Settembre dell’Accademia, tutto pronto per la 31^ edizione

Presentata questa mattina nella sede di via Dei Mutilati 4 a Verona la nuova rassegna sinfonica che dal 7 settembre al 3 ottobre prossimi presenterà sul palco del Filarmonico otto concerti di caratura mondiale. Tuppini: «Abbiamo rispettato il carattere di internazionalità».

La conferenza odierna nella sede dell'Accademia.
La conferenza odierna nella sede dell'Accademia.

L’Accademia Filarmonica di Verona rimette la musica al centro. Si riparte con entusiasmo per investire sul presente e sul futuro, con la certezza che il rito del concerto sempre si rinnova, non semplicemente come occasione di svago, ma come elemento identitario della nostra storia e anche della nostra città. Il Festival di musica classica “Settembre dell’Accademia” è un investimento che frutta, da ormai numerosi anni, in termini culturali ed estetici attraverso programmi dedicati principalmente alla grande tradizione sinfonica: lo spirito che anima anche questa 31esima edizione nasce da una credibilità internazionale conquistata grazie alla continuità e alla costante presenza di orchestre di altissimo livello, provenienti da tutto il mondo.

Il festival, presentato questa mattina nella sede dell’Accademia Filarmonica di Verona, si sviluppa in un percorso di otto concerti nell’arco di quasi un mese, dal 7 settembre al 3 ottobre. L’inaugurazione è affidata alla Rundfunk Sinfonieorchester Berlin, mercoledì 7 settembre, l’orchestra della radio al centro della scena musicale berlinese, che ha la stessa età della radio, essendo nata nel 1923. Tra i grandi direttori che hanno forgiato l’orchestra dedicandosi specialmente al grande repertorio tardo romantico, figurano Sergiu Celibidache, Eugen Jochum, Rafael Frühbeck de Burgos e Marek Janowski. Il suo direttore stabile è oggi il dinamicissimo Vladimir Jurowski, un precoce talento della bacchetta., che prosegue nell’approfondimento del repertorio tardoromantico, e presenta a Verona la sinfonia più amata di Gustav Mahler la Sinfonia n. 5, opera di grande seduzione sonora, tra tragiche marce funebri, Scherzi laceranti e incontaminati lirismi (nel celebre viscontiano Adagietto). Il brano d’apertura che introduce la giovane violinista Vilde Frang, è una rarità: il Concerto per violino n. 1 di Béla Bartók. Opera giovanile, frutto di una passione impossibile dell’autore per una bella violinista, che tenne il manoscritto ineseguito fino alla sua morte.

Guarda l’intervista al presidente Luigi Tuppini

Il 12 settembre largo agli inglesi, con una delle più rappresentative compagini d’oltremanica, the Academy of St. Martin in the Fields, che con il suo direttore principale nonché star del violino Joshua Bell si presenta con un programma di sicura presa, con l’Ouverture Egmont e la Sinfonia n. 7 di Beethoven che delimitano il torrenziale Concerto per violino di Čajkovskij.

Ancora il violino è protagonista giovedì 15 settembre in apertura del concerto di un’altra londinese, la Philharmonia di Londra. La giapponese Sayaka Shoji interpreterà il Concerto n. 2 di Sergej Prokof’ev, opera del 1935 contrassegnata da una svolta stilistica del compositore in favore di una semplicità formale e di una eloquente cantabilità. Sarà interessante confrontare poi il Sibelius (Sinfonia n. 2) di Santtu-Matias Rouvali, il nuovo direttore della Philharmonia, con il Sibelius di Esa-Pekka Salonen che in due occasioni è stato ospite del “Settembre” lasciando un ricordo indelebile delle sue interpretazioni a Verona. L’orchestra ha puntato, per il dopo-Salonen, su Rouvali rinnovando il suo legame con la Finlandia, terra di grandi direttori d’orchestra.

Per lunedì 19 settembre l’Accademia Filarmonica ha invitato in recital uno dei grandi pianisti del nostro tempo, Mikhail Pletnev. Il pianista russo da diversi anni centellina le sue esibizioni ma ogni volta che torna sul palcoscenico è un avvenimento, un appuntamento con la fantasia interpretativa e l’eleganza del suono. Anche i suoi programmi non sono mai scontati, men che meno questo che alterna musiche dell’ultimo crepuscolare periodo di Johannes Brahms a quelle meno note di Antonin Dvořák , in un ideale dialogo tra due musicisti legati da grande reciproca stima.

Un altro modo originale di comporre un programma viene senz’altro da Leif Ove Andsnes, il pianista direttore che, alla testa della Mahler Chamber Orchestra, giovedì 22 settembre si dedica all’esecuzione di musiche composte nell’arco di un solo anno da Wolfgang Amadeus Mozart, il 1786. In quell’anno di grandissimi risultati creativi ascolteremo i Concerti per pianoforte n. 22 K. 482 e n. 24 K. 491, e al centro della serata la Sinfonia n. 38 “Praga”.

La Barcelona Gipsy balkan Orchestra ci porta per una sera fuori dalle rotte classiche, presentando lunedì 26 settembre il patrimonio musicale gitano, klezmer, bosniaco, serbo, albanese, rumeno, russo e ottomano. Brani che parlano d’amore e libertà, canzoni contro la guerra e canti rivoluzionari. La band è composta da sette musicisti di sei paesi diversi: la voce è dell’incantevole Margherita Abita, proveniente dall’Italia; Stelios Togias, il percussionista viene dalla Grecia; Julien Chanal, il chitarrista, è francese; Ivan Kovacevic, il contrabbassista, arriva dalla Serbia; Dani Carbonell al clarinetto, è spagnolo come il fisarmonicista Fernando Salinas, e Oleksandr Sora è violinista ucraino e si alterna al violinista spagnolo Pere Nolasc Turu.

Si potrebbe intitolare “La metamorfosi dell’eroe” il programma dell’Orchestra Mozart diretta da Daniele Gatti venerdì 30 settembre: il momento più alto della storia della sinfonia rappresentato dalla Sinfonia n. 3 “Eroica” di Beethoven, nata sull’onda dell’ammirazione per Bonaparte e Metamorphosen, l’opera ultima di Richard Strauss, una elegia per soli archi che medita sulle rovine di una civiltà trascinata da una guerra distruttiva. Strauss nel 1945 scriveva questo capolavoro in cui affiora nostalgicamente il tema della marcia funebre dell’Eroica, chiudendo i conti con un’intera epoca. L’Orchestra Mozart è stata fondata da Claudio Abbado, è un’orchestra internazionale con sede a Bologna ed è oggi nelle mani di un degno eroe del compianto maestro, il milanese Daniele Gatti.

La chiusura del festival è affidata alle cure di Jordi Savall, il direttore-violista-filologo catalano che alle soglie degli ottanta anni rivisita il repertorio sinfonico classico con il suo gruppo con strumenti originali Le Concert des Nations. Dopo la recente acclamata integrale discografica delle sinfonie di Beethoven Savall affronta lunedì 3 ottobre i due capolavori sinfonici di Franz Schubert, la Sinfonia n. 8 “Incompiuta” e le Sinfonia n. 9 “La Grande”. Due opere oggi celebri, amatissime, ma che il musicista non ebbe mai occasione di sentire eseguite in vita.

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