Verona, domani alla scoperta del “pero misso”

Domani, al Bastione San Bernardino di Verona, Slow Food Verona racconterà la storia del "pero misso", una varietà di pera tipica della Lessinia e dell'Alta Valpolicella.

Pero misso
Il pero misso
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Giovedì, al Bastione San Bernardino di Verona, si terrà il secondo appuntamento di Talk & drink, il format di Mura Festival, con Slow Food Verona. Per l’occasione verrà presentato un prodotto tipico delle nostre terre e in particolare della Lessinia e della Valpolicella, il pero misso.

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Il pero misso

In Lessinia ne sono rimasti circa duecento alberi. Si trovano perlopiù nella Valpantena, nella valle di Mezzane e di Illasi, ma soprattutto nell’alta Valpolicella, tra i 500 e i 900 metri di altitudine, come riporta il sito di Fondazione Slow Food. La particolarità di questa varietà di pero è data dal fatto che, per essere consumato, deve prima subire un processo di ammezzimento (come si usa fare per i cachi, le mele cotogne, le giuggiole e altri frutti). Si tratta di un procedimento di maturazione dei frutti, dopo la raccolta, che ne determina un cambiamento di consistenza, colore e sapore e li rende appetibili.

I frutti si raccolgono acerbi e sono riposti, ben distanziati l’uno dall’altro, su un vassoio di cartone o in una cassetta di legno. Il luogo di conservazione deve essere asciutto e buio, e lì rimangono per circa un mese, fino a che non avranno raggiunto la giusta maturazione. Dopo la sovramaturazione la buccia assume un colore marrone scuro, come la polpa, la quale però rimane consistente. Con il pero misso – detto anche missaoro – si producono ottimi dolci, marmellate, succhi, distillati, sidro.

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