Quanto mi ha tormentata la signorina Silvani

Nota al grande pubblico per aver interpretato la signorina Silvani, l’impiegata vamp della serie di Fantozzi, Anna Mazzamauro vanta una prestigiosa carriera artistica con tanti ruoli anche drammatici. L’abbiamo intervistata al Teatro Capitan Bovo di Isola della Scala, prima del suo spettacolo “Nuda e cruda”.

Durante la serata l’artista ha invitato il pubblico a spogliarsi dei ricordi cattivi, degli amori sbagliati, dei tabù del sesso, a liberarsi dalla paura della vecchiaia, ad esibire la propria diversità attraverso le risate. Partendo dalla propria esperienza, Anna Mazzamauro ha parlato della vita e degli esordi cinematografici, prendendo spunto dalla “sua” bruttezza: «C’è un filo sottile che separa la comicità dal dramma: mi piace affrontare l’alternanza e la varietà degli argomenti». La protagonista, con estrema autoironia, si è spogliata interiormente dei complessi, si è liberata dei pregiudizi ricevuti che, proprio a causa della loro forte presenza, hanno reso questo spettacolo una confessione.

Cosa rappresenta per lei il teatro?

«Il teatro è la mia vita, il mio amore. In maniera molto arrogante potrei dirle che io sono il teatro (ride, ndr): sento in maniera talmente profonda che non può essere diversamente. Da quando mi sveglio a quando vado a dormire non faccio altro che pensare a quello che sto facendo, ai prossimi lavori. Soprattutto ai progetti perché mi aiutano a non invecchiare. Esorto tutti ad avere dei progetti: viaggiare, conoscersi, creare qualcosa. Viaggiando molto ho la possibilità di vedere tantissimi teatri meravigliosi: all’italiana, di architettura contemporanea, moderni, familiar-popolari. Questa è una ricchezza preziosa per il nostro Paese. Inoltre è fantastico incontrare persone che amano quest’arte, a prescindere dalla fama o dal risultato».

Qual è tra le tante esperienze artistiche vissute quella che porta maggiormente nel cuore?

«In assoluto, Nannarella, lo spettacolo su Anna Magnani. Non è certo stato un tentativo di imitazione da parte mia ma di interpretazione perché detesto i paragoni. Quella rappresentazione era un incontro, un parallelo tra due donne che casualmente si chiamano allo stesso modo e sono romane. Parlo al presente perché la Magnani è nel nostro cuore e nei nostri ricordi. A volte io diventavo lei, lei diventava me, io la giudicavo, la criticavo e ci accordavamo in una presenza caratteriale forte, selvaggia, autentica. Questo spettacolo ha avuto la regia di Aldo Trionfo. E poi ho amato Cyrano de Bergerac. Sul palco posso essere uomo, donna, transessuale: a me interessa l’anima dei personaggi che interpreto. Cyrano amava, lottava, cercava la libertà, combatteva».

Sul palcoscenico ha la capacità di toccare argomenti di estrema attualità con una forza artistica magistrale…

«Il personaggio in teatro può urlare, piangere, disperarsi. Sul palcoscenico si ha una massima libertà espressiva e questo emoziona davvero. Senza provocare emozione non si può fare teatro».

Cosa rappresenta per lei la Signorina Silvani?

«Una sciocchina profondamente sola! Era emblema della solitudine proprio per la sua stupidità. La Silvani mi ha tormentata per tanti anni e adesso io mi vendico tormentando lei e sbattendola sul palcoscenico».

Un messaggio ai nostri lettori…

«Il teatro è un modo per socializzare, una forma quasi sacra per darsi la mano per avvicinarsi all’altro. Continuate a frequentarlo!».

Anna Mazzamauro e Paolo Villaggio, un amore sempre rimandato?

“È morta anche la mia giovinezza. Fantozzi è stato l’unico uomo che mi abbia veramente amato”. Firmato: Anna Silvani. Nel post che ha scritto il giorno della morte di Paolo Villaggio non ha messo il suo vero cognome, perché, come l’attrice ha rivelato a Peter Gomez in una recente intervista, “non siamo mai diventati amici”, lui era “geniale ma uno snob”.

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