel baratro, Setti: «Siamo tutti in discussione, devo riflettere»

Allenatore, ds, giocatori: tutti in discussione. «Oggi sono sconvolto perché mi sto ammalando per il Verona» dice il presidente Maurizio Setti.

Maurizio Setti sogliano verona
Maurizio Setti

La decima sconfitta consecutiva segna anche l’inizio della pausa per i mondiali per l’Hellas Verona. Con lo Spezia al Bentegodi finisce 1-2 e ora c’è un mese e mezzo di riflessioni e lavoro per riportare la stagione gialloblù in carreggiata.

Il presidente Maurizio Setti si è presentato in conferenza stampa mettendo tutto in discussione.

La situazione è grave, dal punto di vista della classifica questa partita era importante: cosa ha in mente di fare riguardo al futuro di Bocchetti e Marroccu?

“In questo momento ho messo tutti in discussione. Non me lo sarei mai aspettato. Oggi in campo c’erano nove undicesimi della squadra dell’anno scorso, più Verdi e Djuric. Io non posso pensare che questa sia una squadra che non possa salvarsi. Lo diciamo da dieci partite, però continuiamo a perdere. Non siamo retrocessi, ma è una cosa che faccio fatica a capire, dopo una prestazione come quella contro la Juventus, rifarne un’altra così. Questi alti e bassi vanno capiti, quindi in questo momento, dico la verità, devo riflettere su tutti, su tutta la piramide”.

Che idea si è fatto della contestazione. Che cosa si sente di dire riguardo le voci di un’eventuale vendita della società?

“Sullo ‘smantellamento’ della squadra, ripeto, non mi sembra che sia il nostro caso. Mi sembra che sia il nostro caso, da sempre, che tutti gli anni determinati giocatori vadano via per due motivi: uno perché credo che sia necessario per questo club, come modus di vivere; due perché, questi giocatori, nella maggior parte dei casi, vogliono andare via – tolto che non è oggi il giorno per fare polemiche. Perché vogliono guadagnare di più, perché vogliono giocare le coppe, per andare a calcare palcoscenici più importanti. E dobbiamo renderci conto che il Verona è questo, ma non gli ultimi dieci anni di Verona di Setti: il Verona è questo a livello di storia. Perché se guardiamo determinati risultati, forse ne ho parecchi di meriti in questi dieci anni. Oggi siamo qua per frustarci: dieci sconfitte di fila, c’è poco da commentare. Bisogna fare delle grandi riflessioni. Mi dispiace chiaramente che i tifosi, i quali capisco da un lato, prendano me come un esempio di qualcuno che vuole disfare tutti gli anni, perché vi posso garantire che tutti gli anni spendiamo più di quello che incassiamo: quindi non è così. Per quanto riguarda la vendita, è vero che ci sono degli interessamenti, come ogni anno, ma non esiste nessuna vendita. Io so di almeno sei o sette squadre rimaste al primo giro di vendita e che sono rimaste sul mercato. Quindi non c’è nessuna vendita e penso che in questo momento ce ne sia ancora meno”.

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Ora arrivano la sosta e poi il mercato: come si può superare questa situazione?

“In questo momento non lo so. Devo veramente riflettere. Credo che le persone, sia quelle che sono andate sia quelle che ci sono, siano capaci e che possano fare il bene di questo club. Qualcosa non ha funzionato, ma adesso se vado indietro alle giustificazioni sono cose assurde. Oggi sono sconvolto perché mi sto ammalando per il Verona, sono dieci giorni che non dormo, non riesco a capire il motivo. Se si va a guardare questa rosa, a detta di tutti, è più forte di quella dell’anno scorso tranne nei singoli davanti che magari non si sono ancora espressi. Oggi ha fatto il primo gol Verdi ma non lo abbiamo avuto praticamente mai, Henry era partito bene ma poi ha avuto un’involuzione. Le cose sono tante, ma io non sono qui a trovare delle giustificazioni. Sono qui a cercare la medicina per risolvere la situazione in questi 50 giorni perché sicuramente non ci si arrende oggi, non siamo retrocessi. Siamo in una situazione molto critica e non posso credere che la squadra sia questa e farò di tutto per trovare la medicina giusta per il resto del campionato. Non mi voglio arrendere, ma soprattutto non vorrei retrocedere. Quando si aprirà il mercato ci saranno determinate dinamiche e noi sicuramente qualcosa faremo. Questa debolezza mentale va risolta”.

Pesano più le scelte o la confusione nella gestione tattica delle partite?

“Non penso sia una questione di confusione a livello tattico. Penso che Bocchetti sia l’espressione migliore del nostro modo di concepire il calcio, ma sono altrettanto allibito nel pensare che non siamo riusciti a conquistare almeno un risultato. Ci sono tante cause, troppe e la colpa è solo nostra. Le riflessioni che verranno fatte toccheranno tutto”.

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La tifoseria le imputa un atteggiamento distante dalla squadra. Qual è il suo pensiero in merito?

“Credo che il calcio ormai sia molto cambiato rispetto a quello che era stato in passato, negli anni ‘80 o nell’anno dello scudetto. Al giorno d’oggi qualsiasi tipo di iniziativa si voglia organizzare richiede molto più impegno, sotto tutti i punti di vista. Sinceramente sono dispiaciuto del fatto che i tifosi mi reputino distante dal Verona. Io mi ritengo una persona semplice in realtà, chi mi conosce bene lo sa. Credo, però, che in particolar modo in questa piazza il fatto che io viva e lavori in una città che non sia Verona possa far pensare che ne sono anche distaccato: in realtà, sottraggo del tempo al mio quotidiano e a qualsiasi altra cosa per il Verona, e credo che pochi altri dedichino tutto il tempo che dedico ad una causa simile. Non sono una persona che si magnifica, preferisco i fatti. Devo ammettere anche che senza dubbio non mi aspettavo questa situazione e ad oggi non la so ancora giudicare. Dirò la verità, devo riflettere con calma e a mente fredda. Oggi potevamo essere a meno due in classifica dalla zona salvezza, invece siamo a otto punti. Non è finita, ma è il modo in cui ci siamo sciolti dopo aver subito il primo gol che devo ancora capire, non riesco a capacitarmene. Il deficit mentale di questa squadra sicuramente va capito, analizzato e affrontato nei prossimi giorni”.

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