Parona e il suo acquedotto romano
Tra le particolarità della frazione veronese di Parona, c’è sicuramente il suo acquedotto romano: il primo mai costruito a Verona e di cui si possono scorgere le tracce vicino alla galleria della Statale 1. A parlarcene è stato lo storico dell’arte e guida turistica Francesco Castioni.
«Parona, per il fatto che è all’imbocco della Valpolicella e affacciata sull’Adige è un luogo di passaggio per eccellenza. Ma oggi vorrei parlare degli acquedotti di Verona. La città in epoca romana aveva due acquedotti: uno era quello di Parona, che intercettava le fonti nella zona di Arbizzano, e portava l’acqua fino alla chiesetta di Santa Cristina. – ha spiegato Francesco – In quella zona c’era un castello delle acque, una cisterna in cemento che permetteva la raccolta e la decantazione dell’acqua, che poi veniva convogliata verso un’altra struttura per poi essere mandata in città. Questa è una storia incredibilmente affascinante: dove c’era questa cisterna oggi c’è la chiesetta di Santa Cristina da Bolsena. Questa Santa è stata martirizzata e buttata con delle pietre al collo nel lago di Bolsena ed è diventata quindi una protettrice dell’acqua: dunque è strano trovarla lì; avrebbe più senso trovarla affacciata sul lago o sul fiume. Secondo alcuni scavi del 1800, si è trovato che nelle fondamenta della chiesetta c’è l’antico castello delle acque e ancora oggi lì c’è una fonte d’acqua perenne che è la fonte dei lavatori della frazione di Parona».
«Da qui in avanti l’acqua veniva convogliata in un altro acquedotto di cui abbiamo perso completamente le tracce se non per un punto, che è dove la statale che entra Parona trova un piccolo segno, che è l’imbocco dell’acquedotto e la targa a fianco indica la presenza dell’acquedotto datato al terzo secolo dopo Cristo. È una struttura incredibile perchè è stata scavata al buio dagli schiavi e non sappiamo ancora come facevano gli ingegneri romani a determinare come mantenere una pendenza costante. Per complessità costruttiva questo acquedotto non ha pari in Italia se non con quello di Bologna».

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