Fratelli in Eccellenza: domenica il “derby” per Davide e Riccardo Marini

Derby in famiglia domenica per i fratelli Davide e Riccardo Marini, il primo centrocampista di 21 anni del Pescantina e il secondo diciassettenne difensore del Vigasio che, alle 14.30, scenderanno in campo allo stadio "Umberto Capone" di Vigasio nel girone A di Eccellenza Veneto.

Derby in famiglia domenica per i fratelli Davide e Riccardo Marini, il primo centrocampista di 21 anni del Pescantina e il secondo diciassettenne difensore del Vigasio che, alle 14.30, scenderanno in campo allo stadio “Umberto Capone” di Vigasio nel girone A di Eccellenza Veneto. Un carriera simile per i due fratelli, iniziata per entrambi da giovanissimi alla squadra del paese locale, L’Azzurra Nogarole.

Raccontatemi della vostra carriera.

Davide Marini: «Ho cominciato a giocare nell’Azzurra Nogarole, la squadra del nostro paese, già da molto piccolo. All’età di 8 anni sono passato al Chievo facendo tutta la trafila del settore giovanile fino alla quarta superiore. Poi ho fatto due preparazioni in Primavera e in entrambi gli anni sono andato a Caldiero in Eccellenza, poi sono stato ad Este in Serie D e poi sono tornato al Caldiero. A dicembre 2019 ho fatto una parentesi a Villafranca e lì poi mi sono fermato quando hanno chiuso tutto».

Riccardo Marini: «Anch’io ho cominciato nella squadra del paese, l’Azzurra Nogarole 9 anni, poi ho fatto al Chievo tutta la trafila settore giovanile fino alla Primavera. Quest’anno, un mese fa, sono andato in prestito al Vigasio in Eccellenza, un mondo totalmente diverso da prima».

E quest’anno?

Davide: «Quest’anno sto giocando a Pescantina, in Eccellenza, un’esperienza che per me potrebbe essere una sorta di rilancio a livello calcistico e personale, perché è stata un’annata difficile. Sono motivato da molta voglia di vincere e di mostrare le mie qualità come giocatore, oltre che un bisogno di sentire la fiducia in me stesso e dei miei compagni in quello che sono e dimostro di essere».

Riccardo: «Ora sono il più piccolo della squadra e gioco con gente di trent’anni. Fin da piccolo il calcio è stata la mia passione principale, perché mi dà divertimento e libertà mentale. L’ambiente mi fa star bene, perché sono consapevole di un sacrificio che viene ripagato e che con l’impegno è possibile arrivare a qualsiasi risultato. Questo è un anno da fare al massimo per tornare alla Primavera al Chievo il prossimo, perché ho ancora due anni da giocarmi in Primavera, a meno che non ripeta l’anno prossimo l’esperienza».

Riccardo Marini con la maglia del Chievo

Cosa ne pensate del fatto che molti ragazzi alla vostra età hanno lasciato?

Davide: «Ognuno deve puntare al massimo delle proprie aspirazioni e alla fine si deve stare dove si sta meglio. A volte arrivano altre priorità come lavoro o studio e altre passioni e questo porta il calcio in secondo piano. Io comunque penso che il percorso di giocare con i più grandi aiuti a crescere, perché si hanno consigli e stimoli diversi dai compagni».

Cosa ne pensi del fatto che tuo fratello abbia intrapreso il tuo stesso percorso?

Davide: «Sono stato io per primo a parlare a mio fratello della possibilità di andare in Eccellenza, perché sapevo che il direttore tecnico del Chievo voleva farlo giocare e prepararlo per l’anno prossimo, riprendendolo più maturo. All’inizio ero scettico però poi ho pensato che ogni percorso è personale e quindi serve sempre provare».

E tu Riccardo?

Riccardo: «A questa età i miei compagni mollano tutto perché preferiscono stare fuori, non seguire diete personalizzate, preferiscono non fare sacrifici. Il calcio è visto come uno sport per stare al pomeriggio tra amici e spesso non lo si vede in un’ottica di sacrificio e impegno».

Davide Marini

Cosa pensate della situazione attuale?

Davide: «Io sono vice allenatore dei giovanissimi nazionali del Chievo. Il sentore generale, in questo contesto che non è né scuola calcio né professionistico, siamo consapevoli che in caso di peggioramento saremmo noi i prossimi ad essere fermati. Il timore c’è sicuramente ma a parer mio altra scelta non esiste, devono essere altrimenti attuati protocolli che tutti possano sostenere, ma è impossibile. Ritengo quindi giusto essere noi i primi a smettere, anche se c’è gente che vive e mantiene la famiglia con il calcio».

Riccardo: «Se continua così, le categorie dilettanti saranno le prossime a smettere, perché mentre nelle società professionistiche ci sono controlli, qui non ci sono così spesso e il caso asintomatico non si rileva. Un’eventuale positività nello spogliatoio potrebbe diffondere maggiormente il virus. Giusto dire basta anche dal punto di vista umano, perché il virus ha precedenze sul calcio, nonostante alcuni vivano di questa attività».

Un pronostico sul derby di domenica?

Davide: «Un’esperienza nuova per entrambi per il dislivello età, con sensazioni nascoste e mascherate fino al giorno della partita. Per ora non so cosa proverò, perché è vero che vedere nel campo avversario un fratello è particolare. Certo non è uguale anche la valutazione tra un avversario e un fratello».

Riccardo: «La sensazione è nuova, mi fa sorridere perché non avrei mai pensato succedesse. Andavo l’anno scorso a vedere mio fratello e ora quei giocatori me li trovo in campo come avversari. Una volta sul campo si vedrà, ma non dovremo scontrarci direttamente non giocando lo stesso ruolo, fortunatamente».