Chievo Women, il dg Rossi: «Orgoglioso del movimento del calcio femminile»

La crescita del movimento, il futuro nei professionisti, gli obiettivi della società gialloblù. Ce ne parla il direttore generale e sportivo Massimiliano Rossi.

Il calcio femminile cresce con costanza. In tutti gli angoli del mondo. La prova lampante è stata la grande rassegna dei Mondiali 2019, che hanno acceso anche in Italia i riflettori sulle ragazze del pallone. A Verona, ChievoWomen ha iniziato un progetto con il direttore generale e sportivo Massimiliano Rossi per portare la società al livello delle grandi. Con lui abbiamo parlato di tutto questo: il calcio femminile nel mondo, in Italia, sulle sponde dell’Adige.

Negli ultimi anni il movimento del calcio femminile è cresciuto molto a livello mondiale. Qual è la situazione attuale?

«Sicuramente è una situazione che dà orgoglio. Anche il calcio femminile può finalmente cominciare ad avere il giusto rispetto a livello europeo e mondiale. Noi forse siamo un po’ in ritardo, però sappiamo che l’Italia è un paese che spesso parte in ritardo ma poi corre, e ora stiamo correndo. Chiaramente i mondiali sono stati una delle vetrine più importanti, che ci ha dato la possibilità di avere ulteriori calciatrici che potranno entrare nel giro delle nazionali. Oggi chiunque si può approcciare al calcio femminile, e noi dobbiamo cercare di sfruttare nel miglior modo possibile le qualità delle ragazze e dare loro la miglior istruzione possibile».

In Italia si avverte ancora un certo ritardo rispetto ad altri paesi europei. L’obiettivo è l’ingresso nei professionisti?

Massimiliano Rossi

«Certo, me lo auguro. Però non è solo dire “contratto professionistico e siamo arrivati”. Le strutture, il sistema devono essere adeguati: per passare al professionismo servono delle basi solide. Non parlo delle grandi squadre, che comunque stanno approcciando nel modo corretto il percorso verso questo obiettivo; parlo di tutte le altre. Bisogna mettere in campo la forza di tutti per riuscire a ottenerlo.
La Federazione da questo punto di vista sta facendo dei grandi passi; bisogna capire se sarà sufficiente o se servirà qualcosa in più. La disposizione da parte delle società penso che ci sia, il punto è che non bisogna cercare di arrivare al professionismo a tutti i costi se poi si cancellano le società. Questo è un rischio di cui bisogna tenere conto».

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Parliamo di Chievo Women. Quali sono gli obiettivi nel breve periodo e quali le aspirazioni a lungo termine?

«Per quel che mi riguarda, sono orgoglioso del mio ruolo e so che i risultati sono importanti, però gli obiettivi a breve servono a poco: per me l’obiettivo va tarato su un progetto di cinque anni. Ci sono una serie di fattori molto importanti: consolidare la società, avere il massimo da parte dei giocatori, avere degli istruttori capaci, avere delle strutture di competenza per poter fare calcio ad un certo livello. Non puoi correre solo su una di queste dimensioni: è meglio costruire un progetto e portarlo avanti nei cinque anni. Sono convinto che se la società mi darà la possibilità nei prossimi cinque anni, potremo fare un bel percorso: se ci soffermiamo sul risultato della prima squadra, sbagliamo approccio. Sicuramente è un veicolo trainante, ma noi dobbiamo riuscire ad avvicinare tutte al calcio, dalle più piccole alle più grandi. Dalla capitana Valentina Boni all’ultima delle pulcine che fa la scuola calcio da noi. Uguale rispetto, nessuna differenza. Questa è una società sana, una società che cresce».

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